Il tumore resiste alle terapie come i batteri: la scoperta che obbliga a cercare nuove cure

Il tumore si comportarebbe esattamente come i batteri con gli antibiotici. Nonostante i notevoli passi avanti nella cura dei tumori, le recidive, infatti, rimangono il problema maggiore per i pazienti oncologici. Fino ad oggi venivano considerate un fatto inevitabile: si pensava che la neoplasia contenesse fin dalla sua origine le cellule resistenti ai farmaci. Ma una scoperta dell'Istituto per la Ricerca e la Cura del Cancro di Candiolo ha cambiato l'intero paradigma, aprendo la strada a terapie più efficaci. È l'esito di uno studio, finanziato dalla Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, dall'Airc e pubblicato sulla prestigiosa rivista internazionale Science, che ha integrato diverse discipline, come la biologia computazionale, l'anatomia patologica e l'oncologia medica.

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Al termine di tre anni di lavoro i ricercatori hanno avuto la loro conferma: le cellule tumorali sono in grado di evolvere, al pari dei batteri. Come questi ultimi sviluppano antibiotico-resistenza, anche il cancro se sollecitato da una terapia può mutare, ritornando in forma più aggressiva di prima. «È la mutagenesi adattativa, un accumulo di mutazioni. Averla riscontrata anche nelle cellule tumorali è un passo avanti importante - spiega Alberto Bardelli, direttore del laboratorio di Oncologia molecolare all'IRCCS di Candiolo. È possibile che in futuro questa scoperta porti a una nuova ipotesi terapeutica. Si somministrerà un farmaco e poi durante la fase di risposta si interverrà con un secondo, per fermare le mutazioni di cui il tumore si dimostra capace».

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«È stato un lavoro complesso - aggiunge Mariangela Russo, ricercatrice all'IRCCS di Candiolo - che ha integrato approcci diversi, dalla genomica alla biochimica, dalla biologia molecolare all'analisi funzionale. Abbiamo realizzato una modellizzazione matematica della capacità delle cellule tumorali di mutare sotto l'azione del farmaco rispetto a una situazione normale, in cui la terapia non viene somministrata alle cellule». Lo studio ora proseguirà. «Abbiamo dato una risposta al problema delle recidive, fondata su esperimenti su cellule e tessuti umani - conclude il professor Bardelli - Siamo già al lavoro per cercare i farmaci che blocchino lo sviluppo della resistenza».

Giovedì 7 Novembre 2019, 20:35
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