«Gli asintomatici raramente contagiano il coronavirus», i dati dell'Oms ribaltano le precedenti teorie

Gli asintomatici trasmetterebbero solo raramente il coronavirus. A rivelarlo è l'Organizzazione Mondiale della Sanità. Secondo l'epidemiologa Maria Van Kerkhove, responsabile tecnico dell'OMS per la risposta al coronavirus e a capo della task force per le malattie emergenti e le zoonosi, infatti, i pazienti che non mostrano sintomi avrebbero una carica virale così bassa da non rappresentare quasi un rischio.

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Questa affermazione smentisce il parere di molti scienziati che fino ad oggi hanno visto gli asintomatici quasi come uno dei problemi più importati della pandemia per la diffusione del virus. La scienziata ha spiegato che sta ricevendo diverse segnalazioni dai Paesi che stanno tracciando il numero dei positivi in modo certosino e proprio dai dati sarebbe emersa la rarità del contagio da parte degli asintomatici.

Pare quindi che il vero rischio non siano gli asintomatici, ma i pre-sintomatici, ovvero persone che manifestano sintomi, anche violenti della malattia, che possono infettare durante il periodo di incubazione, quando cioè sono già infetti ma non manifesti. La capacità di infettare di questi soggetti partirebbe da 2 a 3 giorni prima della comparsa dei primi sintomi. L'epidemiologa ricorda inoltre che molti dei pazienti che si considerano asintomatici sono in realtà paucisintomatici, ovvero con sintomi lievi o atipici.

Si tratta ovviamente ancora solo di ipotesi e gli studi sul virus sono ancora troppo pochi per definirlo in modo corretto e preciso, ma questo potrebbe essere un passo in avanti nella cura e nella limitazione dei contagi.
Ultimo aggiornamento: Martedì 9 Giugno 2020, 13:05
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