Astrazeneca, Rasi: «Non ci possiamo fermare: i benefici superano i rischi»
di Graziella Melina

Astrazeneca, Rasi: «Non ci possiamo fermare: i benefici superano i rischi»

«La campagna vaccinale con AstraZeneca può continuare, magari con un aggiustamento strategico per ottimizzarne l'uso». Mentre gli scienziati provano a sbrogliare la matassa dei casi di trombosi segnalati dopo la somministrazione del farmaco, secondo Guido Rasi, ordinario di microbiologia dell'Università di Tor Vergata di Roma ed ex direttore esecutivo dell'Ema (l'agenzia europea per i medicinali), resta un dato di fatto incontrovertibile: «Si tratta di un farmaco comunque potente e indispensabile. I benefici rimangono infinitamente superiori ai rischi».

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Perché i casi finora segnalati non sono facilmente riconducibili alla dose anticovid?
«Per quanto le segnalazioni stiano aumentando in proporzione ai vaccini e ai vaccinati, i numeri rimangono sempre molto bassi. Sono casi che sicuramente meritano una grande attenzione. Ma ricordiamo che si sta configurando forse una prevalenza di reazioni anche prima che venga stabilito un nesso con il vaccino, che ancora non è inequivocabile. Anzi, siamo lontani dall'affermarlo. Prima bisogna spiegare chi eventualmente potesse essere mai predisposto a questa rara reazione, sempre che sia documentato sia stato il vaccino la causa. È importante sottolineare poi che tutti i tipi di reazione sono molto più bassi nella popolazione anziana, perché ha un sistema immunitario meno reattivo e quindi ha meno reazione ai vaccini».

 


Lei ritiene che i benefici siano ancora superiori ai rischi?
«Se la mettiamo su questo piano, con questi numeri i benefici rimangono infinitamente superiori ai rischi. Se poi vogliamo aumentare ancora di più il beneficio e diminuire sempre più il rischio, individuiamo chi ne beneficia in maggior misura e ha rischi minori e questa forbice la allarghiamo ancora di più».


Vuol dire che si potrebbe aggiustare il tiro rimodulando la campagna vaccinale?
«Alla luce dell'esperienza inglese, oltre che della nostra, grazie alle nuove conoscenze che verranno fuori man mano che le persone si vaccinano, potrebbe essere giustificato da parte delle autorità sanitarie ridefinire la strategia della campagna vaccinale e assegnare un determinato vaccino ad una fascia della popolazione che ne trae un massimo beneficio. Per esempio, AstraZeneca si sta dimostrando molto utile negli anziani, quindi lo si potrebbe assegnare a questa categoria di persone, che non solo non hanno potenzialmente reazioni, ma addirittura traggono un beneficio aggiuntivo».


Si potrebbe pensare anche ad una terapia che ammortizzi gli eventuali rischi?
«È presto per preventivare una terapia prevaccinale. Anche perché, nonostante alcune osservazioni e un dibattito scientifico di altissimo livello, in realtà i casi avversi segnalati non sono tutti uguali fra di loro. Sappiamo, poi, che in alcuni di questi, l'eparina avrebbe migliorato il quadro clinico, in altre invece lo avrebbe peggiorato. Indubbiamente tutti i tipi di trombosi, quindi incluse anche quelle eventualmente causate dal vaccino, dovrebbero essere curate all'inizio. Quindi è bene che le persone che ritengono di avere sintomi, si rivolgano al medico precocemente perché questi eventi, se diagnosticati rapidamente, si possono curare con più facilità».


Gli scienziati prima o poi ne verranno a capo?
«Certo. Come sappiamo, nel momento di utilizzazione di massa di un farmaco così anche per il vaccino si attiva la farmacovigilanza. Questo ci consente di osservare eventi rari e rarissimi che si combinano a loro volta con situazioni genetiche rare o rarissime, con l'assunzione di altri farmaci, o con particolari abitudini di vita. La combinazione di questi fattori ovviamente non può essere nota all'inizio. Bisogna poi ricordare che la farmacovigilanza è rapidissima, si è visto infatti che ogni caso viene segnalato in tempo reale e le decisioni possono essere prese in tempi rapidissimi».


Quindi a breve si potrà sapere quali sono le persone a rischio?
«Già si stanno analizzando tutti i casi segnalati. Ci sono gruppi di scienziati che stanno studiando il possibile nesso tra reazioni e vaccino e addirittura quali sono persone che possono essere individuate prima, per evitare che incorrano in reazione avverse. Ma intanto siamo certi che si tratta di un farmaco potente e indispensabile. La campagna vaccinale deve continuare. Non possiamo rinunciare ad AstraZeneca».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 7 Aprile 2021, 06:25
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