Sgomberi, si riparte
da Carlo Felice:
«E poi tocca
ad altri due stabili»
di Stefania Piras

Roma, via allo sgombero di Carlo Felice: «Poi tocca ad altri due stabili»

Riparte la stagione degli sgomberi. E si riparte oggi da viale Carlo Felice dove il Campidoglio sperimenterà la famosa terza via: il dialogo con gli occupanti che dovranno accettare di entrare in un circuito legale e quindi, prima di tutto, uscire dall'abusivismo. Oggi inizia il trasferimento: «Sarà un trasloco volontario». Prenderanno le loro cose e poi andranno nelle case reperite dall'amministrazione comunale. La polizia verrà per vigilare sull'operazione di trasferimento che dovrebbe terminare mercoledì.

I COINVOLTI
In tutto sono coinvolte 75 famiglie, tra cui 15 minori e 13 persone singole. Lasceranno un immobile che è occupato da diversi anni, dal 2003, in cima alla lista stilata da Comune e Prefettura, e per questo diventata una struttura simbolo. Una parte degli occupanti traslocherà negli immobili messi a disposizione da Sidief srl, società di Bankitalia, proprietaria dell'edificio che ha trovato dei piccoli locali lì vicino per garantire la continuità scolastica ai bambini. In quei locali chi potrà pagherà un canone d'affitto molto ridotto. Un terzo degli occupanti andrà in case dell'Ater regionale e un'altra parte ancora finirà nelle strutture di accoglienza di Roma capitale. Gli abbinamenti tra famiglie e strutture sono stati studiati nei tavoli interistituzionali nei quali il Campidoglio ha riunito il Dipartimento delle Politiche sociali, la proprietà, la Regione e il Municipio I.

Tutte le famiglie che vivevano all'interno del palazzo dovranno voltare pagina. Cosa significa? Prima dello sgombero hanno tutti firmato un patto di inclusione sociale. Saranno seguiti dagli assistenti sociali nei prossimi mesi e si impegneranno a trovare un lavoro e a raggiungere l'autonomia: hanno tempo due anni. Questo è il modello permanente che intende avviare il Campidoglio e il Carlo Felice è l'esperimento pilota. Ovvero una liberazione degli immobili soft, senza bisogno dell'intervento della forza pubblica. Modello, però, difficilmente replicabile altrove.
In base alla lista redatta in prefettura i prossimi palazzi da evacuare sono quello in via Cardinal Capranica e quello in via Caravaggio. Ci sono occupazioni storiche come l'ex scuola 8 marzo alla Magliana e l'ex hotel in via Prenestina. Ma le priorità potrebbero cambiare secondo le linee guida contenute nella circolare emanata dal Viminale lo scorso 19 dicembre. Secondo il decreto Sicurezza e le disposizioni del Ministero dell'Interno infatti i palazzi da sgomberare in via prioritaria sono ora quelli colpiti da provvedimenti dell'autorità giudiziaria: se non si interviene c'è il rischio di mancato sgombero e quindi si fa un danno che poi va risarcito alla proprietà che non è potuta tornare in possesso dello stabile. Se si è in presenza di una sentenza che intima lo sgombero l'edificio acquisisce più peso e quindi un coefficiente di sgomberabilità più alto. Qui ci sono due esempi lampanti: via Torrevecchia e viale del Policlinico. La nuova classifica potrebbe infatti dare corsia preferenziale a questi due immobili occupati.

QUELLI A RISCHIO
Ma per un edificio sgomberato come a inizio anno la ex fabbrica della Penicillina in via Tiburtina, e in cui peraltro il giorno dopo si sono registrati ritorni e nuovi ingressi, ci sono centocinquanta palazzi che rischiano ogni giorno di essere occupati. Sono spesso luoghi abbandonati o in disuso che diventano rifugi o covi di illegalità e degrado come il plesso in via dei Lucani, a San Lorenzo, dov'è morta Desirée Mariottini.

Anche su questi casi la prefettura ha acceso un faro. Palazzo Valentini sta facendo pressing sul Campidoglio perché cominci a fare una politica di prevenzione e usi tutte le precauzioni per impedire blitz abusivi. E quindi è necessario che invii vigili urbani per impedirne l'occupazione. Il pressing però sarà rivolto anche ai proprietari perché mettano in sicurezza gli immobili e scoraggino l'occupazione con barriere, cancelli e telecamere per la videosorveglianza. Perché per un palazzo liberato, un altro è a rischio.

 
Lunedì 18 Febbraio 2019, 07:50
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