Negozi, la crisi infinita: altre 18mila chiusure
di Fabio Rossi

Roma, la crisi infinita dei negozi: altre 18mila chiusure

Aumentano le imprese che chiudono i battenti, diminuiscono gli operatori che aprono una nuova attività, cala vistosamente (meno 7 per cento) il valore aggiunto del terziario, vero locomotore dell’economia romana. E nel 2021, secondo le stime, chiuderanno altri 18 mila tra negozi e altre imprese del settore. Ma la lunga crisi del Covid, con le sue ripercussioni sul tessuto produttivo della Capitale, presenta una nuova spia d’allarme, che potrebbe manifestarsi concretamente nel prossimo futuro. Secondo il dossier “Osservatorio terziario Roma”, elaborato da Confcommercio Roma, in città ci sono 5.500 imprese “zombie” di questo settore - 2.600 nel commercio, 900 nel turismo e duemila nei servizi - che, pur risultando ancora ufficialmente in vita, in realtà non sono più operative e sopravvivono solo grazie ai ristori.

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LA SITUAZIONE 
A Roma il terziario “pesa” per tre quarti del totale delle imprese non agricole. Al 31 dicembre 2020 ne risultano attive 295.535, di cui 125.849 nel commercio, 40.100 nel turismo e 129.586 nei servizi. Con l’attuale dinamica, si legge nell’indagine, alla fine di quest’anno ne resteranno aperte circa 277 mila, con un calo previsto di 18 mila unità in dodici mesi. Ma si tratta solo dell’effetto di lunga durata di difficoltà iniziate un anno fa. Nel 2020, con l’esplosione della pandemia, sono diminuite le aperture di nuove imprese (meno 17 per cento rispetto all’anno precedente) e sono aumentate le chiusure di realtà esistenti (più 18 per cento). Due dati molto critici, che fotografano bene la situazione di generale difficoltà.

IL SALDO
La stima del saldo tra imprese nate e imprese cessate fatta lo scorso aprile, in vista della fine del 2020, prevedeva un saldo negativo di 11 mila imprese. Per effetto dei ristori ricevuti, però, il calo di realtà attive è stato “limitato” a meno 2.418. «Si ritiene che 5.500 imprese pur risultando ancora ufficialmente in vita, in realtà non siano più operative - si legge nel dossier dell’Osservatorio economico di Confcommercio Roma - Si tratta delle imprese che stanno utilizzando i ristori solo per restare a galla, senza possibilità di riprendere la normale attività e con l’elevato rischio che abbiano soltanto rimandato di qualche mese la chiusura».

LE VARIAZIONI 
In un anno il valore aggiunto del settore terziario a Roma e provincia ha subito una forte contrazione - dai 130 miliardi del 2019 ai 120,9 del 2020 - con un calo del 7 per cento. Il crollo dei ricavi per queste imprese è stato in totale pari a 1.045 milioni di euro: 670 milioni in meno per il commercio, 75 per il turismo e 300 per i servizi. Nel mese di gennaio dell’anno in corso, inoltre, si è registrato un calo globale dei consumi del 12,9 per cento rispetto allo stesso mese del 2020: un dato peggiore di quello nazionale, dove la flessione è stata del 10,9 per cento (meno 11,8 per cento nel Lazio).

I CONSUMI 
Nel dettaglio, il raffronto indica un meno 16,4 per cento per il settore della moda, meno 12,1 per cento per i servizi ricreativi, meno 13,6 per cento per la mobilità e meno 1 per cento per la cura della persona. Drammatico il dato complessivo dei “consumi fuori casa” delle famiglie romane, che sono crollati del 59,3 per cento.
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 24 Marzo 2021, 00:20
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