Crisanti: «Grave tornare a scuola senza profilassi»
di Mauro Evangelisti

Crisanti: «Grave tornare a scuola senza profilassi, così i contagi riprenderanno a crescere»

«Affermare che la riapertura delle scuole non causi un incremento dei casi è, diciamo, una baggianata».
Il professor Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia dell'Azienda ospedaliera di Padova e docente di Microbiologia, è preoccupato. «Riapriamo le scuole senza avere vaccinato come ha fatto il Regno Unito, ci prendiamo un grande rischio».

 

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Cosa non ha funzionato?
«Partiamo da un dato: checché se ne dica, dove si è riaperta la scuola, immediatamente c'è stato un impatto sulla trasmissione del virus. In Inghilterra la discesa dei contagi è rallentata; negli Stati Uniti, in particolare nel Massachusetts c'è stato un incremento dei casi, per fare solo due esempi. L'impatto esiste».

Pagheremo il conto tra due-tre settimane?
«Le rispondo facendo un ragionamento molto semplice, paragonando la situazione del Regno Unito e quella dell'Italia. Il nostro Paese da domani si ritrova per i quattro quinti in zona arancione, con un livello di aperture e libertà di movimento molto simile a quello della Gran Bretagna. C'è una piccola differenza: l'Italia ha 16-17 mila casi e 400 morti al giorno, la Gran Bretagna 4mila casi e 30-40 morti e in più 35 milioni di persone vaccinate. Sbagliano gli inglesi o sbagliano gli italiani?».

Cosa sarebbe stato giusto fare per riaprire le scuole?
«Fare come l'Inghilterra, che per 4-5 mesi ha sì chiuso, ma ha vaccinato moltissime persone. Vaccinando molto, molto di più di quanto è stato fatto in Italia, allora potevi permetterti di ricominciare le lezioni».

Ora per accelerare sulle vaccinazioni è anche necessario essere chiari e spiegare che AstraZeneca è un prodotto affidabile e sicuro.
«C'è stato un disastro di comunicazione e sono stati esasperati eventi normali per lo sviluppo della campagna vaccinale. Si tratta di un vaccino estremamente sicuro, lo dimostra l'esperienza del Regno Unito. Sebbene il meccanismo sia diverso, per una persona soggetta a trombi è molto più pericoloso prendere l'aereo che farsi il vaccino».

La campagna vaccinale sta andando a rilento. Cosa abbiamo sbagliato?
«Ci sono errori che vengono da lontano. L'Europa ha fatto gli ordini troppo tardi e puntando su alcuni produttori. Per mitigare i rischi bisognava comprare la stessa massiccia quantità di dosi da più case farmaceutiche. Già ad aprile del 2020 si dovevano opzionare molte più dosi per l'Italia dai tre produttori - Pfizer, Moderna e AstraZeneca - che allora avevano impostato la strategia vaccinale. Agire insieme all'Europa va bene, ma solo se fa la cosa giusta. Ma perché già allora non furono bloccate 500 milioni di dosi per casa farmaceutica, con la potenza economica che ha l'Unione europea?».

Non siamo troppo lenti nelle procedure delle vaccinazioni?
«C'è il problema delle dosi, ma soprattutto c'è il fatto che questa pandemia ha dimostrato tutti i limiti del sistema delle Regioni. Non è possibile che vi siano differenze così drammatiche tra una Regione e l'altra. Ognuno usa sistemi diversi per chiamare le persone. Le pare normale che alcune categorie professionali siano state vaccinate in una certa Regione e non nell'altra, mentre per gli anziani siamo ancora sotto al 50 per cento? Si tratta di un fatto veramente inaccettabile. Secondo me all'origine dei nostri guai c'è l'autonomia che hanno le Regioni nel campo della salute pubblica».

Cosa dobbiamo fare perché la prossima estate possa avvicinarsi alla normalità?
«Dobbiamo vaccinare molto di più, su questo non ci sono dubbi. Riaprire tutto con faciloneria significa prepararsi a una tranvata, visto che siamo sempre sopra ai 15mila casi giornalieri. Siamo ancora in tempo per avere una estate migliore. Bisogna vaccinare, ma anche difenderci dalle varianti, controllando meglio le nostre frontiere e aumentando molto di più il sequenziamento. Poi, in autunno, ci troveremo con un numero di persone vaccinate molto elevato e la situazione sarà migliore. Avremo protetto tutte le categorie più a rischio, anche se non credo alla possibilità di raggiungere l'immunità di gregge. Ci sono solo due incognite: la durata della protezione e la capacità di identificare eventuali nuove varianti».
 

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 12 Aprile 2021, 09:36
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