Variante Omicron nata in un paziente che aveva l'Aids. «Così è nato il nuovo ceppo sudafricano»

La variante si sarebbe generata in una persona con sistema immunitario compromesso

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di Lorena Loiacono

Troppe mutazioni, ecco perché secondo gli esperti la variante Omicron potrebbe essere partita da una persona con il sistema immunitario compromesso, come ad esempio un paziente con Hiv o Aids non trattato. Secondo il professor Francois Balloux, direttore dell’UCL Genetics Institute, l'elevato numero di mutazioni nella variante sudafricana potrebbe dipendere dal fatto che si sia evoluta in una persona con infezione cronica e con un sistema immunitario indebolito, proprio come potrebbe accadere in un paziente HIV/AIDS non trattato: «Mi aspetto sicuramente che la nuova variante sia scarsamente riconosciuta dagli anticorpi neutralizzanti rispetto ad Alpha o Delta – ha spiegato al Guardian - è difficile prevedere quanto possa essere trasmissibile in questa fase, per il momento deve essere attentamente monitorata e analizzata».

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Omicron, primo paziente con Hiv

Omicron potrebbe essersi generata quindi in una persona con sistema immunitario compromesso e avrebbe avuto tutto il tempo di formarsi perché, probabilmente, l'infezione da Covid era di lunga data. Non sarebbe infatti la prima volta che una variante emerge in un paziente con un'infezione da Covid di lunga data anzi, per gli esperti, questo potrebbe essere il modo in cui sono nate anche altre varianti, inclusa l'alfa, la prima che destò preoccupazione a livello globale.

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PERCHE' Il PAZIENTE CON HIV I pazienti con HIV non trattato o con altre condizioni che indeboliscono il sistema immunitario, come il cancro ad esempio, possono avere problemi o comunque bisogno di più tempo per sconfiggere il Covid. In questo modo si trasformano in un ambiente favorevole alla formazione evolutiva delle mutazioni del virus che trova così il tempo per aggirare le risposte immunitarie. La probabilità che si tratta di un paziente affetto da HIV nasce dalla situazione attuale in Sudafrica: gli esperti stanno infatti valutando quali possano essere le maggiori cause di indebolimento del corpo e, da lì, partono le stime sullo stato di salute della popolazione sudafricana. In Sudafrica ci sono 8,2 milioni di persone affette da HIV e solo il 71% degli adulti e il 45% dei bambini sono in cura, lasciando un ampio bacino di persone vulnerabili.

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Il primo a parlare della reale probabilità che la variante Omicron sia nata in un paziente HIV non trattato è stato il professor Richard Lessells, esperto di malattie infettive presso la KwaZulu-Natal Research and Innovation Sequencing Platform (KRISP) e membro del team che ha allertato il mondo sull'esistenza della nuova variante B.1.1.529: «Non sembra essere emerso da un normale processo evolutivo. C'è stato un salto evolutivo. Questo non si è evoluto dalla variante delta». Secondo la prof.ssa Sharon Peacock, direttrice del COG-UK Genomics UK Consortium e professore di sanità pubblica e microbiologia all'Università di Cambridge, proprio la differenza genetica ha rappresentato l'indizio per ricostruire la nascita di Omicron, come lo era stata anche con l'alfa: «La differenza genetica di B.1.1.529 ha portato all'ipotesi che questo possa essersi evoluto in qualcuno che è stato infettato ma non è riuscito a debellare il virus, dando al virus la possibilità di evolversi geneticamente».

 

LA SOLUZIONE, NON LA CAUSA Inutile però, adesso, fermarsi a ricostruire la genesi. Una volta ipotizzato la possibile nascita di Omicron, che sia da campanello d'allarme per il futuro, bisogna trovare un freno alla nuova variante: «La stessa ipotesi è stata proposta per la variante alfa – continua la prof.ssa Sharon Peacock - e sono stati condotti studi su singoli pazienti immunocompromessi che mostrano cambiamenti nel virus nel tempo e in risposta alla terapia con anticorpi. Ma il caso indice di alfa non è stato determinato e cercare di individuare il caso indice di una variante, che desta preoccupazione, non aiuta a contrastare la pandemia, potrebbe essere addirittura controproducente perché ci fa guardare indietro piuttosto che far concentrare tutti gli sforzi guardando avanti, ed è da evitare»

 

SCARSA SORVEGLIANZA Tra le possibili cause che hanno permesso le diverse mutazioni di Omicron, oltre ad un sistema immunitario compromesso, ci sarebbe anche la mancata azione di monitoraggi e testing nei diversi paesi. L'errore più grave, da evitare, è permettere al virus di trovare tempo e spazio per diffondersi nelle sue diverse forme. Secondo alcuni scienziati il divario tra il virus esistente e la nuova variante potrebbe rappresentare infatti un divario nel sequenziamento dei dati in paesi privi di capacità di sorveglianza.

 


Ultimo aggiornamento: Domenica 28 Novembre 2021, 19:40
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