Virus respiratorio nei neonati, Burioni: «Pericolo non indifferente. Non c'è ancora un vaccino»

Virus respiratorio nei neonati, Burioni: «Pericolo non indifferente. Non c'è ancora un vaccino»

I segni dell’infezione sono: affanno e respiro superficiale, aumento della frequenza respiratoria

«Tutti gli anni in autunno arriva il virus respiratorio sinciziale (Rsv) che riempie i reparti di pediatria e costituisce un pericolo non indifferente per i bambini più deboli. Purtroppo contro questo virus (scoperto negli anni '50) non abbiamo ancora un vaccino efficace». È quanto dichiara il virologo Roberto Burioni, docente dell'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che aggiunge: «Negli anni '60 fu messo a punto un vaccino contro il virus respiratorio sinciziale (Rsv). Purtroppo non solo non si dimostrò efficace, ma fu chiaro che i vaccinati contraevano la malattia in maniera più grave. La strada che conduce a un vaccino è sempre in salita».

 

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Sembra che nel 2021, il virus respiratorio sinciziale nei neonati (Rsv) sia arrivato prima del solito, vista la mole di casi, di cui molti anche gravi: «L’allentamento delle misure anti-Covid - lavaggio delle mani, uso delle mascherine - associato al rientro a scuola dei bambini più grandi ha notevolmente favorito la diffusione del virus respiratorio sinciziale, che si è presentato con anticipo rispetto al periodo abituale (dicembre-gennaio), ed effettivamente sembra si stiano registrando anche casi più gravi, ma non abbiamo ancora dati puntuali». Questo è quanto spiegato all'Adnkronos Salute da Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria (Sip) che ha commentato l'allarme per i molti ricoveri nei reparti pediatrici e nelle terapie intensive di neonati e bebè con bronchioliti e polmoniti causate dal virus.

«Lo scorso anno, le misure anti-Covid hanno limitato la circolazione del virus. Ma questo ha verosimilmente ridotto anche la risposta anticorpale nei confronti del patogeno» ha aggiunto la pediatra. «Il virus respiratorio sinciziale è molto comune e circola tra la popolazione adulta e tra i bambini più grandi dando, nella maggior parte dei casi, sintomi respiratori lievi, quali quelli di un banale 'raffreddore' (rinofaringite, tosse, talvolta febbre). Gli adulti e i bambini grandi rappresentano un veicolo di trasmissione per i bambini più piccoli. I segni dell’infezione - puntualizza -, soprattutto primi mesi di vita, sono quelli di una difficoltà respiratoria (affanno e respiro superficiale, aumento della frequenza respiratoria, rientramenti sottocostali). Per quanto riguarda la prevenzione, sono valide tutte le precauzioni standard quali il lavaggio delle mani, il monouso dei fazzoletti da buttare sempre nella spazzatura, le mascherine (da indossare se si è raffreddati e si deve accudire un bambino piccolo), e soprattutto il distanziamento se c’è un fratellino più grande malato».

Sull'argomento è intervenuto anche Luigi Orfeo, presidente della Società italiana di Neonatologia (Sin) e direttore della Terapia intensiva neonatale dell'ospedale Fatebenefratelli Isola Tiberina di Roma. «Ci siamo allarmati perché di solito questa tipologia di virus respiratorio arriva a metà novembre per prolungarsi fino a febbraio, e in alcuni casi di neonati prematuri si può attivare una profilassi con un anticorpo monoclonale. L'arrivo anticipato del virus sta facendo ammalare questi bimbi prematuri per i quali sarebbe stato possibile fare la terapia 'preventiva'».

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 27 Ottobre 2021, 19:03
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