Takis e Reithera, a che punto sono i vaccini italiani? Test, dosi necessarie, proprietà e tempi
di Francesco Padoa

Takis e Reithera, i vaccini italiani a che punto? Test, dosi necessarie, proprietà e tempi

Un centinaio nel mondo i vaccini già in distribuzione e somministrazione o in fase di sperimentazione, ma ora qualcosa si muove anche in Italia, e presto il nostro Paese produrrà vaccini senza doverli acquistare all'estero. La lotta al coronavirus passa dal Lazio, con tre imprese biotecnologiche impegnate sul vaccino: Reithera, Takis e Irbm, le prime due operanti nel distretto tecnologico di Castel Romano, mentre la terza è a Pomezia, nell’ex stabilimento del colosso farmaceutico Merck&Co.

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ReiThera, il vaccino anti Covid tutto italiano sviluppato in collaborazione con l'Istituto Spallanzani di Roma, ha completato la Fase 1 e viaggia spedito verso la Fase 2 della sperimentazione (in tutto sono tre le fasi). «Abbiamo arruolato 100 persone - ha detto il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito alla presentazione dei risultati della Fase 1 della sperimentazione del vaccino GRAd-CoV2 - e 45 sono state vaccinate con dosi diverse e tutti sono arrivati alla fine per la valutazione di sicurezza: il vaccino non ha avuto alcun avvento avverso grave nei primi 28 giorni dalla vaccinazioni, un risultato migliore rispetto a Moderna e Pfizer che hanno avuto effetti indesiderati. Il picco di produzione di anticorpi a 4 settimane resta costante ed il vaccino è ad una sola dose». Reithera sta sviluppando Grad-Cov2, un vaccino monodose che si basa su un vettore adenovirale, la stessa tecnologia utilizzata da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Ora sta reclutando i volontari per la sperimentazione di fase 2, che sarà avviata a marzo dall’Asl della provincia di Barletta-Andria-Trani. I risultati dati dal vaccino  ReiThera sono «più che promettenti e giustificano largamente un ulteriore sviluppo delle fasi 2 e 3 di sperimentazione», ha detto il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli alla presentazione allo Spallanzani dei risultati di fase 1 della sperimentazione.

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Intanto la Commissione europea ha approvato l'aiuto di Stato italiano da 40 milioni di euro, da destinare alle attività di ricerca e sviluppo dell'impresa biotecnologica ReiThera, con sede nel Lazio. Il sostegno pubblico assumerà la forma di sovvenzioni dirette. «Scopo della misura è promuovere lo sviluppo di un nuovo vaccino contro il coronavirus», scrive Bruxelles. L'approvazione rientra nell'ambito del quadro temporaneo per le misure di aiuto di Stato a sostegno dell'economia nell'attuale emergenza. Il vaccino sperimentale ReiThera è già stato oggetto di studi preclinici e, come detto, di uno studio clinico di fase I, che ne ha dimostrato la sicurezza per adulti e anziani. La sovvenzione servirà per la prossima tappa, che consiste in uno studio di fase II/III. La Commissione ha constatato che la misura di aiuto è in linea con le condizioni stabilite nel quadro temporaneo, perché coprirà meno del 60 % dei costi di ricerca e sviluppo e i risultati delle attività di ricerca saranno messi a disposizione di terzi nello Spazio economico europeo a condizioni di mercato non discriminatorie, attraverso licenze non esclusive. La Commissione ha concluso che la misura dello Stato italiano «è necessaria, opportuna e proporzionata a quanto necessario per contrastare la crisi sanitaria». A settembre potrebbero essere disponibili 100 milioni di dosi.

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E' appena partita la sperimentazione dell'altro vaccino tutto italiano anti Covid-19 ideato dalla Takis di Castel Romano (Roma) e sviluppato in collaborazione con la Rottapharm Biotech di Monza. Il primo volontario sano degli 80 previsti per la fase 1 è stato vaccinato oggi nell'ospedale San Gerardo di Monza, uno dei tre centri italiani che, in collaborazione con l'Università di Milano-Bicocca. È coinvolto nella sperimentazione clinica con l'Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli e l'Istituto Nazionale Malattie Infettive Lazzaro Spallanzani di Roma e l'Ospedale San Gerardo di Monza. E' stato un ragazzo di 21 anni il primo volontario al quale è stata somministrata una dose da 0,5 mg di "e-Vax" il vaccino ideato dalla società romana Takis. Comincia così la prima fase di sperimentazione sull'uomo di questo vaccino che usa una piattaforma a dna e che viene inoculato con un elettroporatore. Uno strumento che dà una scossa che permette al frammento di dna di entrare nelle cellule. «Lo scorso dicembre abbiamo condotto uno studio con l'elettroporatore: volevamo testare i sintomi della procedura, per poter fornire poi ai soggetti che saranno arruolati nella sperimentazione i maggiori dettagli possibili - ha spiegato nei giorni scorsi Marina Cazzaniga, direttore del centro di ricerca - io stessa mi sono sottoposta alla procedura, per essere in grado di spiegare al meglio cosa si prova».

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Questo tipo di vaccino «potrebbe essere molto importante in futuro» perché, ha spiegato Paolo Bonfanti direttore della Clinica di Malattie infettive del San Gerardo, c'è «la possibilità di modificarlo adattandolo alla emergenza di varianti del virus non sensibili ai vaccini attuali», senza contare che è stabile a temperatura ambiente (quindi senza bisogno di garantire la catena del freddo e avere dei super freezer) e può «essere somministrato molte volte, nel caso in cui le vaccinazioni anti-Covid debbano essere ripetute ogni anno». Dopo la prima vaccinazione si aspetteranno due giorni per vedere se ci sono effetti collaterali, poi saranno vaccinati altri due volontari e, dopo alti due giorni, altri tre. In tutto venti persone e partirà la sperimentazione anche allo Spallanzani di Roma e all'Irccs Pascale di Napoli. Stessa procedura si seguirà poi per dosi maggiori (in tutto ne vengono sperimentate tre diverse, la massima da 200 milligrammi, che non dovrebbe richiedere il richiamo). Il reclutamento dei volontari per la fase 1 e 2 è iniziato ad agosto, con grande successo. E non è ancora terminato, tanto che sul sito dell'Asst di Monza è possibile scaricare il modulo per iscriversi al registro dei volontari sani. «Sperimentare un vaccino capace di essere modificato in un momento di diffusione delle varianti del Covid - ha sottolineato all'annuncio dell'avvio della Fase 1 il direttore generale della ASST Monza Mario Alparone - rappresenta una opportunità importante da cogliere».

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Infine, c'è la Irbm, specializzata in vettori virali, svolge un ruolo chiave nello sviluppo del vaccino di AstraZeneca. E sempre nel Lazio, ad Anagni, è dove si infiala il vaccino inglese e, quando arriverà, anche quello di Sanofi. Insomma, un territorio con una grande tradizione di aziende farmaceutiche che ha portato la Regione sul podio per esportazione di farmaci in Italia. Nella lotta al Covid poi il Lazio è stata la prima regione a far partire la vaccinazione over 80 e tra le prime regioni in Europa per vaccinazioni effettuate. Un lavoro coordinato dall’assessore alla Sanità Alessio D’Amato.

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Ultimo aggiornamento: Martedì 2 Marzo 2021, 16:30
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