Fase 2, il virologo Pregliasco: «Vietato sbagliare, è solo un test. Avremo nuovi contagi ma ora siamo più pronti»
di Lorena Loiacono

Fase 2, il virologo Pregliasco: «Vietato sbagliare, è solo un test. Avremo nuovi contagi ma ora siamo più pronti»

L’Italia oggi riapre le attività commerciali e di ristorazione. Come sarà la Fase 2? Risponde Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università di Milano e direttore sanitario dell’Irccs Galeazzi di Milano.

Che cosa accadrà ora?
«Avremo degli effetti positivi e altri, ovviamente, negativi. Dobbiamo mettere in conto anche questi ultimi».

L’aspetto positivo?
«Esiste un’evidente necessità di aprire le attività commerciali, si tratta di una necessità economica e sociale. Le pandemie, oltre all’aspetto medico, hanno questo triste effetto sulla vita delle persone: il disastro sociale. È sempre stato così, pensiamo alla peste. Dobbiamo ripartire, affrontando un rischio calcolato»

Qual è?
«Dobbiamo tenere conto che ci saranno nuovi contagi e, purtroppo, altri decessi. Sarà fondamentale individuare i nuovi focolai e tenerci pronti, meglio di quanto fatto in passato. All’inizio il virus ci ha colti all’improvviso, ora non è così; ne conosciamo abbastanza per essere attrezzati in maniera migliore. Le riaperture serviranno come test».

L’Italia come potrà superare la prova?
«Serve la responsabilizzazione di ognuno di noi e delle persone che tornano a lavoro nel mantenere i corretti comportamenti imparati negli ultimi mesi: si tratta di buon senso e di un’applicazione sartoriale delle indicazioni cucite appositamente per le singole attività lavorative. Poi sarà importante la capacità di reazione del territorio».

Il servizio sanitario?
«Oggi è stato potenziato rispetto a quanto lo fosse a febbraio e può identificare i nuovi casi in modo che i focolai vengano spenti sul nascere. È un punto a nostro favore».

Sedersi al tavolino di un bar che cosa significa oggi?
«Riprendere lentamente quelle abitudini legate alla qualità della vita, ma potrebbe provocare un abbassamento del livello di guardia. Non dobbiamo abituarci al rischio. Ritrovarsi al bar non significa che il virus sia sparito: non dimentichiamocelo mai».

Mi sembra ottimista
«Dobbiamo esserlo. Perché riaprire le attività ci farà capire tante cose del virus, ci aiuterà a studiare i contagi e la validità delle misure messe in campo».

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Ultimo aggiornamento: Lunedì 18 Maggio 2020, 08:41
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