Covid, Gimbe: «Il virus cresce troppo velocemente». Crisanti: sistema di contenimento dell'epidemia fuori controllo

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Covid, l'allarme arriva dalla fondazione Gimbe: «Il virus cresce troppo velocemente. Preoccupa la crescita della curva». I dati quotidiani sui contagi del Covid continuano a crescere, sfiorando quota 11mila casi in un giorno, ma per gli esperti non sono significativi, quello che preoccupa, invece, è la velocità con cui il virus si muove e la crescita della curva, in sostanza quanto è ripida. « Il virus è in vantaggio» e «sta crescendo troppo velocemente» spiega Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, che sottolinea come non possa esistere la logica del numero-soglia di casi quotidiani da non superare. Quello che conta in sostanza è l'andamento complessivo e l'analisi delle situazioni locali.

 

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Soglia psicologica

 

 

«Certo, esiste una soglia psicologica» dice Cartabellotta, una percezione quindi che cambia i comportamenti personali e le scelte politiche. «I dati però arrivano sempre in ritardo e le situazioni regionali sono diverse. Il dato nazionale va poi sempre spacchettato in tutte le realtà regionali» precisa il presidente della Fondazione Gimbe. E anche le misure dovrebbero essere commisurate a questi valori locali.

«Siamo in ritardo e il virus è in vantaggio». E gli effetti delle eventuali misure restrittive, ricorda, si potranno vedere sono dopo almeno due settimane, con un'onda lunga che si è vista anche in primavera. È fondamentale comunque, avverte, interpretare la «densità» del contagio utilizzando il numero dei casi attualmente positivi, parametrati alla popolazione residente e non guardando ai numeri assoluti, «perché altrimenti sono sempre le regioni più popolate ad influenzare la politica e l'opinione pubblica sull'andamento dell'epidemia, sottovalutando, o addirittura ignorando quelle piccole dove il numero di contagi è apparentemente esiguo.

L'indicatore più affidabile per misurare la densità del contagio è il rapporto positivi/casi testati». Attenzione però, aggiunge Cartabellotta, «non il rapporto positivi/tamponi totali che includendo quelli di controllo (circa il 40%) e che sottostima di molto la circolazione del virus». Secondo questo rapporto, con i dati del 16 ottobre, le prime tre regioni con un valore più alto sono la Valle d'Aosta (22.8), seguita dalla Liguria (18.8) e dal Piemonte. Calabria (2.7), Basilicata (2.8) e Lazio (4.2) sono invece quelle con densità minore. Il numero assoluto dei casi vede invece in testa la Lombardia (19.128), la Campania (14.354) e il Lazio (12.317).

 

Crisanti: «reset»

 

Ora l'obiettivo, suggerisce il microbiologo Andrea Crisanti, è quello di mettere in moto un «reset». Il sistema di contenimento dell'epidemia «si sta sbriciolando sotto il peso dei numeri ed è finito fuori controllo», ha detto Crisanti, su Il Corriere della sera, avvertendo che con questi numeri di contagi giornalieri non è più possibile fare un tracciamento, ed avverte: «presto arriveremo a 15mila contagi al giorno».

 

Covid, bollettino oggi 17 ottobre: 10.925 nuovi contagi e 47 morti. Allarme Lombardia e Campania. Terapie intensive +67

Covid Italia, il bollettino di oggi 17 ottobre 2020. Sono 10.925 i nuovi casi di coronavirus in Italia. I decessi registrati nelle ultime 24 ore sono 47. Su quasi 28 mila tamponi, vero e proprio record, oggi nel Lazio si registrano 994 casi positivi (il dato tiene conto di 200 recuperi di notifiche della Asl Roma 2 e della Asl di Frosinone), 12 i decessi e 62 i guariti.


 

 

 


Ultimo aggiornamento: Sabato 17 Ottobre 2020, 23:16
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