Alzheimer, malati a casa: ora l'assistente è un robot

di Mario Fabbroni
Caterina osserva da lontano Maria: la donna sembra spenta, forse è il caso di tirarle un po' su il morale con una partita a carte oppure con la sua fiction preferita. Così Caterina si mette in moto sulle sue velocissime ruote, si avvicina a Maria e le dice: Ti sfido a scopa, stavolta vinco io...

Maria è una signora di 68 anni affetta da Alzheimer, Caterina - almeno così dice quando viene interrogata - è un'assistente robot «piccolina, di appena 5 anni». Anzi, una robot: pensa come una persona di sesso femminile, perciò è la più adatta a svolgere la funzione di addetta al monitoraggio e all'assistenza domiciliare ai malati di Alzheimer. E viene guidata da un pool di agguerrite scienziate. Quattro donne per quattro robot.
Non siamo sul set di un film di fantascienza ma all'interno del Prisco Lab della città universitaria di Monte Sant'Angelo della Federico II di Napoli, a due passi dallo stadio San Paolo di Fuorigrotta che ha visto le gesta di Maradona. E una sciarpa azzurra c'è pure in questo luogo dell'eccellenza diretto dal tifosissimo professor Bruno Siciliano, il cui team di ricercatori dà vita all'intelligenza artificiale per renderla più umana possibile.



Caterina si chiama proprio come la domestica robot tuttofare del famoso film di Alberto Sordi Io e Caterina. Rappresenta oramai una umanoide pronta all'uso: «Tra pochi giorni, 40 ammalati riceveranno a casa la loro assistente personale - annuncia infatti Silvia Rossi, 41 anni, che per l'università Federico II lavora a progetti di Robotica Intelligente e a Sistemi Cognitivi Avanzati -. Le nostre Caterine saranno collocate sul territorio per monitorare patologia e cura dei pazienti prescelti, ma soprattutto sono programmate per essere il coinquilino perfetto. Il rapporto tra anziani e robot si basa sulla loro empatia». E qui entra in scena Gabriella Santangelo, 39 anni, professore associato presso l'università della Campania Luigi Vanvitelli, specializzata in Neuropsicologia: «Per accettare una robot in casa, i pazienti devono ricevere più di un'assistente che, come una sveglia, ricorda quando prendere le medicine. Quindi Caterina deve conoscere a menadito le loro abitudini ed essere di aiuto oltre che di compagnia».

Anche se farà la spia nel caso si accorga che qualcosa non va dal punto di vista medico, Caterina non sarà invadente: «In casa non entrerà per esempio in camera da letto, in cucina o in bagno, a meno che non rilevi un'emergenza», spiega Claudia Di Napoli, 53 anni, ricercatrice presso l'istituto di Calcolo e Reti ad Alta Prestazione del Cnr. Mentre Ëlena Salvatore, esperta in Neuroscienze della Federico II, chiarisce che non sarà una specie di Truman Show: «Niente telecamere nascoste, sarà tutto vero». Tanto che le Regioni Emilia e Friuli hanno già chiesto Caterina per offrire l'assistenza domiciliare e sanitaria del futuro.
Mercoledì 30 Gennaio 2019, 05:01
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