Curare il Covid, dopo il vaccino gli anticorpi monoclonali: in arrivo sei farmaci
di Carla Massi

Curare il Covid, dopo il vaccino gli anticorpi monoclonali: in arrivo sei farmaci

Non basta il vaccino. Da solo, nei prossimi mesi, non potrà combattere il Covid-19. La strategia per la protezione di massa sta andando avanti con ritmi più o meno veloci ma, purtroppo, non sarà sufficiente. La battaglia tra noi e il virus potrebbe restare ancora impari se non si avranno a disposizione altre armi. Altri farmaci, gli anticorpi monoclonali. Parliamo di proteine prodotte in laboratorio che imitano la capacità del sistema immunitario di combattere antigeni nocivi come i virus. L’organismo viene inondato con anticorpi neutralizzanti specifici contro il Covid-19 in grado di aiutare il paziente a liberarsi del virus più in fretta. Con un ulteriore vantaggio: i monoclonali restano in circolo ancora per qualche settimana proteggendo, così, dall’infezione. È la cura somministrata a Donald Trump quando è stato contagiato. Per lui la dose massima consentita dalle sperimentazioni: 8 grammi per un milione di euro.

All’orizzonte oggi vediamo una sestina di questi farmaci, tra quelli già pronti, quelli ancora in fase di sperimentazione e quello made in Italy che sta per iniziare i test. È stato studiato e verrà prodotto in Italia. Quartier generale è Siena. La firma è di un gruppo di ricercatori della Toscana Life Science in collaborazione con l’Università di Roma Tor Vergata e l’Istituto Spallanzani. Alla guida, il ricercatore microbiologo di fama mondiale Rino Rappuoli. Ad aprile potrebbe essere pronto, la produzione è della azienda Menarini di Firenze. Due di questi farmaci hanno già avuto il via libera negli Stati Uniti per l’utilizzo in emergenza. Il bamlanivimab, realizzato dall’azienda biotech canadese AbCellera, con il gruppo statunitense Eli Lilly (se somministrato all’insorgenza dei sintomi su pazienti gravi riduce il rischio ricovero, è approvato anche in Canada, Israele e Ungheria, le dosi vengono prodotte anche a Latina ma per ora sono tutte destinate all’estero) e il cocktail della società americana Regeneron. Entrambi questi prodotti potrebbero essere approvati nel nostro Paese dall’Agenzia italiana del farmaco. Sono in fase di sperimentazione clinica la combinazione AZD7442 di AstraZeneca, efficace nell’impedire a chi è stato esposto al coronavirus di sviluppare Covid-19 oltre a rendere il paziente immune per un periodo limitato, il VIR-7831 di Vir Biotechnology e GlaxoSmithKline e l’anticorpo anakinra dell’azienda svedese Sobi in grado di fermare la cosiddetta “tempesta di citochine” una reazione immunitaria che può portare alla morte. Sembra essere assolutamente obbligatorio, dunque, pensare oltre il vaccino. Puntare ad avere la certezza di poter disporre di nuovi strumenti terapeutici per continuare a combattere l’epidemia. Avere altre difese mirate e potenti. Dagli antivirali al plasma iperimmune agli anticorpi monoclonali. Sono 2.345 nel mondo e 72 in Italia gli studi condotti su farmaci per la cura del Covid-19 come rileva lo studio del gruppo di lavoro “Trial Clinici” dell’Istituto superiore di sanità. Cinquantanove sono i candidati vaccini in sperimentazione e quattro quelli già approvati.

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«Almeno cinque anticorpi monoclonali saranno disponibili nei primi tre mesi di quest’anno - fa sapere Giuseppe Ippolito Direttore scientifico dello Spallanzani di Roma - Sicuramente verranno utilizzati per proteggere gli operatori esposti accidentalmente. Ma penso che potranno essere destinati anche a fette di popolazioni critiche. Come i pazienti oncologici in trattamento con farmaci che possono facilitare una infezione più grave, i malati che hanno organi compromessi e i grandi obesi seriamente a rischio». Il 22 ottobre scorso l’Ufficio europeo dell’Organizzazione mondiale della sanità ha convocato una riunione virtuale di esperti e rappresentati di vari Paesi per discutere del ruolo dell’obesità in pazienti con Covid-19: sono molti, infatti, gli studi che hanno evidenziato come l’obesità (soprattutto nei giovani adulti) aumenta la probabilità di complicanze e morte in persone colpite dall’infezione. Parla di «possibili miscele di anticorpi monoclonali» il virologo Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco. Fino all’arrivo della pandemia questi farmaci avevano tre grandi aree terapeutiche di applicazione: antinfiammatoria (artrite reumatoide, artrite psoriasica), immunosoppressiva (patologie autoimmuni, nella prevenzione del rigetto nei trapianti d’organo e nel trattamento di alcuni tipi di linfomi) antitumorale. Purtroppo questi farmaci sono tutt’altro che a buon mercato, “colpa” della complessità nella loro realizzazione. Fino a qualche anno fa si escludeva di pensare ad anticorpi monoclonali per le malattie infettive. Venivano messi a punto strumenti poco potenti e i laboratori erano costretti a produrne grandi quantità. Oggi, invece, è possibile arrivare ad un farmaco efficace senza sovraccaricare la produzione. Il tallone d’Achille degli anticorpi monoclonali resta il costo, anche mille euro a dose. Fino ad oggi. 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 14 Gennaio 2021, 11:37
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