Tintarella post Covid: rischi in aumento sulla pelle non "allenata". L'esperto: «Integratori e creme ad hoc»
di Valeria Arnaldi

Abbronzatura post Covid: rischi in aumento sulla pelle non "allenata". L'esperto: «Integratori e creme ad hoc»

Prime giornate al sole. Dopo la primavera, in gran parte trascorsa in casa per il lockdown, ora la pelle si trova esposta ai raggi solari, senza quella sorta di “allenamento” graduale assicurato dalla mezza stagione. I rischi per l’esposizione, dunque, aumentano, anche perché l’entusiasmo legato al ritorno all’aperto e al mare rischia di abbassare l’attenzione. Si va dall’eritema - pelle arrossata, sensibile al tatto, con bolle ed esfoliazione - alle macchie solari, più o meno scure, legate ad alterazioni nella produzione di melanina, dal fotoinvecchiamento, che si manifesta con rughe più estese e profonde, a ustioni di primo e secondo grado. Ancora, ipercheratosi, ossia ispessimenti cutanei. Poi, le ustioni. Si può arrivare anche ai tumori cutanei, il tipo più diffuso. 

Il fototipo più a rischio è quello con carnagione chiara o molto chiara, ma il pericolo c’è per tutti. Tra fattori di rischio non modificabili, indicati dall’Airc, «avere la pelle molto chiara, un’età avanzata ed essere uomini». Ai pericoli associati alla stagione, si aggiungono quelli determinati, in questo periodo dall’uso della mascherine, a causa delle temperature più alte. Lancia l’allarme Aideco - Associazione Italiana Dermatologia e Cosmetologia: l’uso prolungato crea un incremento di umidità, con conseguente possibile aumento di sebo e sudore, terreno ottimale per la proliferazione di batteri e funghi, con ciò che tutto questo può comportare in termini di «comparsa di imperfezioni, infiammazioni e sfoghi cutanei» oltre ad arrossamenti e irritazioni. 

Largo dunque a protezione solare per le parti del corpo esposte ma anche per quelle non esposte, sotto la mascherina. Particolare attenzione va dedicata, quest’estate, pure alle mani: i guanti usati come protezione, con il caldo, rischiano di favorire screpolature e disidratazione. Il sole comunque non va demonizzato: favorisce l’assimilazione della vitamina D. E fa bene all’umore.
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IL PARERE DELL'ESPERTO

Dottor Andrea Paro Vidolin, Responsabile Centro di Fotodermatologia e Cura della Vitiligine, Ospedale Israelitico Roma, come ci si protegge dal sole post-lockdown? 
«Bisogna usare le creme, secondo il proprio fototipo. All’ospedale israelitico abbiamo un simulatore solare, che permette di fare il check up del fototipo. Il test può essere fatto sia da chi ha fotodermatosi, sia da chi vuole più informazioni sul tipo di schermo solare da utilizzare. Il simulatore si può impiegare pure per definire i dosaggi della fototerapia per psoriasi e vitiligine. In generale, ciascuna crema solare va applicata almeno ogni ora, anche se water resistant. Si tende a metterne poca, se ne devono usare almeno due milligrammi su centimetro quadrato». 



Aiuti possono venire dagli integratori? 
«Sì, in Italia si usano poco, ma la quantità corretta di vitamine non si riesce ad assumere solo con i cibi. Possono aiutare a contrastare il fotoinvecchiamento».

Il luogo dell’esposizione incide? 
«Acqua e sabbia riflettono i raggi, pure il cemento. Serve la protezione. In barca deve essere più forte. In Italia, si può usare quella abituale, in mete esotiche deve essere più alta»
Ultimo aggiornamento: Venerdì 26 Giugno 2020, 08:25
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