Roma, Carolina Marconi e Samantha de Grenet al Bra Day 2021: «Asciugate le lacrime e combattete il tumore»

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di Francesca Nunberg

«Cercavo un figlio e non avevo tempo per il tumore. Ma quando ho visto il terrore negli occhi del mio compagno, ho capito che dovevo accettare l’inaccettabile, asciugarmi le lacrime e combattere», dice Carolina Marconi, l’attrice e showgirl venezuelana, 43 anni, ex Grande Fratello.

«Io ho deciso di parlare del mio problema solo dopo un anno - aggiunge Samantha de Grenet, 50 anni, conduttrice tv - Non volevo che arrivasse solo un messaggio di dolore e di incertezza alle altre donne. Quando mi hanno dato la notizia ho pensato: ce la farò? mio figlio dovrà vivere senza di me? Dopo l’intervento ti guardi allo specchio e non ti riconosci, ma adesso sono passati tre anni e ne sono quasi uscita, anche se dovrò continuare a prendere il farmaco per 2 o forse per 7 anni ancora». Carolina e Samantha hanno parlato a nome di tutte le donne, e in Italia sono 53 mila ogni anno, colpite dal cancro alla mammella, in occasione del Bra Day 2021, la giornata mondiale dedicata al delicato tema della ricostruzione mammaria dopo un intervento di mastectomia per tumore.

 

 

A Roma l’incontro è stato organizzato nella Sala MediCinema dalla Fondazione Policlinico Gemelli. «Il nostro obiettivo è quello di garantire a tutte le donne la possibilità di accedere alla ricostruzione mammaria immediata, come previsto dalle linee guida, ma non dai rimborsi regionali – ha spiegato Marzia Salgarello, Direttore UOC Chirurgia Plastica - È una battaglia, scientifica e di umanità che portiamo avanti da tempo e che non può più aspettare. Finora sono stati gli ospedali a sostenere i costi della ricostruzione effettuata contestualmente all’intervento di mastectomia, ma questo crea evidenti problemi di sostenibilità, soprattutto in strutture come la nostra che la offrono al 90% almeno delle donne candidabili alla ricostruzione “in tempo unico”. La ricostruzione è il nostro standard di cura, le tecniche sono tante e ogni paziente decide con noi quale è la migliore per lei». «Il tumore è un male che terrorizza - ha detto Rocco Bellantone, preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Cattolica Campus di Roma - ma oggi viene curato e l’importante è che la donna riesca a mantenere la qualità della propria persona inalterata». E ancora: «La salute di una donna è spesso la salute di una famiglia», ha aggiunto Giovanni Scambia, direttore scientifico della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli IRCCS.

In tanti sono intervenuti all’incontro per fare il punto sulla situazione dopo il Covid. A fronte del dramma delle migliaia di screening mammografici persi con relative conseguenze (tumori della mammella diagnosticati in fase tardiva) sul fronte delle ricostruzioni le cose sono andate un po’ meglio. «Rispetto ad altri Paesi, come l’Olanda e la Gran Bretagna, che hanno proprio chiuso con le ricostruzioni - ha aggiunto Marzia Salgarello - limitandosi a fare le mastectomie, in Italia il Covid ha ridotto di appena il 5% gli interventi di ricostruzione mammaria, determinando addirittura un aumento del 15% di quelle in tempo unico, cioè effettuate subito dopo la mastectomia. Insomma, almeno per una volta, il Covid ha aperto la strada a un miglioramento». Come ha spiegato la professoressa, le ricostruzioni immediate in Italia sono frenate da un criterio economico. In caso di ricostruzione in tempo unico, cioè nella stessa seduta operatoria della mastectomia, le Regioni rimborsano solo la mastectomia; i costi della ricostruzione sono a totale carico dell’ospedale. Grazie all’interessamento di Michela Di Biase, consigliere regionale Lazio della Commissione Sanità, la Regione Lazio, prima in assoluto in Italia, qualche tempo fa aveva mostrato un'apertura verso questa soluzione, ma la dichiarazione di intenti non ha avuto seguito applicativo. «La legge è stata fatta - ha detto Di Biase - mi impegno a monitorare che vada a buon fine». 

Durante la pandemia le donne hanno continuato ad ammalarsi e le paure e i dubbi sono aumentati. Molte si sono confidate con le specialiste aderenti al progetto “Donna x Donna”, iniziativa di sensibilizzazione sulla ricostruzione mammaria dopo il tumore coordinata dall’associazione Beautiful After Breast Cancer Italia Onlus che riunisce 75 specialiste in chirurgia plastica, chirurgia senologica e psico-oncologia. E i quesiti più frequenti sono stati raccolti in una brochure (scaricabile da beautifulafterbreastcancer.it) che risponde alle domande più frequenti. E quindi, per fare qualche esempio: “Dopo il tumore e la mastectomia ci mancava il Covid. Sono ansiosa, temo di contagiarmi e non voglio tornare in ospedale per la ricostruzione del seno”. “Ho già subito più operazioni e terapie, non voglio anche vaccinarmi”. “Il vaccino mi ha provocato un ingrossamento dei linfonodi ascellari, che significa?”. “Devo fare la terza dose o l’anti-influenzale?”. “Tutto quello che è successo a causa del Covid mi fa pensare che ritornare in ospedale per la ricostruzione del seno, che è un mio capriccio, sia inopportuno”.


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 20 Ottobre 2021, 16:12
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