Covid, Cauda: «No feste in casa e tavolate se vogliamo evitare baratro del lockdown»

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di Lorena Loiacono

Addio alle lunghe tavolate in famiglia o tra amici. Per i pranzi a casa meglio aspettare momenti migliori. Lo prevedono le nuove norme anti-Covid, messe in campo per contrastare l'aumenti dei contagi delle ultime settimane.

Professore Roberto Cauda, direttore di Malattie infettive del Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma, è giusto evitare le feste in casa, con gruppi di oltre sei persone?

«Direi che si tratta essenzialmente di una norma di buon senso. So bene che il pranzo con una bella tavolata numerosa fa parte della nostra cultura, ma ora in questa fase di emergenza c'è una forte raccomandazione ad evitare questi momenti».

Che cosa si rischia?

«Non credo che nessuno manderà la polizia a casa a controllare ma, se eludiamo le prescrizioni, faremo del male a noi e a nostri cari. Inoltre direi che se non vogliamo ripiombare nel baratro del lockdown bisogna rispettare queste misure di buon senso».

 

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Siamo in una situazione a rischio?

«Siamo in una situazione piuttosto seria. Senza fare eccessivo allarmismo, che non giova a nessuno, ma anche senza un'inappropriata faciloneria: dobbiamo guardare le cose con realismo. E' vero che la situazione oggi è diversa rispetto alla primavera scorsa, perché intercettiamo un numero significativo dei contagi, per lo più asintomatici, grazie agli oltre 100mila tamponi al giorno. Ma è anche vero che se si allarga la platea dei positivi tanto più c'è rischio che possa colpire categorie più fragili, come gli anziani in famiglia».

Ci sono già avvisaglie?

«Qualche segnale viene rilevato nell'aumento dei ricoveri ospedalieri in regioni come Lazio, Campania e Lombardia nelle terapie intensive».

Come bisogna intervenire?

«Per interrompere questa catena, bisogna agire a livello delle istituzioni promuovendo il tracciamento e tanti test, rapidi e poi salivari. A livello individuale rispettando le regole. Possiamo andare al ristorante, anche al chiuso, basta mantenere il distanziamento e le norme previste».

Come affronteremo l'inverno?

«Siamo alla vigilia di un cambiamento. Mi auguro in positivo».

Quale potrebbe essere la svolta positiva?

«Nella migliore delle ipotesi possiamo augurarci il mantenimento della curva piatta. Sarebbe irrealistico sperare che possa scendere. Dobbiamo fare in modo che il picco avvenuto nel periodo di marzo-aprile, con replicazione molto rapida dei contagi e con uno tsunami sul sistema sanitario, non ci sia. Tanto più ora, in un momento come questo con il rischio che il pronto soccorso si popoli di tanti sospetti Covid».

Come si blocca tutto questo?

«Con la mascherina e con il vaccino, mi riferisco a quello influenzale: in Australia, in Cile, in Argentina e in Nuova Zelanda l'influenza ha avuto numeri nettamente inferiori grazie all'uso della mascherina anti-Covid che, ovviamente, ti protegge da tutto».

Anche evitare tavolate da 10 persone ci protegge dall'influenza?

«Certo. Sembra innaturale ma dobbiamo avere molta attenzione adesso e ricordarci che, comunque, non è una misura definitiva».

 

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Ultimo aggiornamento: Martedì 13 Ottobre 2020, 19:24
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