Kyriakides, commissaria Ue alla Salute: «Possibile Covid endemico Al lavoro sulle monoclonali»
di Gabriele Rosana

«Possibile Covid endemico», la commissaria Ue alla Salute Kyriakides: al lavoro sulle monoclonali

«Il 35% degli europei ha già ricevuto la prima dose di vaccino e il 14% è del tutto immunizzato»: numeri che, insieme alle infezioni in calo, consentono di guardare all'estate e alla stagione turistica con cauto ottimismo, «ma senza abbassare la guardia», dice Stella Kyriakides, commissaria Ue alla Salute, in un'intervista con Il Messaggero e altri tre media europei.
«Siamo fiduciosi che a luglio avremo abbastanza dosi per raggiungere l'obiettivo del 70% degli adulti vaccinati». Quella Ue è una «strategia orizzontale contro la pandemia», che guarda al breve, ma anche al medio e al lungo periodo, alla campagna vaccinale associa un nuovo slancio nelle terapie anti-Covid e conta di potersi concentrare presto sull'immunizzazione di adolescenti e bambini.

 

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Commissaria Kyriakides, cosa accadrà una volta raggiunto il 70% dei vaccinati nell'Ue?
«Ci sono due temi da affrontare. La nostra ambizione è superare questa soglia a luglio. Dopo potremo gestire meglio le varianti. Ma non finisce qui. Questo virus può diventare endemico, quindi guardiamo anche alle terapie: l'Ema, l'Agenzia europea del farmaco, sta al momento valutando quattro anticorpi monoclonali. Stiamo pure lavorando sui vaccini per gli under 16: il parere dell'Ema, che ha da poco iniziato l'esame per la fascia d'età 12-15 anni, sarà essenziale. Aspettiamo l'esito nelle prossime settimane».

Quali lezioni ha imparato l'Ue dalla strategia vaccinale che può adesso applicare alle terapie anti-Covid?
«Oltre ai vaccini, dobbiamo avere anche cure per chi continuerà ad ammalarsi, in particolare per i casi di long Covid (quando gli effetti dell'infezione si vedono ancora dopo molte settimane, ndr). La Commissione ha adottato una strategia terapeutica che va di pari passo con quella vaccinale, a cui si ispira. Nonostante le difficoltà, non dimentichiamo che in sei mesi siamo stati in grado di dotarci di un portafoglio di 2,6 miliardi di dosi. Guardiamo a tutto il ciclo di vita del farmaco: ricerca, test clinici, individuazione dei prodotti più promettenti e sicuri, tempestiva autorizzazione, incremento della produzione, equa distribuzione e accesso per tutti gli europei. Come con i vaccini, vogliamo essere in grado di rendere disponibili questi farmaci non appena saranno autorizzati».

Siamo alle porte dell'estate. Qual è il messaggio sulla ripresa del turismo, mentre continuano i negoziati sul certificato verde digitale?
«Il coordinamento fra gli Stati deve essere il principio guida in questa fase in cui vogliamo rimettere di nuovo l'Ue in condizione di ripartire, riattivando le economie. Per questa ragione abbiamo proposto il certificato verde digitale, con criteri comuni per viaggiare in maniera sicura. È importante che tutti gli Stati Ue si preparino alla sua implementazione entro giugno, dotandosi nel frattempo di piattaforme nazionali che siano interoperabili. Perché ciò avvenga è importante che tutti i Paesi si occupino anche della cosiddetta esitazione vaccinale: possiamo aprire in maniera davvero efficace solo se vacciniamo una fetta significativa della popolazione, altrimenti rischiamo una maggiore diffusione delle varianti».

Nonostante tutto, le restrizioni rimangono necessarie?
«Nella rimozione delle restrizioni dobbiamo procedere con cautela e guardare l'effetto che questo avrà sulla curva dei contagi, così come alla parallela diffusione delle mutazioni del virus. L'Ecdc, il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie, sta sviluppando un sistema che aiuterà gli Stati a calcolare l'impatto di queste scelte così da prendere le decisioni più appropriate».

La Commissione ha avviato una nuova causa contro AstraZeneca per le dosi non ancora consegnate. Al tempo stesso, molti cittadini - lo vediamo nel Lazio - rifiutano la somministrazione del preparato, preferendo Pfizer.
«AstraZeneca è una componente importante del portafoglio vaccinale Ue e migliaia di cittadini lo hanno già ricevuto. Il nostro obiettivo è far sì che l'azienda consegni il prima possibile le dosi previste nel contratto, secondo i patti. Quanto alla mancanza di fiducia nei confronti del prodotto, voglio garantire a tutti che l'Ema ha detto con chiarezza che è sicuro e che i benefici superano largamente i rischi, una posizione che continuiamo a sostenere».

Per il momento l'Ue non prevede di acquistare nuove fiale di AstraZeneca. La strategia si affida solo ai vaccini mRNA, come Pfizer (con cui la la Commissione ha appena concluso un contratto per 1,8 miliardi di dosi nel 2022 e 2023)?
«Quando parliamo di vaccini dobbiamo essere sempre un passo avanti. Diverse tecnologie ci danno la possibilità di essere flessibili e rispondere in maniera rapida alle situazioni in evoluzione. Tutte le opzioni per il futuro rimangono sul tavolo».

Intanto continua il dibattito avviato dagli Stati Uniti sulla rimozione dei brevetti. Come si muoverà l'Ue?
«Siamo pronti a discutere proposte pragmatiche e realistiche per far fronte alla crisi insieme ai nostri partner internazionali, ma nel breve termine questa idea non è in grado di accelerare il raggiungimento del nostro obiettivo, cioè la rapida vaccinazione globale. Abbiamo bisogno di vaccini adesso: la nostra priorità è lavorare con le aziende per aumentare la produzione. Semmai, invitiamo tutti quelli che sono impegnati nel dibattito sulla rimozione dei diritti di proprietà intellettuale sui vaccini a unirsi a noi nell'appello a favore delle libere esportazioni. L'Europa è l'unico continente al mondo che riesce a vaccinare larga parte della sua popolazione e al contempo anche ad esportare le dosi».

Oltre 2000 migranti sono arrivati in Italia nelle ultime ore. Quali misure ritiene siano efficaci per prevenire eventuali focolai di contagi?
«Come nel caso di ogni tipo di viaggio verso l'Ue, gli Stati membri devono avere tutte le misure di sanità pubblica necessarie per contenere e limitare la possibile diffusione dell'infezione. Il virus accentua in particolare le debolezze di migranti e rifugiati: per questo l'Ecdc ha predisposto linee guida che si occupano di questa situazione, prevedendo tra le altre cose lo screening degli arrivi e misure di quarantena».

 

 

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: Giovedì 13 Maggio 2021, 09:33
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