Coronavirus, il chirurgo italiano che ha lottato contro l'ebola: «L'emergenza durerà ancora mesi»
di Enrico Chillè

Coronavirus, il chirurgo italiano che ha lottato contro l'ebola: «L'emergenza durerà ancora mesi»

Paolo Setti Carraro, chirurgo di guerra italiano e fratello di Emanuela, la seconda moglie del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa che insieme al marito fu uccisa dalla mafia nel 1982, è uno che di malattie virali se ne intende. Questo medico italiano, infatti, qualche anno fa è stato in prima linea a fronteggiare l'emergenza ebola in Africa. E sul coronavirus fa una stima poco piacevole: «Temo che durerà ancora mesi, non dobbiamo illuderci».

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Paolo Setti Carraro, che ha lavorato come volontario per Emergency e Medici senza frontiere, per diversi anni ha lavorato in zone di guerra, come l'Afghanistan, il Sud Sudan, la Sierra Leone, l'Iraq, Haiti, lo Yemen, la Striscia di Gaza e, più recentemente, in aree dell'Africa flagellate dall'ebola. Il medico-chirurgo, in un'intervista al Corriere della Sera, ha spiegato: «Penso sia sbagliato farci illudere dai cali dei contagi, i divieti devono durare. Il peggio non è ancora passato: il numero reale dei contagiati è tre o quattro volte superiore dei casi accertati. Forse, e dico forse, riusciremo a spegnere i focolai solo a giugno. I divieti devono durare, non possiamo abbassare la guardia. Anche con l'ebola, in Sierra Leone, ci si era illusi di aver spento i focolai, invece pochi mesi dopo la situazione si era di nuovo aggravata».

Sulla base della vasta esperienza personale, Paolo Setti Carraro suggerisce di puntare tutto sulla prevenzione per fronteggiare il coronavirus. «Servirebbero controlli su tutte le persone, sintomatiche e asintomatiche, che hanno parenti ricoverati. Servirebbe un monitoraggio costante, con telefonate ogni giorno ed eventualmente sostegno psicologico. Questa gigantesca crisi ci sta già fornendo spunti di riflessione importanti» - spiega il chirurgo di guerra - «La nostra sanità è una delle migliori al mondo: poche nazioni, come ad esempio il Giappone, possono vantare numeri di sopravvivenza ai tumori simili ai nostri. Quello che manca in Italia, come in tutta Europa, è una vera politica di medicina sociale, di formazione culturale e di promozione di stili di vita corretti».

Sei anni fa, Paolo Setti Carraro era stato nelle zone dell'Africa più martoriate dall'emergenza ebola e spiega: «Quello che è accaduto in Congo può insegnarci molto. Lì è stata affrontata una gravissima crisi, in un contesto terribile, con 47 bande armate dei signori della guerra che distruggevano i centri medici e uccidevano i dottori. L'emergenza è stata affrontata con decisione e coesione, grazie a tanti medici in prima linea, spesso giovani africani e non i soliti occidentali gradassi pronti a insegnare tutto a tutti. In quelle terra ho visto comportamenti disciplinati, virtuosi e responsabili». Il timore di Paolo Setti Carraro, d'altronde, è che in Italia venga abbassata la guardia di fronte ai primi dati incoraggianti: «Questo virus non è un'influenza stagionale che passa con il caldo. Voglio vedere cosa accadrà qui a Pasqua, nelle spiagge e sulle montagne, ma ovviamente spero di essere smentito».
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Marzo 2020, 12:11
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