Covid, terapie intensive in affanno. Ricciardi: «Palestre e negozi chiusi nelle regioni con Rt superiore a 1»

Covid, terapie intensive in affanno. Ricciardi: «Palestre e negozi chiusi nelle regioni con Rt superiore a 1»

Anche se gran parte dei nuovi positivi da Covid-19 sono asintomatici, e i dati su ricoveri e malati gravi sembrano sotto controllo, in diverse regioni la tenuta delle terapie intensive è a rischio: è il quadro delineato all'ANSA dal presidente nazionale dell'associazione anestesiti Alessandro Vergallo, secondo cui ad oggi «in dieci Regioni la tenuta delle terapie intensive è particolarmente a rischio, poichè ci si sta avvicinando alla soglia massima fissata dal ministero della Salute del 30% di posti dedicati a malati Covid occupati». 

 

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«Tuttavia, ci troviamo in una situazione di allerta in tutte le Regioni perchè si rischia, nel breve termine, una saturazione dei posti Covid se il trend dei contagi non si modificherà», afferma Vergallo, presidente nazionale dell'Associazione anestesisti rianimatori ospedalieri italiani-emergenza area critica (Aaroi-Emac). Nelle Terapie intensive, avverte, «la pressione sta crescendo e iniziamo a vivere la paura che si possa tornare alla situazione drammatica della prima fase epidemica».

 

LE REGIONI PIU' IN DIFFICOLTA' Grazie al decreto 34/2020 sono aumentati in quasi tutte le Regioni i posti letto di Terapia intensiva (Ti): analizzando quanti di questi posti aggiuntivi sono già occupati da pazienti Covid si evidenzia che una Regione ha già esaurito questa capacità. È l'Abruzzo, che ha saturato il 150% dei posti letto aggiuntivi implementati. Si avvicinano, invece, alla saturazione della capacità massima aggiuntiva Piemonte (83%), Marche (67%), Campania (66%), Toscana (65%) e Sardegna (63%). Le altre Regioni non presentano ad oggi particolari criticità, con tassi di saturazione lontani dal valore massimo. Lo evidenzia il report settimanale dell'Alta Scuola di Economia e Management dei Sistemi Sanitari dell'Università Cattolica, campus di Roma (Altems). Le Ti, al momento, dunque, tengono grazie all'aumento dei posti letto, ma non è però aumentato il numero degli anestesisti.

 

RICCIARDI: "CHIUSURE NELLE REGIONI PIU' A RISCHIO" «Data la situazione molto grave di circolazione del virus, abbiamo indicato chiusure mirate nelle regioni con altissima circolazione del Sars-Cov2 finalizzate a consentire lo svolgimento delle attività scolastiche e produttive», ha spiegato Walter Ricciardi, consigliere del ministro della salute per l'emergenza Covid e ordinario di Igiene generale e applicata alla Facoltà di medicina della Cattolica di Roma. «Le chiusure, nelle zone dove l'indice di contagio è superiore a 1, dovranno riguardare punti di aggregazione come circoli, palestre, ed esercizi commerciali non essenziali. Mentre lo smart working dovrebe diventare la forma ordinaria di lavoro in tutto il Paese. Punto cruciale è la sicurezza nei mezzi di trasporto pubblico e il loro rafforzamento».

 

«Le asl non sono più in grado di tracciare i contagi, quindi la strategia di contenimento del virus non sta funzionando. Questo è dovuto a due fenomeni in atto in molte regioni: il mancato o ritardato rafforzamento dei Dipartimenti di prevenzione (basso numero di medici igienisti a disposizione) e ai migliaia di focolai in atto. La situazione è molto grave, le regioni stanno andando verso la perdita del controllo dei contagi», ha detto Ricciardi all'agenzia ANSA. Che ha aggiunto: «Il contact tracing non sta funzionando nè manualmente, con le interviste ai positivi al virus sui loro contatti, nè tecnologicamente con l'app Immuni».


Ultimo aggiornamento: Venerdì 16 Ottobre 2020, 15:20
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