«Yoga è diventato uno stress». Tara Stiles: meglio tornare alle origini
di Maria Serena Patriarca

«Yoga è diventato uno stress». Tara Stiles: meglio tornare alle origini

«Lo yoga contemporaneo rischia di diventare troppo competitivo, nei ritmi veloci che contraddistinguono alcune pratiche e nella corsa alla perfezione delle posture, tanto che per rilassarsi davvero talvolta occorre affidarsi ai principi di discipline orientali più soft e slow, come il tai chi». L'appello arriva da una delle regine dello yoga, Tara Stiles, ex modella oggi anche influencer su Instagram e YouTube, di cui a dicembre uscirà il libro Clean Mind, Clean Body, attesissimo dai fan.

 

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Strala

 

Americana, 39 anni, Tara è il deus ex machina della nota scuola newyorkese Strala Yoga (con sede anche a Londra), che a Manhattan ha formato allievi del calibro di Jane Fonda, Elle Macpherson, James Redford e Deepak Chopra. Stiles, nel nuovo libro, evidenzia come il tai chi potrebbe rivelarsi più in sintonia con lo stile originario dello yoga di alcune pratiche yoga moderne troppo contaminate dallo spirito del fitness. Due ricerche convalidate dalle università di Auckland e Bournemouth, per esempio, hanno rilevato come la pratica della meditazione cinese in movimento sia fonte di riduzione di ansia e depressione, e garantisca una migliore qualità del sonno. Un volume, dunque, quello di Tara, che ancor prima di uscire ufficialmente in libreria già sta creando discussione nel variegato mondo dello yoga. L'esigenza, in questo periodo di pandemia che mette a dura prova il nostro sistema nervoso più che mai, è quella di un ritorno allo yoga delle origini nella forma più sana, rilassante ed efficace per il corpo e la sfera emozionale.

 

 


La mente


«Lo stress è un qualcosa che non deve abbinarsi in nessun modo al concetto di yoga», precisa Anna Loggia, insegnante e formatrice di yoga, specializzata in tecnica Kundalini. E aggiunge: «Lo yoga più vero è lontano anni luce da alcune deformazioni che hanno portato questa disciplina a miscelarsi allo spirito perfezionista e competitivo delle pratiche fitness tipiche degli Usa. Lo yoga autentico, che davvero può aiutarci a rafforzare il fisico e liberare la mente dai pensieri, principale fonte di stress, si basa sui principi tramandati nei Sutra di Patanjali, il filosofo indiano vissuto nel 500 a.C. considerato il padre dello Yoga. Ai miei allievi ricordo sempre che Patanjali disse che lo yoga si fa per far cessare le fluttuazioni della mente». Ecco perché, continua la Loggia (il sui nome spirituale è Hari Bhajan Kaur), se lo yoga delle asana (posture) non è completato da una pratica di pranayama (respirazione consapevole), dalla meditazione e dal rilassamento profondo rischia di confondersi con allenamenti puramente fisici.

 

I limiti

 

«Non sono d'accordo con il fatto che lo yoga sia dipinto come competitivo. O, meglio, non credo sia questo lo spirito giusto con cui fare yoga. L'unica competizione quando si pratica è con se stessi, per andare oltre i propri limiti e i propri schemi precostituiti, conoscersi a fondo e cercare di dominare il flusso della mente». I movimenti del corpo diventano dunque, in quest'ottica, un tutt'uno con la nostra dimensione più profonda. Patanjali scriveva che «ogni posizione assunta dallo yogi deve essere stabile e piacevole». Il gusto di muoversi nella lentezza e il piacere di praticare yoga non per bruciare calorie o scolpire i muscoli ma per rilassarsi e ricalibrarsi davvero, anche interiormente: questo l'obiettivo delle scuole e delle tecniche yogiche che risultano vincenti nel tempo.
 

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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 18 Novembre 2020, 09:16
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