Guerra e pandemia, la psicologa: «Così bambini e adolescenti sono diventati depressi, ansiosi e autolesionisti»

Intervista a Mirella Rossi: "Molti sento ancora l’effetto della mascherina"

Guerra e pandemia, la psicologa: «Così bambini e adolescenti sono diventati depressi, ansiosi e autolesionisti»

di Lorena Loiacono

Prima la pandemia, poi la paura per la guerra in Ucraina. Sono stati anni difficili per i più giovani, a cominciare dai bambini e dagli adolescenti, e ora le conseguenze si fanno sentire. Anche sul rendimento scolastico.

Dottoressa Mirella Rossi, psicologa della scuola attualmente impegnata nell’istituto comprensivo di via Latina, oggi cosa provano davvero gli alunni?

«Purtroppo stanno risentendo delle paure recepite in questi ultimi anni e così tra i ragazzi si stanno presentando molte complicazioni, che prima erano decisamente rare».

Può fare qualche esempio?

«A scuola seguo da vicino gli alunni della materna, delle elementari e delle medie. Ma seguo anche quelli più grandi, fuori da scuola, e posso dire che vivono stati di ansia generalizzata, si tratta di forme di ansia che prima restavano sotto traccia. Ora invece esplodono. L’ansia è cresciuta in maniera esponenziale ed è legata alla paura della perdita, della morte dei genitori ad esempio. Il distanziamento ha amplificato tutto questo. Senza contare le manifestazioni più insolite».

Quali?

«Assisto a varie forme di conversioni psicosomatiche importanti come, ad esempio, quella del bolo isterico: i ragazzi sentono come un blocco in gola, all’altezza della mandibola, che non gli permette di deglutire. Oppure c’è chi non sopporta la sciarpa, si sente soffocare e non la vuole indossare per non sentirsi fasciato».

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Perché?

«Probabilmente è l’effetto della mascherina, vogliono sentirsi liberi senza più niente sul viso. I ragazzi in classe sono stati anche 8 ore con la mascherina. Ora hanno bisogno di recuperare le vecchie abitudini con serenità».

A tutte le età?

«Sì. Ad esempio nelle scuole elementari sto osservando diverse conversioni del cavo orale e nn mi era mai capitato: i bambini più grandicelli che temono di strozzarsi e non mangiano, ad esempio il prosciutto. Generalmente accade ai piu piccoli. Sono forme di ansia».

Si tratta di depressione?

«Sì, sono tutte forme depressive e riguardano anche i ragazzi più grandi. Vivono purtroppo l’ansia con atti di autolesionismo: si procurano delle ferite, dei tagli per entrare in contatto con il loro corpo. Inoltre hanno perso la socialità».

Da cosa si vede?

«Manifestano una forte resistenza ad uscire di casa. I ragazzi delle scuole medie e superiori sono stati bloccati in casa nel momento in cui, invece, dovevano iniziare ad uscire, praticamente nella fase del gruppo dei pari. Quel momento è stato castrato».

Sono rimasti in contatto tra loro solo tramite social. Prima era inevitabile ma adesso? 

«Hanno usato il computer per studiare e fare scuola ma anche per giocare con i social e i videogiochi. Prima andava bene ma purtroppo questa abitudine è rimasta. Molti di loro devono ancora recuperare».

Ci vorrà tempo?

«Sì. Questo atteggiamento ce lo porteremo avanti per un po’, purtroppo, ormai hanno fatto un imprinting. Ci riadatteremo ma adesso è ancora troppo presto».

A livello didattico cosa è successo?

«La scuola è anche il trasferimento di informazioni in gruppo, a livello emozionale. Studiare da soli, a distanza, non è la stessa cosa. E’ cambiata anche l’ acquisizione delle competenze cognitive. Andrebbero letti diversamente anche i test per i bambini con i disturbi cognitivi perché l’apprendimento non è stato regolare».

A quell’età come si può avere l’ansia della morte?

«In realtà c’è sempre stata. I bambini hanno paura che il genitore venga a mancare e questo è normale. Ma con la pandemia tutto questo è diventato ancora più forte. Anche perché siamo stati abituati ad aver paura del contagio: come se ogni persona potesse portare la morte anche senza saperlo. Per un ragazzo questo pensiero è spaventoso».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 1 Febbraio 2023, 09:01
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