Infarto, le polveri sottili aumentano il rischio. Nel traffico le persone fragili dovrebbero usare la mascherina

Uno studio dell’Università Cattolica di Roma rivela il legame tra malattie cardiache e inquinamento: lo smog può creare spasmi alle coronarie

Infarto, le polveri sottili aumentano il rischio. Nel traffico le persone fragili dovrebbero usare la mascherina

di Antonio G. Rebuzzi*

L'inquinamento dell'aria fa ammalare non solo i polmoni, ma anche il cuore. E può causare patologie quali angina e infarto miocardico. Questo è quanto dimostra una interessante ricerca presentata al Congresso della Società Europea di Cardiologia da Rocco Montone, Massimiliano Camilli e Filippo Crea dell'Università Cattolica Fondazione Policlinico A.Gemelli ed in prossima pubblicazione sull'importante rivista Journal of American College of Cardiology.

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UN TEST

Sono stati studiati 287 pazienti di Roma, la metà circa con angina, l'altra metà con recente infarto, tutti senza particolari alterazioni delle coronarie (arterie che portano il sangue al cuore). In base all'indirizzo di residenza si è risaliti all'esposizione di tutti ad eventuale inquinamento da polveri sottili, in particolare da PM10 (materiale particolato disperso nell'aria con diametro aerodinamico inferiore a 10µm) e PM2,5 (particolato con diametro inferiore a 2,5µm). I pazienti sono stati sottoposti a coronarografia durante la quale è stato iniettato un test provocativo con una sostanza, l'acetilcolina, che può provocare spasmo delle arterie coronariche. I pazienti che giornalmente respiravano aria più inquinata da polveri sottili (in particolare PM2,5) erano quelli che più andavano incontro a spasmo delle coronarie. Anzi, effettuando valutazioni statistiche attraverso test appropriati, risultava che le polveri sottili PM10 e PM2,5 nell'aria erano predittori significativi di positività al test che provocava spasmo coronarico. Si è quindi dimostrato per la prima volta, come suggerisce il Montone, «un'associazione tra esposizione di lunga durata all'aria inquinata e disturbi vasomotori coronarici, suggerendo un ruolo dell'inquinamento in alcune patologie delle coronarie».

Qual è il meccanismo con cui l'inquinamento danneggia le nostre arterie? Numerose evidenze scientifiche dimostrano che una esposizione prolungata all'inquinamento atmosferico può provocare uno stato di infiammazione cronica dei vasi con conseguente danneggiamento dell'endotelio (che è lo strato di rivestimento interno delle arterie e tra queste anche le coronarie).

Tale alterazione endoteliale potrebbe spiegare sia lo spasmo in risposta a vari stimoli sia, successivamente, lo svilupparsi di placche aterosclerotiche all'interno delle arterie. Tutti questi fenomeni sarebbero favoriti da altri fattori di rischio eventualmente presenti, quali il fumo o l'ipercolesterolemia. Limitare l'esposizione all'inquinamento è indispensabile anche per la salute del cuore perché potrebbe ridurre il rischio di futuri eventi correlati alla cardiopatia ischemica sia su base aterosclerotica che da spasmo coronarico.

IL FUMO

Cosa fare? L'uso di purificatori a casa e di mascherine se si è nel traffico cittadino potrebbe essere utile in particolare nei soggetti fragili e con altri fattori di rischio. Ovviamente, togliere il fumo di sigaretta è imperativo.

* Professore di Cardiologia Università Cattolica Roma
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 21 Settembre 2022, 17:12
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