Omicron 5 è come un'influenza? Bassetti: «In certi casi anche meno». Chi ha preso la 1 è poco protetto

L'utlima variante del Covid, la Omicron 5 o Omicron BA.5, è davvero come un'influenza, come affermato dall'infettivologo Giovanni Di Perri («L'ultima variante non scende quasi mai nei polmoni, viene dal Portogallo dove sta passando senza danni»)? Secondo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, è così, e a volte anche meno di un'influenza. «Fondamentalmente penso che sia così, in alcuni casi anche meno. Abbiamo forme di raffreddore rinforzato, naso che cola e mal di gola. In 3-4 giorni massimo in un vaccinato questa forma si risolve».

 

Covid in risalita, anche ieri oltre 30mila contagi: «Sì alle mascherine»

 

«Siamo di fronte ad una forma simil influenzale, quindi molto contagiosa, ma se osserviamo i dati delle ospedalizzazioni nei Paesi dove BA.5 è già passata non si sono alzati, si è ricoverata pochissima gente», spiega Bassetti all'Adnkronos Salute. «Ci dobbiamo abituare a vedere situazioni come quella che stiamo vivendo oggi, ovvero l'aumento dei contagi, le avremo sempre - rimarca lo specialista - Dopo di che, è utile indicare ogni giorno in Italia chi è positivo ad un tampone? No. Creiamo solo insicurezza. Abbiamo le armi per affrontare questa infezione e dobbiamo guardare avanti».

 

«40% dei vaccinati può infettarsi. Senza isolamento avremmo più morti»

 

Bassetti torna poi su quanto evidenziato dal collega Di Perri: «Noi due lavoriamo in reparto e abbiamo ogni giorno a che fare con il Covid». «Il virus circola e pensando ad ottobre non possiamo mettere la gente in scacco oggi solo per costringerla a vaccinarsi - evidenzia l'infettivologo - Il virus non morde ed è una forma molto simile all'influenza, i vaccini fatti ci coprono dalle forme gravi della malattia. Certi atteggiamenti catastrofisti non vanno bene». 

 

Lopalco: non sappiamo ancora nulla sul Long Covid

 

Non del tutto d'accordo Pier Luigi Lopalco, epidemiologo e docente di igiene all'Università del Salento: «Covid-19 è Covid-19 e influenza è influenza. Non sono uguali. Il carico di malattia e l'impatto sulle strutture sanitarie causato dall'ondata di Omicron lo scorso inverno è stato maggiore di quello causato da una stagione influenzale. In più non conosciamo ancora il carico dovuto al Long Covid. Quindi meglio non confondere le due patologie».

 

Un altro elemento che l'esperto sottolinea è l'importanza, che permane, delle misure di contenimento: «L'influenza è una patologia importante che finalmente abbiamo tenuto sotto controllo grazie ad una maggiore copertura vaccinale e all'uso diffuso di mascherine. Perché mai dovremmo rinunciare a queste misure di controllo?», chiede Lopalco. E per quanto riguarda le spinte a 'normalizzarè anche sulle cautele per le persone positive a Sars-CoV-2, l'epidemiologo chiarisce: «Anche con l'influenza non si va a lavorare. Esiste l'isolamento domiciliare, anche se non formalizzato. Sicuramente con Omicron le regole dell'isolamento dei positivi asintomatici andranno riviste - ammette - ma guai a pensare che un portatore di virus possa liberamente andare in giro a diffonderlo. Non va bene per l'influenza, ancor meno per Covid-19».

 

Minelli: si sta raffreddorizzando grazie a vaccini e guariti

 

È dall'avvento di Omicron che «si continua a discutere di un possibile virus 'raffreddorizzato' e cioè di un virus che, per un suo progressivo adattamento all'uomo, avrebbe generato varianti via via meno virulente», spiega invece all'Adnkronos Salute l'immunologo Mauro Minelli, responsabile per il Sud-Italia della Fondazione per la medicina personalizzata. «Sul versante squisitamente immunologico, mi limito a dire che le difficoltà che il coronavirus sta incontrando e sempre più incontrerà sono legate ad una sinergia straordinaria di dinamiche difensive prodotte dalla vaccinazione e dalle infezioni di persone vaccinate e non vaccinate. Ecco perché procedere al completamento dei programmi di vaccinazione diventa elemento strategico per un controllo definitivo della pandemia».

 

«Sono i dati scientifici provenienti dai focolai attivi nelle diverse aree del mondo a dirci univocamente che la pandemia è ufficialmente entrata in una fase in cui il Sars-CoV-2, con tutte le sue prossime possibili performance, incontrerà ostacoli per lui sempre più difficili da superare - prevede l'immunologo - se non in termini di diffusività, certamente in termini di pericolosità e, dunque, di letalità».

 

Chi ha preso Omicron 1 è poco protetto contro 4 e 5

 

Le persone che si sono infettate negli ultimi mesi con Omicron BA.1, anche se vaccinate, potrebbero essere vulnerabili alle nuove sotto-varianti BA.4, BA.5 e BA.2.12.1. Inoltre, «un vaccino booster derivato da BA.1 potrebbe non fornire una protezione ad ampio spettro contro le nuove varianti di Omicron». È la conclusione a cui sono giunti ricercatori cinesi coordinati dall'università di Pechino in uno studio pubblicato su Nature.

 

La ricerca ha studiato l'evoluzione genetica a cui è andata incontro la variante Omicron negli ultimi mesi, indagando le mutazioni specifiche di ciascuna sotto-variante e il mondo in cui gli anticorpi sviluppati in seguito alla vaccinazione o a precedenti infezioni fossero in grado di riconoscerle. BA.4, BA.5 e BA.2.12.1, spiegano i ricercatori, hanno molte affinità con la sotto-variante BA.2. Tuttavia, a differenza di questa, le mutazioni accumulate dalle nuove sotto-varianti hanno conferito loro una maggiore capacità di eludere la risposta immunitaria sviluppata dopo un'infezione da BA.1, anche in chi ha fatto tre dosi di vaccino.

 

«Questo fenomeno - scrivono - mette in seria discussione l'idea di un'immunità di gregge ottenuta attraverso la vaccinazione contro il virus originario e l'infezione da BA.1 e BA.2». Un'ipotesi che sembrava, almeno temporaneamente, plausibile vista l'alta copertura vaccinale raggiunta in molti Paesi affiancata agli alti tassi di infezione dovute a Omicron.


Ultimo aggiornamento: Martedì 21 Giugno 2022, 10:28
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