Vaccini Lazio, piano a rischio stop: tagli dosi AstraZeneca e contratto in scadenza per medici e infermieri

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di Francesco Pacifico

Con l’inizio di marzo dovevano arrivare oltre 100mila dosi da AstraZeneca, invece il colosso anglosvedese - di quella partita tanto agognata - ne invierà poco più di 15mila. E tanto basta per capire gli effetti sulla macchina vaccinale del Lazio, prima in Italia per ritmi di somministrazione, ma con ancora quasi 5 milioni di persone da immunizzare. Ieri è stato comunicato in via ufficiale a via Cristoforo Colombo il nuovo taglio deciso da AstraZeneca. L’unica certezza è che nel prossimo invio, invece delle 30mila dosi previste, ce ne saranno 15mila. Capire gli effetti pratici è complesso, anche perché il farmaco da settimane viene somministrato soltanto nei centri vaccinali a insegnanti, poliziotti e soprattutto over 70, senza essere consegnato ai medici di base. E con un milione di prenotazioni per chi ha tra i 68 anni e i 79 anni, è facile immaginare una serie di rinvii se AstraZeneca non consegnerà al più presto le dosi mancanti.

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Sicuramente si abbasserà la media delle inoculazioni giornaliere: siamo a 27mila, la Regione voleva salire a 30mila, mentre il tetto minimo del piano è di almeno di 50mila al giorno. Già negli scorsi giorni l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, aveva annunciato uno stop con questi trend di forniture. Questo ritardo avrà ripercussioni anche sulle vaccinazioni effettuate dai medici di base, ai quali viene dato soltanto Pfizer per le seconde dosi. C’è più di un timore che anche i flaconcini prodotti dal colosso americano promessi, finiscano agli hub. Alcuni dottori spiegano che «nel giorno di Pasquetta non sappiamo ancora se le farmacie delle aziende sanitarie ci forniranno le fiale che abbiamo chiesto. Così non possiamo più programmare gli appuntamenti».

Entro fine mese

Ma questa non è l’unica emergenza sul tavolo dell’assessore D’Amato. Il 30 aprile scadrà il contratto per 5mila tra medici e infermieri assunti nel 2020 per affrontare l’emergenza Covid. E se non verranno confermati, la sanità del Lazio finirà nel caos. Come detto, in un territorio dove mancano strutturalmente 10mila medici e 30mila infermieri nelle strutture pubbliche, la loro presenza è fondamentale per garantire l’assistenza ai malati Covid e a quelli no Covid. Per la precisione parliamo di 1.500 medici e 3.500 infermieri, per la stragrande maggioranza tra i 30 e i 35 anni, impegnati nelle vaccinazioni, ai drive in per i tamponi, nelle terapie intensive come nei reparti destinati alle cure d’elezione. Proprio per non acuire il caos in atto - in un momento nel quale i posti letto nelle terapie intensive sono vicine alla saturazione - l’assessore D’Amato, e i sindacati confederali e autonomi del settore hanno già stretto un’intesa di massima, che le parti vogliono siglare già in questa settimana: confermare i contratti in scadenza almeno fino al 31 dicembre di quest’anno.

Almeno, perché l’obiettivo è quello di arrivare a una loro definitiva stabilizzazione oppure arrivare a un prolungamento fino alla fine del 2022 in modo da garantire a questi lavoratori i tre anni previsti dalla Madia per la riconversione a tempo indeterminato. Perché i medici nel Lazio servono e scarseggiano. Ma per rendere più strutturale l’operazione serve il via libera del governo, che per ora ha annunciato un ampliamento degli organici, ma deve fare un decreto perché parliamo di sanitari assunti in regime emergenziale. In sostanza, l’unico “strappo” che può fare la Regione senza l’assenso dell’esecutivo, è allungare i contratti fino alla fine del 2020. Francesco Pacifico


Ultimo aggiornamento: Lunedì 5 Aprile 2021, 23:12
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