Covid, ci si può reinfettare? Ecco tutti i 23 casi accertati nel mondo (nessuno in Italia)
di Domenico Zurlo

Covid, ci si può reinfettare? Ecco tutti i 23 casi accertati nel mondo (nessuno in Italia)

Se si guarisce dal coronavirus, ci si può reinfettare? È la domanda che in tanti si fanno ormai da mesi, da quando è scoppiata la pandemia di Covid-19, e che per ora è ancora lontana dall'avere una risposta. I casi di reinfezione finora documentati nel mondo sono 23, in otto Paesi diversi: il più recente in Spagna ieri, un uomo di 62 anni reinfettato quasi cinque mesi dopo, e con sintomi seri (al contrario della prima infezione).

 

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I Paesi in cui ci sono stati quei casi sono appunto Spagna, Olanda, Belgio, Qatar, Usa, India, Ecuador e Hong Kong, dove lo scorso 24 agosto venne registrato il primo caso di reinfezione, un 33enne asintomatico. Tra questi c’è anche un decesso, un’anziana di 89 anni con patologie pregresse che è morta lo scorso 12 ottobre in Olanda. Nessun caso di reinfezione è stato rilevato finora invece in Italia. 

 

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Come spiega una precisa tabella pubblicata dall’agenzia di stampa internazionale BNO News, i casi sono 23, con un decesso, e la media del periodo tra un’infezione e l’altra è di 72 giorni (si va da un minimo di 12 giorni per una 60enne olandese, ad un massimo di 143 giorni per un trentenne belga a fine settembre). Nel 78% dei casi si è sintomatici alla prima infezione, percentuale che sale all’83% nella ricaduta. L’età dei reinfetti è varia, ma in maggioranza si tratta di giovani: solo in sei casi il paziente ha più di 60 anni.

 

BURIONI: IMMUNITA' DI GREGGE NON FUNZIONA Dell'argomento ha parlato anche Roberto Burioni, in un articolo pubblicato su MedicalFacts che riprende un editoriale pubblicato su Lancet: «I casi di reinfezioni, circa 20 quelli ben documentati, dicono che non possiamo affidarci all'immunità acquisita tramite l'infezione naturale per ottenere l'immunità di gregge. Questa strategia non solo causerebbe la morte di molte persone, ma neppure funzionerebbe. L'ottenimento dell'immunità di gregge richiede vaccini sicuri ed efficaci e una vaccinazione diffusa della popolazione», le sue parole.

 

Burioni, nella sua riflessione, parte da una domanda: chi è guarito può essere di nuovo infettato da Sars-Cov-2? Per rispondere ricorda che questo è il quesito che «tutti si fanno da mesi nella speranza che l'immunità di gregge potesse essere la soluzione alla pandemia», sottolinea lo scienziato «ma i dati sembrano dirci altro». «Prima di tutto dobbiamo considerare che le reinfezioni asintomatiche potrebbero essere più frequenti (le vedremmo solo durante screening casuali), e quindi la protezione clinica fornita dalla prima infezione potrebbe essere molto più solida di quello che ci sembra. Su questo dobbiamo continuare a fare ricerca», prosegue Burioni.

 

«I test per la rilevazione degli anticorpi non sono standardizzati, e anche in questo caso non possiamo sapere se i pazienti reinfettati avevano o meno gli anticorpi che in generale sono correlati alla protezione dalle infezioni virali (e che sono indotti dai vaccini in via di sperimentazione), ovvero quelli capaci di neutralizzare il virus. Pure su questo argomento ne sapremo di più con il tempo». Ma i pazienti reinfettati sono contagiosi? «Capirlo è molto difficile (bisogna quantificare il virus infettivo e per farlo è indispensabile un laboratorio in cui si possa lavorare in condizioni di altissima sicurezza), ma almeno in qualche caso è ragionevole pensare che i reinfettati possano essere stati infettivi», conclude il virologo. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 15 Ottobre 2020, 18:42
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