Coronavirus, il broncopneumologo: «Il freddo di questi giorni non aiuta, attenzione ai nuovi focolai»

di Raffaella Troili
Dottor Galluccio, direttore di Broncopneumologia ed endoscopia toracica del San Camillo, il virus marcia a Roma e nel Lazio. Siamo preparati, si sta facendo tutto il possibile?
«Vedo una progressione costante, non velocissima, la percentuale di incremento è intorno al 10 % in media. Insomma, cresce, ma in certi limiti. Bisogna stare attenti ai focolari, rsa, conventi e case di riposo».

La situazione è seria ma il sistema finora tiene.
«Ci sono i malati e li stiamo affrontando, ma l'ansia dei posti letto per fortuna no. Perché c'è stato un incremento di posti da parte di tutti, e si cominciano ad avere anche dei guariti e va bene, compensiamo le perdite, se la crescita resta dolce non esponenziale siamo in grado di fronteggiarla».

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La macchina si è messa in moto per tempo.
«Tutti ci stiamo dando da fare, tanti giovani pneumologi si sono rimboccati le maniche, le aziende, tutte, hanno visto una grande partecipazione da parte dei medici, i primi poi ad ammalarsi. Malati abbandonati che si possono ricoverare non ce ne dovremmo avere».

Resta oggi impietoso il dato dei decessi.
«Riguarda una fetta di pazienti cosiddetti a rischio, anziani, malati che se radunati assieme possono creare una strage e casi sporadici in cui a morire sono anche giovani e sani».

Si sta facendo tutto il necessario?
«L'isolamento sociale permette di non far decollare la malattia. Permette al sistema sanitario di tamponare. La pandemia si è molto diffusa sul territorio ed è esplosa come la punta di un iceberg».

Che intende?
«I morti sono l'espressione di un contagio partito da lontano, prima che corressimo ai ripari. L'infezione ha un decorso lento e silenzioso».

Oltre all'isolamento e ai farmaci antivirali altre soluzioni per ora non ce ne sono...
«Soluzioni ne avremo quando ci saranno i farmaci o il vaccino».

Pensa che il clima mite, l'arrivo della stagione calda possa aiutare a debellare il virus?
«I colleghi cinesi, anche alla luce di quanto riscontrato con la Sars, attribuiscono un certo valore alla stagionalità, dunque con maggio dovrebbe calmarsi l'aggressività della malattia, del resto il freddo intenso di questi giorni spaventa di più, è chiaro che il clima il suo ruolo ce l'ha nelle malattie».

Ha visto quanti medici sono in prima linea con orgoglio e senza paura?
«Per anni nell'assistenza sanitaria c'è stato uno sbilanciamento verso certi tipi di patologie magari più vantaggiose, ma ci sono branche come la pneumologia che hanno ruoli sociali importati, ora tutti si sono rimboccati le maniche, ma i numeri erano sbilanciati».

In che senso?
«I giovani pneumologi, pochi, si sono rimboccati le maniche, veri piccoli miracoli, disponibili, h24, ho visto personale che ha chiesto espressamente di andare a combattere al fronte. Eppure l'ospedale è il posto dove il rischio di infettarsi è massimo, dopo ore ed ore a fianco ai malati, anche con mascherine e guanti».

Quali sono le sue previsioni?
«Non stiamo andando male, perché la progressione è dolce. La grande crisi avuta al Nord c'è stata perché sono stati sovrastati, erano in 5 a ventilare 40 malati. Noi finora abbiamo avuto il tempo di organizzarci, certo ora speriamo che il virus si fermi e piano piano scenda».
Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Marzo 2020, 13:31
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