Variante inglese coronavirus più pericolosa? Capobianchi: «Nessuna evidenza che il vaccino ora sia inefficace»

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di Mauro Evangelisti

La professoressa Maria Rosaria Capobianchi dirige il laboratorio di virologia dell’Istituto Lazzaro Spallanzani di Roma dove per la prima volta in Italia fu isolato Sars-CoV-2, a inizio pandemia. Avverte: dobbiamo vigilare, ma non dobbiamo sorprenderci se ci sono delle mutazioni. E non è improbabile che la nuova variante sia già in Italia, anche se non possiamo ancora dimostrarlo.

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Dobbiamo temere la mutazione del virus annunciata dal governo del Regno Unito?
«Partiamo da un dato: la prima variante italiana, quella di Codogno, di febbraio, già era clade G, già portava una mutazione. In sintesi: già era modificato rispetto al virus di Wuhan. Sono seguite altre mutazioni, il clade G si è trasformato nel clade GR, e successivamente si sono sovrapposte altre ancora, a partire da quella partita dalla Spagna, il clade GV. Questa del Regno Unito è un’altra ancora. Clade è un parola quasi sinonimo del sostantivo ceppo. La parte molecolare è uniforme».


Cosa è successo?
«Non dobbiamo sorprenderci, è normale che vi siano mutazioni in un virus Rna. Anzi, sta cambiando anche meno di quello che potevamo aspettarci da un virus tanto diffuso. Il virus dell’Epatite C e l’Hiv, per fare due esempi, hanno una variabilità decisamente maggiore».

 


Il ministro inglese dice che è maggiormente contagioso.
«Il fatto che questa variante si sia diffusa così rapidamente nel Regno Unito fa sorgere un quesito: come mai ha preso il sopravvento? La risposta immediata è: forse è più infettante, forse è più contagioso. Ma è solo una ipotesi. Lo stesso è capitato in Europa con le altre varianti: qualche mese fa, a partire dalla Spagna, è stata introdotta la variante GV che ha rimpiazzato le precedenti in alcuni Paesi o sta diventando predominante in altri, come in Italia».


La variante del Regno Unito è già arrivata in Italia?
«Ancora non lo sappiamo. Ma è probabile, visto che ci sono comunicazioni costanti tra i due Paesi. Guardi, in Europa non esiste un ceppo italiano o tedesco. All’inizio è arrivato dalla Cina, da lì si è irradiato, ma ormai possiamo parlare di ceppo europeo, non ha senso parlare di un ceppo italiano, tedesco, spagnolo».


Fino ad oggi, ad ogni variazione però non è corrisposta una maggiore letalità?
«Mai. Ad oggi, non è mai stato dimostrato che una determinata mutazione di Sars-CoV-2 dia una infezione più grave».

 


Se il virus muta può mettere in discussione l’immunizzazione di coloro che in passato sono entrati in contatto con Sars-CoV-2?
«Per il momento la risposta è no. Giusto mantenere alta l’attenzione, fare degli approfondimenti, ma per ora non ci sono prove che la mutazione possa compromettere l’immunizzazione. Dobbiamo vigilare per capire se emerge una mutazione talmente differente da sfuggire al riconoscimento immunitario».


Da qui segue una domanda decisiva che tutti ci stiamo facendo: c’è il rischio che i vaccini non siano efficaci se il virus muta?
«Non c’è nessuna evidenza e per il momento non c’è un rischio concreto che la variabilità del virus predisponga al vaccine escape, vale a dire renda inefficace il vaccino. Certo, bisogna vigilare: ad esempio per il virus dell’influenza questo succede e ogni anno il vaccino viene adattato alla mutazione. Non è tanto complicato, ma per l’influenza c’è un organizzazione internazionale che raccoglie tutti i ceppi e interviene sul vaccino».


Ci potremmo risentire tra cinque anni e ragionare sul fatto che sarà normale ogni anno ripetere la vaccinazione per Sars-CoV-2, adattando il vaccino, esattamente come già facciamo per l’influenza?
«Sì, è possibile. Però ancora non sappiamo quanto questo virus cambierà. Ci sono tre ipotesi. Primo scenario: il virus viene eradicato, non ci sarà più. Secondo scenario: continuerà a causare gravi infezioni. Terzo scenario: questo è quello molto più probabile, il virus dopo averci messo in difficoltà, diventerà endemico, come lo sono tanti coronavirus che continuano a circolare, ma senza grossi problemi perché ci sono nella popolazione un po’ di persone immuni. In questo terzo scenario, è possibile come facciamo con l’influenza, che ogni anno si ripeta la vaccinazione. Per fortuna, mai come in questa tragedia, si è dimostrato quanto la tecnologia sia stata sviluppata e già oggi ci troviamo con una pletora di potenziali vaccini grazie a molti differenti approcci che ci daranno più armi. In sintesi: più armi potenti avremo, più saremo in grado di controllare anche eventuali mutazioni. Per questo è giusto che si sviluppi il numero più alto possibile di vaccini. All’inizio dovremo sparare con le pallottole che abbiamo, con il primo vaccino autorizzato, ma se se ne aggiungeranno altri, tanto meglio».


Lei sarà tra i primi a vaccinarsi?
«Vorrei esserlo, ho tantissima fiducia nei vaccini, sono un’arma potente, siamo fortunati ad averli. E i nuovi vaccini Rna sono un’arma straordinaria. Questa tragedia della pandemia ha causato tanto dolore, ma ha anche provocato un’accelerazione senza precedenti della ricerca che sarà utile anche per altre malattie. La scienza ha fatto un passo avanti importantissimo»


Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Dicembre 2020, 00:58
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