Roma, straniero pedina una minorenne e cerca di violentarla: terrore a Porta Portese

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di Marco Carta
Il pedinamento fra Trastevere e Testaccio. Poi l'aggressione. Ha cercato di violentare una ragazza di 15 anni, tallonandola anche dentro il condominio dove vive la nonna. «Mi ha seguito per cinque piani di scale». Fiato sul collo, prima di sferrare il brutale agguato: «Me lo sono ritrovato di fronte con i pantaloni calati. Ha provato a prendermi. Mi ha toccato. E ho urlato». E' stato condannato a quattro anni e quattro mesi con rito abbreviato, Ahmet Mohamed, il 28enne di origini somale, arrestato martedì dai poliziotti del commissariato Trastevere. Accusato di violenza sessuale, aggravata dalla giovane età della vittima. Di fronte ai giudici ha provato a dichiararsi innocente: «Ero nudo perché volevo fare pipì».
«Avevo bevuto cinque birre a stomaco vuoto». Ahmet, in Italia da 4 mesi, vive alla giornata, senza una fissa dimora. E già dalle prime ore del pomeriggio, martedì, aveva iniziato a molestare i clienti di un bar in via Portuense a pochi passi da Porta Portese.

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IL FATTO
Il somalo, a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato politico, viene allontanato dai proprietari del locale e subito prende di mira Francesca (il nome è di fantasia ndr) una ragazza romana di 15 anni. La vede passare sulla strada. E inizia a seguirla in maniera molesta. «Mi sono accorta immediatamente che mi osservava con insistenza», ha raccontato la giovane agli agenti che hanno raccolto la sua testimonianza. Francesca ha paura e accelera il suo andamento. Ahmet, però, continua a starle dietro. La ragazza cerca rifugio nel condominio dove vive la nonna, che in quel momento si trova in casa con la madre. E dopo aver suonato il citofono, inizia a correre per le scale. Ma Ahmet la tallona a poca distanza, seguendola fino al quinto piano.

E' qui che inizia l'incubo: «Si è avvicinato e ha tentato di bloccarmi». Il somalo la tocca più volte, palpeggiandola. La ragazza se lo ritrova con i pantaloni calati e grida aiuto con tutte le sue forze: «Sono riuscita a divincolarmi e a fuggire». Le sue grida attirano l'attenzione degli altri condomini che si affacciano sulle scale per capire cosa stia accadendo. Nel frattempo, sul posto arrivano gli agenti, il proprietario del bar, dove poco prima il rifugiato aveva fatto confusione, li ha indirizzati verso il condominio. Fermano il somalo e raccolgono la testimonianza della ragazza, ancora sotto shock.

L'ACCUSA
Ahmet viene arrestato in flagranza di reato per violenza sessuale aggravata dall'età della vittima, che ha solo 15 anni. Eppure quando ieri si è trovato a piazzale Clodio ha provato a negare tutto: «Io non ho violentato nessuna ragazza. Non potrei mai farlo. E' contrario alla mia cultura», ha spiegato in aula il 28enne, che poi ha accampato un'altra giustificazione per essersi spogliato: «dovevo fare pipi e la ragazza si è spaventata. Per questo ha urlato, ma non le ho fatto niente. Ero andato fino al quinto piano perché cercavo un posto dove dormire la notte». Nei suoi confronti il pm Francesco Cascini aveva chiesto una pena di sei anni. Gliene hanno dati quattro e quattro mesi. Una volta scontata la pena, dovrà essere espulso dall'Italia.
 
Ultimo aggiornamento: Giovedì 30 Luglio 2020, 12:38
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