Virus, studio canadese: «Nessuna influenza del caldo sull'epidemia». In Amazzonia boom di contagi

L'ipotesi che l'aumento della temperatura esterna possa rallentare il coronavirus è stata avanzata nelle scorse settimane da diversi ricercatori e per verificare questa possibilità gli studiosi hanno analizzato i dati di 144 aree in diversi paesi, per un totale di oltre 375mila casi. Il risultato è che la temperatura e la latitudine non sembrano avere un'influenza sulla diffusione del Covid-19, mentre la chiusura delle scuole e le altre misure di distanziamento sono quelle più efficaci a limitare il contagio.

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Lo afferma uno studio dell'Università di Toronto pubblicato dal Canadian Medical Association Journal. Per stimare la crescita dell'epidemia sono stati confrontati i casi al 27 marzo con quelli del 20 marzo, ed è stata determinata l'influenza di latitudine, temperatura, umidità e delle misure di distanziamento. L'associazione tra latitudine e temperatura con la crescita dell'epidemia è risultata assente, spiegano gli autori, mentre quella con l'umidità molto debole. Il risultato, spiega Peter Juni, l'autore principale, ha sorpreso gli stessi ricercatori. «Uno studio preliminare che avevamo condotto aveva suggerito un ruolo per latitudine e temperatura - spiega - ma ripetendolo in condizioni più rigorose abbiamo avuto il risultato opposto».

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In Amazzonia boom di casi. La diffusione del nuovo coronavirus su larga scala nelle città dell' Amazzonia brasiliana ha ribaltato l'ipotesi secondo cui questo virus perderebbe forza nelle aree del pianeta con climi più caldi. Amazonas e Amapù, Stati con temperature particolarmente elevate, sono infatti in testa alle statistiche di decessi e casi di contagio in Brasile, secondo i dati del ministero della Sanità. Con circa 300 mila abitanti, l'area di Rio Negro e Solimoes, in Amazonas, è quella che presenta il più alto tasso di mortalità nel Paese, con un indice di 251,7 per un milione di abitanti, secondo uno studio condotto dal portale Uol. Secondo Felipe Naveca, ricercatore della Fondazione Oswaldo Cruz, il caldo può anche contribuire a ridurre i casi, ma da solo «non è sufficiente a fermare una pandemia come questa».

 

Ultimo aggiornamento: Martedì 12 Maggio 2020, 07:59
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