Covid, perché i casi non calano nell'Ue? Dal lockdown (insufficiente) al clima, cosa c'è da sapere
di Lorena Loiacono

Covid, perché i casi non calano nell'Ue? Dal lockdown (insufficiente) al clima, cosa c'è da sapere

I contagi crescono e i lockdown sembrano non bastare più. In Europa il Covid sta riprendendo vigore ormai ovunque: dalla Francia, che prova a mettere in campo un coprifuoco più esteso, al Regno Unito che ha nuovamente superato il record di contagi giornalieri. E intanto per la Germania, oggi, è il giorno più triste: si piangono 1.129 vittime nelle ultime 24 ore e si allontana definitivamente la possibilità di riaperture. «1.129 famiglie vivranno il passaggio al nuovo anno in lutto – ha appena commentato il ministro della Salute tedesco Jens Spahn, riportando il record dei decessi registrato oggi dal Robert Koch Institut - questi dati dimostrano quanto questo virus possa colpire in modo brutale. Non vedo come si potrebbe tornare a una modalità pre-lockdown dopo il 10 gennaio». Anche negli Usa il picco è fuori controllo e nell'America latina non va certo meglio: solo il Brasile ha superato i 7,5 milioni di contagi. Non sembrano avere effetti positivi neanche le continue misure restrittive e i lockdown messi in atto.

 

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Che cosa sta accadendo?

«Purtroppo il lockdown fa quello che può - spiega Fabrizio Pregliasco, virologo dell'università di Milano e direttore sanitario dell'Irccs Galeazzi di Milano - il problema sono sempre gli asintomatici, sono tanti e rappresentano una delle caratteristiche principali di questo virus: con le restrizioni stiamo solo cercando di mitigare i contagi, di ridurre la capacità di infezioni. Del resto si tratta di misure di sperimentazione, stiamo mediando».

La cabina di trasmissione del virus è legata, infatti, soprattutto agli asintomatici e con le misure restrittive si sta cercando di applicare il principio generale del contrasto al Covid: vale a dire ridurre i contatti umani che sono, tutti, dei potenziali rischi. Un asintomatico non sa, infatti, di poter trasmettere il virus, quindi, solo seguendo le norme anti-Covid si può provare ad evitare rischi.

Perché l'aumento dei contagi si registra proprio in questo momento?

«Probabilmente – spiega Pregliasco – stiamo vivendo un rialzo dei contagi legato alle attività prenatalizie: le piccole aperture di inizio dicembre e il fatto che, in clima festivo, si è portati ad abbassare la guardia sta portando a un rialzo dei contagi. Quindi a metà gennaio vedremo gli effetti del Natale: se c'è stato un rilassamento generale potremmo andare incontro alla terza ondata, verso il 15 gennaio. La lotta al Covid non è uno sprint ma è una maratona: se ti rilassi troppo non arrivi più».

Potrebbe essere colpa del freddo o dell'influenza stagionale?

«Sicuramente gli sbalzi termici riducono la capacità del corpo di sapersi difendere, ci indeboliscono e quindi il virus trova terreno fertile. Per ora resta invece sotto controllo l'influenza stagionale: non sta emergendo in maniera sostanziale, anche grazie all'uso delle mascherine e al distanziamento».

 

 

 

 

 

 

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Ultimo aggiornamento: Giovedì 31 Dicembre 2020, 08:12
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