AstraZeneca, via il limite d’età. E cresce il pressing per il vaccino Sputnik
di Graziella Melina e Diodato Pirone

AstraZeneca, via il limite d’età. E cresce il pressing per il vaccino Sputnik

Sia per accelerare le vaccinazioni, sia sulla base degli ottimi risultati certificati dalle autorità britanniche, la Germania e la Francia si apprestano a utilizzare il vaccino Astrazeneca anche per chi ha più di 65 anni. Anche l’Italia sembra orientata in tal senso: il ministero della Sanità dovrebbe decidere entro questa settimana.
Intanto fra un mese dovrebbe essere disponibile anche il vaccino della Janssen (marchio della multinazionale Usa Johnson&Johnson) che sarà monodose e infialato in grandi numeri in Italia. Ieri l’amministratore delegato della filiale italiana della Janssen, Massimo Scaccabarozzi su Rai3 ha confermato che l’azienda assicurerà alcune milioni di dosi entro giugno e 27 milioni entro la fine dell’anno.

La scarsità dei vaccini sta innervosendo i governi di alcuni paesi europei. L’Ungheria ha comprato piccole quantità di vaccino russo (Sputnik) non autorizzata dall’Ue. Ieri anche la Repubblica Ceca si è detta interessata a comprare il prodotto russo che però viene sfornato in quantità scarsa dalle fabbriche russe visto che finora solo 3,9 milioni di russi sono stati vaccinati. In ogni caso suscita grande perplessità negli osservatori internazionali il fatto che il presidente della federazione russa, Vladimir Putin, non si sia ancora vaccinato con lo Sputnik o che comunque non lo abbia fatto sapere al mondo dopo che una dose fu inoculata a sua figlia durante la fase sperimentale.

 

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Gli scienziati

 

Tra gli scienziati le aspettative per il vaccino Sputnik sono alte. «Da uno studio pubblicato su Lancet risulta che l’efficacia è pari al 91,6 per cento - rimarca Roberto Luzzati, professore di malattie infettive dell’Università di Trieste - pur basandosi su due vettori virali, avrebbe un’efficacia sovrapponibile a quella dei vaccini a rna messaggero. La tollerabilità sembra ottima. Sappiamo inoltre che servono due dosi a distanza di 21 giorni». Il problema, come sottolinea Sergio Abrignani, ordinario di Immunologia e patologia generale dell’Università Statale di Milano, è che «non si sa se è stato realizzato rispettando i requisiti richiesti in Europa. Disponiamo solo di una pubblicazione che indica che è efficace». Ma non basta. «È necessario verificare anche che la produzione avvenga in sicurezza e che ogni lotto realizzato sia uguale all’altro. Servono cioè i requisiti di Good manufacturing practices (gmp)».

Ma a complicare l’affare c’è la questione legata ai siti: i russi dispongono di 6 fabbriche, ma con bassa capacità produttiva. Ragion per cui hanno ceduto il brevetto ad alcuni Paesi come il Brasile, l’India e la Corea del Sud. L’Ema vuole però vederci chiaro. «Ovvio che prima di essere utilizzato il vaccino deve essere vagliato dal comitato dell’agenzia europea - spiega Francesco Scaglione, ordinario di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano - E non è una questione burocratica. Serve proprio per garantire che sia sicuro. Se in Italia lo si utilizzasse senza questa approvazione, si creerebbe un brutto precedente».

Vista la carenza di dosi, la tentazione in effetti c’è. «Lo Sputnik potenzialmente potrebbe risolvere alcuni dei nostri problemi. Di fatto è abbastanza potente - ammette Filippo Drago, ordinario di farmacologia dell’Università di Catania - Ma sappiamo che all’Ema ancora tecnicamente non è stata presentata la richiesta di approvazione. Da circa due mesi, però, sia Ema che il governo russo stanno cercando di superare lo scoglio dei requisiti gmp». Alcuni ispettori italiani, su mandato dell’Ue, sono in partenza per verificare come stanno davvero le cose. Ma che il tallone di Achille sia proprio la produzione lo dimostra il fatto che «solo i cittadini di Mosca - ricorda Drago - vengono vaccinati. E intanto però i russi continuano a proporlo ad altri Paesi, non ultimi alcuni del Medio Oriente».
 

 

 


Ultimo aggiornamento: Lunedì 1 Marzo 2021, 00:05
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