Trombosi, gli esperti: «Ecco i sintomi da non sottovalutare, ma vaccinatevi: è il Covid ad aumentare i rischi»

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di Stefania Piras

La Società italiana per lo studio dell'emostasi e della trombosi ha divulgato i suoi consigli per la gestione degli eventi rari di trombosi viscerali segnalati dopo il vaccino AstraZeneca, cioè i coaguli del sangue eventualmente connessi al preparato Vaxzevria. La Siset, così si chiama la società con sede a Perugia e presieduta da Paolo Gresele (professore ordinario di medicina interna all'Università di Perugia), formata da esperti e scienziati che studiano le problematiche inerenti alla coagulazione del sangue e la terapia delle malattie emorragiche e trombotiche, raccomanda vivamente la vaccinazione anti Covid. E annuncia che sta per partire uno studio prospettico nazionale sulla misurazione di una serie di indici piastrinici/coagulativi e immunologici in soggetti sottoposti a vaccinazione.

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È una premessa doverosa, questa. Perché, ci tengono a sottolinearlo i medici e gli scienziati che fanno parte della Siset, in condivisione di quanto espresso dall’International Society on Thrombosis and Hemostasis (ISTH), il vaccino anti Covid è fondamentale. «Le recenti segnalazioni di eventi trombotici messi in correlazione con il vaccino AstraZeneca e il ritiro precauzionale di un lotto di vaccino hanno prodotto allarme e ansia nella popolazione. Tuttavia l’European Medicines Agency (EMA) ha comunicato che alla data del 10 marzo il sistema di vigilanza europeo degli eventi avversi EudraVigilance aveva registrato 30 casi di eventi trombotici in 5 milioni di soggetti vaccinati con il vaccino AstraZeneca. Questo numero è paragonabile al tasso di trombosi abitualmente registrato nella popolazione generale e al momento non è possibile stabilire se ci sia stato un nesso di causalità tra la vaccinazione e gli eventi trombotici o se gli eventi siano avvenuti solo per coincidenza», scrivono.

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«Negli studi registrati con stretta sorveglianza degli eventi avversi non è stato segnalato alcun aumento del rischio di trombosi. Alla luce di queste considerazioni e anche tenendo conto che l’infezione Covid-19 in forma clinicamente significativa è associata ad un significativo aumento del rischio trombotico, la SISET ritiene che con i dati attualmente disponibili i benefici della vaccinazione superino nettamente i potenziali rischi, e raccomanda la vaccinazione a tutti i soggetti, compresi i pazienti con storia pregressa di complicanze trombotiche e i soggetti portatori di anomalie della coagulazione di tipo trombofilico», aggiungono gli esperti.

Non bisogna prendere farmaci anticoagulanti, dicono anche: «È inoltre scoraggiato, perché non basato su nessuna evidenza, l’impiego di farmaci antitrombotici in occasione o dopo la vaccinazione, a meno che non siano già assunti per una prescrizione medica precedente. Infine effettuare in assenza di sintomatologia esami di laboratorio o strumentali tesi a monitorare un supposto rischio trombotico non ha motivazione; ovviamente, e come sempre, sintomi evocativi di tromboembolismo quali edema o dolore agli arti, dolore toracico, difficoltà respiratoria, cefalea persistente, vanno riferiti al proprio medico e attentamente valutati, indipendentemente dalla pratica vaccinale», concludono.

 

Veniamo ai consigli. I medici della SISET, sulla base di alcune prese di posizione di Società Scientifiche nazionali estere (British Society of Haematology, Canadian Covid-19 Science Advisory Table, GTH) hanno aggiornato i consigli sulla gestione di questi rari eventi. I consigli sono prima di tutto una tempestiva segnalazione all'Aifa di eventi avversi. 

 «Si ribadisce la raccomandazione alla immediata segnalazione ad AIFA di questi eventi trombotici rari, con particolare attenzione alla loro caratterizzazione di sede e all’andamento della piastrinopenia (cioè la trombocitopenia citata negli effetti collaterali del vaccino), e al loro inserimento nel database prospettico», si legge.

Poi si consiglia un ricovero appropriato in caso si manifesti questo particolare tipo di coagulo del sangue: «Si raccomanda il ricovero di questi casi in ambiente ad alta intensità di cura ed una approfondita ricerca di eventuali ulteriori localizzazioni trombotiche oltre a quella che ha generato il ricovero (ad esempio mediante angioTC total body)». Si deve, in sostanza, capire dove si è coagulato il sangue.

Nel caso degli eventi avversi, il cui possibile collegamento con il vaccino è ancora da provare, si è parlato di trombosi arteriosa. Che cos'è? A volte frammenti di trombo si staccano e viaggiando nella circolazione verso la periferia raggiungono un’arteria così piccola da chiuderla completamente: questo evento si chiama embolia e può dare sintomi gravi, in funzione dell’organo che colpisce. Se colpisce il cervello si manifesta come Ictus, se colpisce il rene come infarto renale, se colpisce le arterie delle gambe o delle braccia provoca una ischemia periferica, se colpisce la retina (nervo ottico) provoca cecità. 

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Altro consiglio: «Un’attenta valutazione emostatica per possibile CID associata (la coagulazione intravascolare disseminata che implica la formazione di coaguli di sangue in tutto il corpo) e l’effettuazione della ricerca degli anticorpi antiPF4». 

Infine, si propongono delle opzioni terapeutiche per le «ipotesi di una patogenesi simil-HIT avanzata dai colleghi tedeschi» e si sottolinea che ad oggi sono limitate le esperienze sin qui disponibili. 

Insomma, gli studi sono in corso e il mondo medico e scientifico si sta preparando ad affrontare al meglio e tempestivamente questi eventi che non sono nuovi ma che sono saliti alla ribalta dopo l'avvio della campagna vaccinale. Nel foglio illustrativo dei vaccini, nella sua versione aggiornata, sono stati inseriti i possibili sintomi di una trombosi anche perché riconoscendo i segni dei coaguli di sangue e delle piastrine basse e trattandoli precocemente, gli operatori sanitari possono aiutare le persone colpite nel loro recupero ed evitare complicazioni. 

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 14 Aprile 2021, 11:11
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