Tracciamenti boicottati, allarme Asl: «I positivi mentono per non saltare le vacanze»
di Francesco Malfetano

Tracciamenti boicottati, allarme Asl: «I positivi mentono per non saltare le vacanze». Giovani nel mirino

«Il vero baluardo contro il Covid», «unica via per controllare i contagi» e «strumento fondamentale per limitare la variante Delta». Il tracciamento è il grande protagonista - o forse il grande assente per come stanno andando le cose - della lotta al SarsCov2. Imprescindibile per provare ad evitare nuove strette come dichiarato a più riprese dal ministro Speranza, dal premier Draghi o dal commissario Figliuolo, in realtà il contact tracing è poco più di un miraggio in tutta la Penisola. Al punto che negli ultimi 7 giorni, nonostante l'impennata dei casi, è sceso al 31% dal 32,6%.

Tracciamento, i giovani "non ricordano"

 

Da qualche settimana però a limitarlo non c'è più solo l'azione insufficiente della nostra Sanità (locale e nazionale), ma anche la reticenza di coloro che risultano positivi. Le Asl romane ad esempio, segnalano una maggiore difficoltà nel ricostruire i contatti dei positivi da quando i casi riguardano soprattutto i più giovani.

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«Il più delle volte sono ragazzini non vaccinati che non ricordano dove sono andati - spiegano i sanitari - non dicono con chi si trovavano per evitare l'isolamento agli amici oppure mentono, e bisogna convincerli». Non è però di una peculiarità tutta romana, anzi. Gli esperti del Nucleo epidemiologico regionale dell'Umbria ad esempio segnalano di «Star incontrando problemi ad ottenere i contatti da parte dei positivi» spiega Carla Bietta, epidemiologa nel team degli esperti della Regione Umbria. «Una sorta di omertà che complica il lavoro di tracciamento e non ci fa isolare in modo efficace coloro che sono stati a contatto con i positivi».

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LE DIFFICOLTÀ
Tornando nel Lazio, la situazione è molto simile anche in provincia di Latina. «Facciamo molta più difficoltà rispetto al passato nel lavoro di tracciamento dei contatti. I giovani, che sono la quasi totalità dei nostri nuovi contagiati, non forniscono informazioni precise e ci stanno mettendo in crisi» dice Antonio Sabatucci, responsabile del dipartimento di prevenzione della Asl di Latina. «Stiamo perdendo molto tempo che non abbiamo».
Anche nelle Marche le difficoltà sono più o meno le stesse nonostante i contagi siano ampiamente sotto controllo. «Spesso le persone rispondono non fornendo informazioni complete - dice Alberto Tibaldi, responsabile regionale della prevenzione dell'Asl - Più della paura di essere l'untore della situazione, la questione è legata al timore di restare bloccati».

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Ovvero di dover trascorrere un periodo in isolamento e finire col rinunciare alle vacanze.
Non solo, come fanno notare diversi tecnici delle aziende sanitarie locali, i timori sono legati anche ad un meccanismo (complicato a dire il vero) che obbliga - potenzialmente - a restare più in isolamento se si risulta infettati dalla variante Delta piuttosto che dalla Alfa. Come stabilito da una circolare del ministero della Salute risalente alla fine di maggio, tra le due mutazioni cambiano le modalità con cui è possibile sospendere l'isolamento. Innanzitutto se si risulta positivi alla variante Alfa (ex inglese) dopo i canonici dieci giorni di quarantena la si può sospendere anche ricorrendo al tampone antigenico, mentre per la Delta è necessario il tampone molecolare. Inoltre, per i positivi a lungo termine, se non ci si negativizza 21 giorni dopo aver contratto la Alfa si può comunque terminare la quarantena a patto di non aver avuto sintomi per 7 giorni. Per la Delta questo è impossibile: l'isolamento termina solo con un tampone molecolare negativo. Un fattore che, spiegano dalle Asl, «spinge le persone a nascondere contagi, contatti e spostamenti».

 


 


Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Luglio 2021, 13:56
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