Morbillo, è allarme in Europa: i casi aumentati del 3mila per cento. Villani (Bambino Gesù): «Rischio focolai»

A lanciare l’allarme, la presidente della Sip Annamaria Staiano

Morbillo, è allarme: casi aumentati del 3mila % Villani (Bambino Gesù): rischio focolai tra i bimbi

di Maria Pirro

A volte ritornano. Dopo quasi 50 anni dal vaccino contro il morbillo, ma ritornano.

«I virus riprendono a circolare se i bambini immunizzati sono meno del 95 per cento» avverte Annamaria Staiano, presidente della Società italiana di pediatria, al lavoro alla Federico II di Napoli. A giudicare dagli ultimi dati del ministero della Salute che lei indica come preoccupanti, i bimbi che hanno ricevuto la prima dose entro i 24 mesi di vita si fermano al 93,85 per cento, e non arrivano nemmeno all’85,64 per cento al momento del richiamo, compiuti i cinque anni, «quando le possibilità di contagio sono ancora maggiori, visto che tutti iniziano a frequentare la scuola», fa notare la professoressa. I suoi tre nipoti sono i testimonial perfetti della campagna di prevenzione che la direttrice del dipartimento materno-infantile del Policlinico partenopeo, assieme ai colleghi, punta a rilanciare in Italia, tenendo conto dello scenario globale. «La situazione a livello mondiale appare allarmante: dati Unicef mostrano che, tra gennaio e dicembre 2023, sono stati confermati oltre 30.000 casi in Europa e Asia centrale, invece dei 909 del 2022. Vuol dire che si è avuto un aumento del 3.266 per cento», spiega Staiano. Ma poi aggiunge con il tono rassicurante: «Qui non si può dire che c’è un’emergenza morbillo anche se, soprattutto per la seconda dose, le statistiche sono al di sotto delle coperture ottimali. Occorre, per questo, correre subito ai ripari». 
Anche per scongiurare gli effetti dell’emergenza coronavirus. «Tra il 2020 e il 2021, ben 88 nazioni hanno ridotto la qualità delle notifiche sul morbillo e si è avuto un crollo della profilassi», dice Antonio Carpino, componente del gruppo vaccini e immunizzazione della Fimp, la federazione italiana medici pediatri, che aggiunge: «In particolare, nel 2021, solo l’81 per cento degli aventi diritto ha fatto la prima dose: cinque milioni di bambini in più rispetto al periodo pre-Covid non sono stati vaccinati». Fuori dal tunnel della pandemia, le regioni sono il termometro di una realtà che rimane complessa. Virtuoso è il Lazio, dove la prima dose è somministrata al 97 per cento dei piccoli pazienti, non la Calabria o la Sicilia con appena l’89 per cento di vaccinati, e neppure la provincia autonoma di Bolzano con il 71 per cento, mentre la Campania si attesta al 93, in linea con la media nazionale. L’obbligo introdotto per legge risale al 2017, l’annus horribilis: «Con cinquemila casi», ricorda Alberto Villani, responsabile di pediatria generale del Bambino Gesù di Roma. Prima di quella data, la copertura era dell’87 per cento, decisamente più bassa di oggi. «Con i livelli attuali resta, tuttavia, il rischio di focolai», interviene Staiano.


CONSEGUENZE

L’incidenza è più alta, peraltro, in inverno e in primavera: un positivo ne può infettare altri 15. E la malattia può portare a complicanze gravi, respiratorie e neurologiche. Le più frequenti? Otiti, infiammazione delle orecchie, laringiti, broncopolmoniti batteriche e polmoniti interstiziali. Le più rare, ma a prognosi riservata: encefalite acuta (un caso su mille), infiammazione dell’encefalo (cervello, tronco encefalico e cervelletto), panencefalite sclerosante subacuta (dieci casi per milione); mentre la mortalità stimata è di due casi su mille.
«Il vero problema è che il morbillo è molto contagioso», prosegue Villani, e chiarisce che si trasmette attraverso le goccioline diffuse da colpi di tosse e starnuti: il periodo di incubazione va dai 9 ai 15 giorni, prima della comparsa di mal di testa, malessere o stanchezza.

Subito dopo sale la febbre, si soffre spesso di congiuntivite con bruciore, lacrimazione, dolore dovuto all’esposizione alla luce, raffreddore con secrezione di liquido trasparente dal naso e muchi, laringite, arrossamento del palato con piccole macchie rosse sulla guancia, in corrispondenza dei molari, e piccole macchie biancastre simili a capocchie di spillo con un contorno rossastro. Queste macchie sulla cute si estendono dalla testa alle gambe e alle braccia, e sono associate a debolezza, sete intensa, insonnia, tremori, confusione. La cura varia con i sintomi: è basata su farmaci per abbassare la febbre e calmare la tosse e, se servono, cortisone e antibiotici.


L’INVITO

«Al Bambino Gesù non ci sono ricoverati, ma è importante fare tesoro di quello che sta accadendo in altri Paesi e rispettare quanto è previsto dalla normativa per l’accesso a scuola», è il monito di Villani, e spiega che la prima dose anti-morbillo viene somministrata con quella anti-parotite, anti-rosolia, e anti-varicella. «Ogni momento è buono per vaccinare i propri bambini: per questo bisogna invitare i genitori che non lo hanno ancora fatto a rivolgersi ai pediatri di libera scelta, oramai quasi tutti provvedono alla somministrazione in ambulatorio. Ma è opportuno anche spronare i colleghi a fare uno sforzo in più per convincere le coppie titubanti». Carpino ha più di mille assistiti, quasi tutti immunizzati. «I giovani sono più collaborativi», rimarca il professionista 63enne. «Le altre famiglie quasi sempre devono solo essere rassicurate». Come? «Dubbi sono alimentati da false informazioni sui social, come la correlazione tra il medicinale e l’autismo. Perplessità ulteriori sono legate alla somministrazione di vaccini combinati, trivalente o quadrivalente, decisamente sicuri, ma è possibile evitare un’unica iniezione prevedendo più sedute». Certo, non c’è modo di azzerare completamente il timore di reazioni avverse. «Ma i danni eventualmente causati dalla malattia sono più pericolosi, anche dopo il superamento della fase acuta» concordano Carpino, Staiano e Villani.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 11 Gennaio 2024, 15:09
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