Scuola, il provveditore del Lazio: «Riaprire l'undici è un rischio, ma la didattica online non va»
di Camilla Mozzetti

Scuola, il provveditore del Lazio: «Riaprire l'undici è un rischio: ma la didattica online non va»

Non è ancora arrivato il tempo delle vittorie anzi, prevale il compromesso: «Rientrare ora significa correre dei rischi dal punto di vista sanitario ma la didattica a distanza non funziona e in prospettiva rischiamo anche di perdere migliaia di ragazzi». Da tecnico qual è, come ci tiene a precisare, - «le decisioni le prende la politica io mi limito ad applicarle» - il direttore dell'Ufficio scolastico regionale Rocco Pinneri parla in vista dell'11 gennaio quando, salvo cataclismi sulla curva dei contagi, almeno la metà dei liceali tornerà in classe.


Direttore Pinneri siamo pronti? I contagi restano alti e per venerdì non si prevedono dati migliori.
«Lo vedremo, la sfida è quella di conciliare il trasporto pubblico locale con l'organizzazione delle scuole».

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Gli studenti sono in fermento, criticano il piano di rientro e sono pronti l'11 a non varcare le soglie delle scuole.
«Tutti abbiamo paura di ammalarci e quindi tutti chiediamo la garanzia di non ammalarci ma questo è impossibile. Nessuno di noi ha il diritto di non ammalarsi o di non morire anzi, sull'ultimo punto abbiamo tutti il dovere di farlo prima o poi. È ovvio che speriamo che non capiti in quest'occasione ma il massimo che si può chiedere a chiunque è quello di organizzarsi per ridurre al minimo il rischio che però è maggiore di zero. Occorre decidere: il rischio, inevitabile per quanto ridotto, comunque esiste; vale la pena correrlo?».


Lei che risposta si è dato?
«Posso soltanto dire qual è la conseguenza se non lo corriamo: stiamo perdendo un pezzo di generazione. I ragazzi che protestano non sono gli stessi che stiamo perdendo, c'è una porzione di invisibili che non ha voce, di chi non riesce a seguire a distanza, di chi deve dividere il pc con altre persone, di chi vive con genitori che litigano perché hanno perso il lavoro per il Covid. C'è una scelta politica che non spetta a me prendere e nemmeno agli studenti: vale la pena correre il rischio derivante dall'incremento dei contagi per recuperare questa fetta di ragazzi che altrimenti rischiamo di perdere per tutta la vita perché l'anno prossimo lasceranno la scuola o non si iscriveranno? La risposta non spetta a me, ma quando la politica fa una scelta a me e a tutto il sistema scolastico tocca rispettarla».


Non si poteva continuare con la didattica a distanza dopo che è stata usata per otto mesi?
«Se la didattica a distanza funzionasse bene non saremmo qui a porci il problema».


Se tra due settimane i contagi dovessero aumentare notevolmente che si fa?
«È ovvio che se ci dovesse essere un incremento verticale dei contagi a quel punto prevarrà l'aspetto di tutela della salute e continueremo a distanza».


Quanti docenti non rientreranno per quarantene o permessi?
«Ad ora restano da trovare 2mila supplenti. Rifiutano perché preferiscono non guadagnare che rischiare di ammalarsi prendendo un mezzo pubblico».


Incastrare trasporti e doppi ingressi non è semplice.
«Il potenziamento delle corse c'è stato, le scuole devono dare una mano con lo scaglionamento 8 e 10 se tutto ciò collimerà allora dovremo riuscire a gestire l'operazione senza violare l'occupazione massima dei mezzi al 50%».


Non si potevano destinare dei veicoli solo agli studenti?
«Sarebbe stato completamente impossibile».


Sono però previste delle deroghe sui doppi ingressi?
«Ne ho concesse finora 13 fuori Roma a fronte di un numero molto più elevato».


Le lezioni potranno essere portate tutte a 50 minuti?
«Le ore a 50 minuti possono essere tutte: dalla prima all'ultima. Si può evitare di recuperare invece nei giorni in cui le ore di lezione sono 6 la prima e le ultime due e nei giorni in cui ci sono 7 ore di lezione le prime due e le ultime tre».


A scuola anche di sabato?
«Si tratta di un obbligo e non di una possibilità ma quando la presenza dovrà essere al 75%».


Come gestirà i docenti che insegnando su diverse classi dovranno lavorare sei giorni su sette anziché cinque?
«I professori lavoreranno sei giorni come prevede il contratto nazionale di lavoro poi capisco che anche questo è un ulteriore sacrificio per la gran parte delle scuole che finora si sono organizzate su 5 giorni. Quest'anno è un anno disgraziato in cui tutti si devono sacrificare. Lo hanno fatto i medici, gli infermieri. Interi settori come il turismo si sono sacrificati tocca anche a noi farlo».


Ultimo aggiornamento: Giovedì 7 Gennaio 2021, 07:31
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