Green pass, l'odissea dei vaccinati guariti che non ricevono il certificato: «Noi in un limbo burocratico»

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di Francesco Malfetano

«Siamo finiti in un limbo burocratico che non ci permette di avere il Green Pass e quindi di spostarci liberamente. Ma a far male è soprattutto il fatto che non avendo a disposizione il certificato siamo considerati alla stregua dei No-Vax». A parlare è Angelo, giovane di Catania, che ormai da settimane si batte senza successo per cercare di ottenere l'agognato pass per sua moglie. «Ci siamo appena sposati - racconta al telefono - e volevamo andare in viaggio di nozze in Francia. Allora ho iniziato a pormi il problema del certificato e se io, guarito e vaccinato dopo 3 mesi, l'ho ottenuto subito, mia moglie, guarita e vaccinata prima di 3 mesi, invece no. E alla fine siamo rimasti in Italia».

Green pass, vaccini e burocrazia

 

La vicenda è paradossale e sta tutta in alcuni bizantinismi che stanno dominando anche questa pandemia.
«Qualche mese fa - racconta il giovane, informato nei minimi dettagli ormai - è stata diramata dal ministero della Salute una circolare dove si indicava che i soggetti guariti dovevano essere vaccinati con una sola dose somministrata dopo 3 mesi dalla guarigione ed entro i 6 mesi».

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Una prassi che però, soprattutto all'inizio della campagna vaccinale, è stata trascurata. A decidere, come sembra anche più legittimo, sono stati i medici degli hub che, dopo aver fatto la conta anti-corpale dei pazienti, hanno stabilito se era o meno il caso di sottoporli ad un'iniezione subito o attendere. La scelta di vaccinare prima di 180 giorni o dopo 360 però, non è poi stata ribadita all'interno di una nuova circolare del 28 giugno (senza che annullasse la precedente) e quindi, non potendo incrociare i dati, si è finito con l'inceppare il meccanismo e creare il cortocircuito che ora, in vista di un'applicazione più estesa del documento, stanno segnalando centinaia di persone rimaste fuori dal gruppone di 31 milioni di italiani che invece sono già in possesso del pass.

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PASS A METÀ
Non si tratta però dell'unica problematica che purtroppo affligge i guariti dal Covid19. Molti di coloro che si sono vaccinati prima dei 3 mesi stanno subendo un'altra situazione simile. Ovvero, nonostante il loro ciclo vaccinale sia considerato completo con una sola dose (per via della guarigione, appunto, e degli anticorpi da essa generati), il loro pass reca la dicitura 1 su 2. Ovvero come se fossero in attesa di un'ulteriore somministrazione che però nessuno gli farà mai. Il loro certificato dunque è incompleto. E se ora non gli consente soprattutto di andare all'estero perché in Italia è sufficiente essersi sottoposti alla prima iniezione, con l'aggiornamento delle norme sul Green Pass a cui sta lavorando il governo le cose cambieranno e saranno necessarie entrambe le dosi anche per andare al cinema o forse al ristorante.

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«Il numero dedicato 1500 - spiega Claudia, giovane professionista di Forlì - mi ha rimandato alla mia Asl di competenza e aperto una segnalazione. La mia Asl di competenza conferma che non devo fare la seconda dose ma mi rimanda al ministero per ulteriori dettagli. Mi sembra una barzelletta».
Dal ministero però cosa dicono? «Ci stiamo lavorando». Spiegano inoltre che una parte dei problemi - che affliggono «poche regioni rimarcano» - sono dovuti alla formazione del personale che processa i vaccini. «Sulla modulistica da inviare alle piattaforme dopo la vaccinazione se il soggetto è guarito bisogna scrivere 1 su 1, e invece segnano 1 su 2». A quel punto c'è poco da fare. Il paziente si ritrova in un labirinto di responsabilità rimbalzate che, il più delle volte, non gli consente neppure di ottenere davvero il pass completo che gli spetterebbe. Storie queste, decisamente tutte italiane.
 

 

 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Luglio 2021, 10:29
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