AstraZeneca, quali differenze con Pfizer e Moderna?
di Giampiero Valenza

Vaccini Pfizer, AstraZeneca e Moderna, quali differenze? Efficacia, effetti collaterali, richiamo

Pfizer, Moderna, AstraZeneca: che differenza c’è tra i diversi vaccini contro Sars-Cov-2, il virus che causa il Covid-19? E, soprattutto, quali sono le peculiarità di ognuno di loro? Ad oggi in commercio in Italia ce ne sono tre: due a mRna e uno sulla base di un vettore virale. Ma sono in arrivo altre soluzioni che dovranno passare, comunque, il vaglio di due autorità: l'Ema (l'Agenzia europea dei medicinali) e l'Aifa (l'Agenzia italiana per il farmaco. 

I vaccini a mRna

L’Ema e l’Aifa hanno autorizzato due vaccini a mRna, cioè a Rna messaggero. La tecnica, particolarmente innovativa e che differisce dalla classica tecnica della vaccinazione (come quella usata per l’anti-influenzale, per esempio) fornisce istruzioni al sistema immunitario per combattere il virus. I due sono quello di Pfizer e quello di Moderna.

Comirnaty: si chiama così il vaccino prodotto da Pfizer/Biontech. Ha avuto l’ok da Ema (Agenzia europea per i medicinali) il 21 dicembre 2020. Deve essere conservato tra -90 °C e -60 °C. Prima della vaccinazione, però, deve essere tenuto a temperature più basse: una volta estratto dal congelatore, il flaconcino chiuso può essere conservato per 7 mesi a una temperatura tra i -25 °C e i -15 °C e in frigorifero tra 2 °C e 8°C per un massimo di 30 giorni. Richiede due dosi che vengono somministrate a tre settimane di distanza. Viene somministrato a chi ha più di 16 anni.

 

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MRna 1273: si chiama così il vaccino prodotto da Moderna e dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases della Biomedical Advanced Research and Development Autority. E’ stato autorizzato dalla Fda statunitense (l’autorità regolatoria degli Usa) il 18 dicembre 2020 e il 6 gennaio dall’Ema. Viene conservato a una temperatura più bassa rispetto alla soluzione prposta da Pfizer, tra i 25 °C e i 15 °C. Richiede due dosi che vengono somministrate a distanza di 28 giorni. Viene somministrato a chi ha più di 18 anni. 

Vaccini a vettore virale

Sono i vaccini che usano un virus che non si può replicare nell’organismo ma che porta all’interno un codice genetico che codifica contro la proteina spike di Sars-Cov-2. Questo fa attivare il sistema immunitario contro la proteina, producendo anticorpi che saranno utili in caso di infezione. E’ una delle tecniche tradizionalmente usate per le vaccinazioni, a differenza del prodotto a mRna, particolarmente innovativa, e che ha portato all sviluppo dei vaccini Pfizer e Moderna.

Chadox1 nCov19: è questo il vaccino prodotto da AstraZeneca. E’ un vaccino definito “a vettore”, basato su adenovirus di uno scimpanzé che ha una modifica che non permette di replicarsi. E’ stato sviluppato dallo Jenner Institute dell’Università di Oxford insieme ad AstraZeneca e alla società italiana Irbm Science Park. E’ sviluppato dal genoma del virus che è stato isolato a Wuhan. Il 29 gennaio è stato autorizzato dall’Ema. Viene conservato per 6 mesi in frigorifero, tra i 2 °C e gli 8 °C. Viene somministrato in due dosi, con la seconda che deve essere fatta da 4 a 12 settimane dopo la prima. A seguito di una decisione del Comitato tecnico scientifico di Aifa viene somministrato alle persone tra i 18 e i 65 anni.

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Non autorizzato dall'Ema per la commercializzazione nei Paesi Ue, ma utilizzato oltre che in Russia, anche in Ungheria e Montenegro, c'è Sputnik 5. E' il vaccino russo, realizzato dal Centro nazionale di ricerca Gamaleja di Mosca. In Italia è passato solo per transito per arrivare nella Repubblica di San Marino, dove viene somministrato ai residenti. Il vaccino usa particelle di adenovirus fuso con una proteina di Sars-Cov-2 per generare una risposta immunitaria. Può essere conservato a -18 °C nella sua forma congelata. Se liofilizzato, invece, può essere conservato tra i 2 °C e gli 8 °C. Viene somministrato in due dosi a distanza di 3 settimane.


Ultimo aggiornamento: Lunedì 1 Marzo 2021, 18:04
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