Roma Expo 2030, presentata la candidatura a Parigi: citata una frase del Papa, ecco quale

I consensi per la Capitale sono in aumento. La relazione ha convinto di più di quella delle avversarie

Lo scatto di Roma per Expo 2030: la candidatura presentata a Parigi

di Francesco Pacifico

dal nostro inviato PARIGI «Non potremo avere un nuovo rapporto con la natura, senza riconnetterci con l’umanità stessa». C’è anche una citazione di Papa Francesco nel video con il quale Roma ieri ha presentato ufficialmente al Bie (il Bureau International des Expositions) il tema dell’Expo, che vorrebbe tenere nel 2030 a Tor Vergata: «Persone e territori: rigenerazione urbana, inclusione e innovazione», cioè come ricostruire le città in chiave sostenibile. Ma oltre alle parole del Santo Padre il comitato organizzatore spera in una collaborazione del Vaticano per ottenere l’evento. La prossima settimana gli ambasciatori Giampiero Massolo (presidente) e Giuseppe Scognamiglio (direttore generale), a capo del comitato Expo 2030, chiederanno un incontro a monsignor Luigi Zuppi, da poco nominato presidente della Cei. L’obiettivo è spuntare dalla Santa Sede di fare un pezzo di strada assieme, creando una continuità tra il Giubileo del 2025 e l’Expo 5 anni dopo. E non è soltanto una questione di infrastrutture (in entrambi gli eventi l’area di Tor Vergata è centrale) quanto di messaggi: la sostenibilità e la lotta alla povertà sono al centro di alcune delle più importanti encicliche di Papa Francesco.

LA RETE DEI RAPPORTI

La rete vaticana di contatti nel mondo, poi, può essere decisiva per conquistare elettori al Bie. Anche perché difficilmente la Ue potrà spendersi in modo ufficiale. «Non vogliamo creare blocchi che possono pregiudicarci l’appoggio di altri quadranti del mondo». Ma servono partner dalle spalle forti. Si è avuta la conferma ieri a Parigi, dove davanti a una cinquantina di delegati dei 170 Stati membri, è entrata nel vivo la competizione tra Roma, Busan e Riad per l’Expo del 2030 (Odessa ha sospeso la sua corsa per la guerra in corso). Ed è stato chiaro a tutti quanto sia complessa la caccia alle alleanze. Ha spiegato Massolo: «L’Arabia Saudita porta avanti un progetto di riconoscimento politico», mentre i coreani hanno dalla loro la potenza economica e tecnologica di Hyundai e Samsung. Ma nel primo round Roma ha vinto ai punti, ha finito per centrare appieno la richiesta del Bie per questa fase. Nella finestra di 20 minuti ha mandato due messaggi che l’organismo di Parigi avrebbe gradito molto: ha chiesto a tutti i suoi 170 Stati membri idee e soluzioni per l’organizzazione del futuro Expo e ha voluto incentrare l’evento sulla creazione di modelli di sviluppo sostenibile. Non a caso nel video che ha aperto la finestra italiana di venti minuti sono protagoniste le connessioni tra la Capitale e i cinque continenti con il messaggio «promuoviamo l’innovazione per migliorare il mondo». Massolo ha chiarito: «Il tema scelto si basa sulla necessità di rigenerare i territori alla luce delle transizioni verde e digitale. Roma ha reinventato sé stessa nel corso della sua storia: ha una traduzione di apertura, universalismo, inclusione e policentrismo». Senza dimenticare lo spirito internazionale della Caput Mundi: «È aperta e rivolta al mondo». Al Bie hanno gradito l’approccio italiano, definito molto concreto. E ha aumentato l’autorevolezza di Roma anche l’endorsment del premio Nobel Muhammad Yunus. Il padre del microcredito, in un video registrato appositamente, ha spiegato che vista la sua storia l’Italia è l’unica «in grado di giocare una partita fondamentale» per creare il Three zero club”: zero emissioni, zero povertà e zero disoccupazione. Invece hanno creato non poco imbarazzo al Bureau i messaggi lanciati da Riad e Busan: nessuno di loro ha spiegato il senso del loro Expo. I sauditi poi hanno magnificato sia le loro bellezze naturali sia la condizione femminile: sul palco sono intervenute due donne che indossavano il velo e hanno sottolineato come da poco è iniziata la loro inclusione in una società storicamente maschilista. E i coreani non sono andati oltre la loro potenza tecnologica. Fino a una settimana fa Roma aveva ottenuto solo sei voti al Bie e Riad già venti. Da ieri c’è più ottimismo nel Comitato promotore, anche perché con gli Stati generali di Expo del 20 luglio scenderanno in campo con ancora più forza il premier Mario Draghi è il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. «In questa campagna - hanno spiegato gli ambasciatori Massolo e Scognamiglio - ci sono tre tipi di Paesi: quelli con i quali portare avanti piccoli progetti di cooperazione, quelli interessati a entrare nel nostro mercato e quelli più grandi, che puoi convincere solo con la bontà del progetto di candidatura».


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 22 Giugno 2022, 10:46
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