Vaccino Pfizer, ancora un cambio: «Richiami a 42 giorni». Hub aziendali a giugno
di Mauro Evangelisti

Prenotazione vaccino Pfizer, ancora un cambio: «Richiami a 42 giorni». Hub aziendali a giugno

In Italia ci sono circa 10 milioni di italiani a cui è stata somministrata la prima dose di Pfizer-BioNTech, aspettano di ricevere la seconda e ora si trovano nel limbo, perché non sanno se l’appuntamento per il richiamo sarà spostato. Il Comitato tecnico scientifico, anche su indicazione di Aifa (agenzia italiana del farmaco), ha modificato l’indicazione iniziale che faceva trascorrere 21 giorni tra prima e seconda dose. Ha detto che il periodo cuscinetto può arrivare fino a 42 giorni. La maggior parte delle Regioni sta ampliando al massimo l’attesa, altre (Lazio, Piemonte, Emilia-Romagna, Umbria, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia) hanno optato per 35 giorni; la logica è: visto che l’efficacia, come ha dimostrato il caso del Regno Unito, è inalterata, meglio rinviare di qualche settimana il richiamo, per vaccinare molte più persone con la prima dose. Sembrava tutto filare liscio, quando ieri a Sky Tg24 è apparsa una dirigente di Pfizer che, più o meno, ha detto: secondo noi non si può fare.

A parlare è stata Valeria Marino, direttore medico di Pfizer Italia: «Il vaccino è stato studiato per una seconda somministrazione a 21 giorni. Dati su un più lungo range di somministrazione, al momento, non ne abbiamo se non nelle osservazioni di vita reale, come è stato fatto nel Regno Unito. È una valutazione del Cts, osserveremo quello che succede. Come Pfizer dico però di attenersi a quello che è emerso dagli studi scientifici perché questo garantisce i risultati che hanno permesso l’autorizzazione».

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NESSUN DIETROFRONT

L’Italia farà marcia indietro? No. E lo ha ribadito anche il generale Francesco Figliuolo, commissario per l’emergenza, nel corso del vertice di ieri sera con le Regioni: «Riguardo alle disposizioni sulle somministrazioni dei vaccini e i tempi per il richiamo, il punto di riferimento sono i pronunciamenti del Cts». In altri termini: così come succede nelle altre nazioni a partire dal Regno Unito, in Italia decidono le autorità sanitarie, non i rappresentanti di una casa farmaceutica. Le Regioni, dunque, vanno avanti con la modifica dei tempi cuscinetto. Figliuolo ha anche assicurato che non ci saranno contraccolpi dal mancato rinnovo per il 2022 del contratto tra Unione europea e AstraZeneca: le consegne per quanto pattuito sul 2021 restano confermate (40 milioni di dosi per l’Italia).

«Non c’è dunque nessuna problematica sui richiami» ha sottolineato il commissario che ora sta aspettando il pronunciamento del Comitato tecnico scientifico sulla possibilità di somministrare questo vaccino anche a chi ha tra i 50 e i 60 anni. In realtà, le Regioni su questo stanno già correndo per conto loro e tanto AstraZeneca tanto Johnson&Johnson vengono offerti anche ai cinquantenni. Da Aifa il presidente della Commissione scientifica, Patrizia Popoli, ha sottolineato: «La nostra valutazione sul vaccino anti-Covid di AstraZeneca non è cambiata: sulla base dei casi osservati, abbiamo detto che il beneficio/rischio è progressivamente sempre più favorevole al crescere dell’età». Nel vertice di ieri Figliuolo ha anche - in modo implicito, per carità - bacchettato alcune Regioni, ricordando che bisogna seguire il piano che, ad oggi, ha appena aperto alla vaccinazione degli over 50.

 

 

QUARANT’ANNI

Ma nelle Regioni sta avvenendo altro, ad esempio il Lazio ha annunciato degli open days in cui sarà somministrato AstraZeneca ai quarantenni. In realtà, per il vaccino sviluppato dall’Università di Oxford non c’è pace. Resta il problema dell’irregolarità delle forniture, tanto che la Commissione europea ha confermato che sono due le procedure giudiziarie presso il tribunale di Bruxelles contro AstraZeneca per «obbligarla a fornire 90 milioni di dosi non consegnate nel primo trimestre entro fine giugno». In parallelo, in modo poco comprensibile visti i brillanti risultati che il Regno Unito ha ottenuto grazie a questo vaccino, il livello di diffidenza degli italiani è ancora alto: se per Pfizer il 97 per cento delle dosi ricevute è stato somministrato, per AstraZeneca siamo all’80, con forti differenze, tra l’altro, da Regione a Regione.

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Figliuolo conta di stabilizzare il risultato delle 500 mila somministrazioni giornaliere entro la fine del mese e di arrivare a 600-700mila a giugno, quando prevede l’arrivo di 24-25 milioni di dosi. Al contempo ha chiesto alle Regioni di coinvolgere maggiormente medici di base e farmacisti (ma senza vaccini in abbondanza questo risulta più una complicazione che un aiuto). E le vaccinazioni all’interno delle aziende? «Se ne potrà parlare a giugno» ha frenato il commissario. Al vertice ha partecipato anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, che ha confermato: «A giugno arriveranno ancora più dosi e potremmo ulteriormente accelerare la campagna vaccinale». Il ministro degli Affari regionali, Maristella Gelmini: «Non c’è alcun rischio di rimanere a corto di dosi».

 

 

 


 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 12 Maggio 2021, 18:10
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