Coronavirus, Burioni da Fazio: «Forse non siamo pronti per la fase 2». La replica di Arcuri: «Ora siamo più preparati»

di Enrico Chillè
Coronavirus, alla vigilia della fase 2 a Che tempo che fa si discute sulle riaperture. Roberto Burioni, ormai ospite fisso in studio di Fabio Fazio, ha infatti avanzato dei dubbi: «Non so se siamo pronti a riaprire e a dare il via ad una nuova fase».

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«Per ripartire è essenziale rispettare i protocolli di sicurezza, ma siamo davvero sicuri che siamo pronti a fare tamponi in modo tempestivo ai 4 milioni di lavoratori che domani riprenderanno le loro attività? E siamo sicuri che tutti gli operatori sanitari avranno dpi adeguati?» - ha spiegato Roberto Burioni - «Un altro problema è il traccidamento dei contatti delle persone positive e la necessità di imporre l'isolamento in tempi adeguati, la tempestività è tutto e forse anche in questa fase dovremo fare affidamento ai sacrifici e alla responsabilità dei cittadini».

A Roberto Burioni ha risposto Domenico Arcuri, commissario straordinario del Governo per l'emergenza. In videocollegamento, Arcuri ha spiegato: «Stiamo per iniziare il secondo tempo di una partita di cui non conosciamo ancora la durata. Abbiamo il doppio dei ricoverati in terapia intensiva rispetto al primo giorno di lockdown, ma siamo più pronti perché abbiamo aumentato i posti e creato ospedali e reparti Covid in tutta Italia. I dati sono confortanti: nel momento peggiore una persona positiva ne infettava altre tre o quattro, oggi l'indice di contagio oscilla tra 0,5 e 0,7. Abbiamo già messo a disposizione 3,7 milioni di tamponi, nelle prossime settimane ne arriveranno altri 5 milioni. Lo facciamo chiedendo una responsabilità straordinaria a tutti i nostri cittadini, che l'hanno dimostrata in tutte queste settimane. Igiene, distanziamento ed evitare assembramenti, ma non basta, servono altre tre cose: le mascherine, i tamponi e i test sierologici, oltre al tracciamento». Domenico Arcuri parla poi delle mascherine chirurgiche e non rinuncia a ribadire la propria posizione: «Non si può speculare sulla salute, capisco le esigenze di produttori e rivenditori ma ricordo che prima dell'emergenza una mascherina veniva venduta a 10 centesimi al pezzo, noi abbiamo fissato un limite massimo pari a 5 volte quella cifra».
Ultimo aggiornamento: Domenica 3 Maggio 2020, 22:25
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