Roma, Pomezia, sindaco M5S si alza lo stipendio. I giudici contabili: «Va tagliato»

di Moira Di Mario
«Il sindaco e gli assessori di Pomezia (Roma) devono ridursi lo stipendio del 10 per cento». Lo ha stabilito la Corte dei conti, rispondendo alla richiesta di chiarimenti inoltrata dal primo cittadino 5 Stelle Adriano Zuccalà, che aveva chiesto chiarimenti sull’ammontare del gettone di presenza per i consiglieri e sulle indennità di funzione della giunta, dopo che il suo esecutivo, appena insediato, aveva deciso di incrementare il compenso. Tra la passata amministrazione e l’attuale c’è una differenza complessiva di circa 40mila euro. Lunga e articolata la sentenza pubblicata venerdì scorso dai giudici contabili secondo i quali, come da giurisprudenza consolidata, il Comune deve attenersi scrupolosamente alle indicazioni sul taglio della spesa pubblica anche per gli indennizzi da riconoscere alla giunta. La norma insomma parla chiaro: nessun aumento di stipendio per il sindaco e la sua squadra.

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L’attuale esecutivo 5 Stelle, invece, all’indomani dell’insediamento, aveva approvato una delibera per incrementare le singole indennità di funzione. Una decisione che aveva scatenato le polemiche di una parte dell’opposizione e in particolare dell’ex primo cittadino, l’ex grillino poi confluito nella Lega Fabio Fucci. «La nuova giunta M5S – aveva commentato poco più di un anno fa Fucci – grava sulla collettività per 45mila euro in più l’anno». L’esponente di minoranza aveva poi elaborato una tabella attraverso la quale metteva a confronto gli stipendi del suo esecutivo con quello attuale. Secondo Fucci, a conti fatti, si passava dai quasi 199mila euro annui del suo mandato a oltre 243mila euro dell’attuale gestione Zuccalà. 
 
L’amministrazione pentastellata non aveva tardato a rispondere, sottolineando come il precedente governo cittadino avesse un assessore in meno rispetto al nuovo appena insediato. Ora però, sentenza della Corte dei conti e calcolatrice alla mano, dovranno essere rivisti e abbassati gli stipendi che erano stati quantificati senza tenere conto dei tagli alla spesa pubblica. Sul gettone di presenza, invece, la Corte non si è espressa o meglio ha chiarito di non potersi pronunciare poiché «non si vuole ottenere un ausilio tecnico – si legge sulla sentenza - che orienti sulla corretta interpretazione della normativa da assumere oggi a riferimento per il calcolo degli emolumenti, quanto piuttosto a sollecitare un pronunciamento su scelte già effettuate in passato. Un’eventuale pronuncia – prosegue la sentenza - implicherebbe una valutazione su fatti già consumati, discostandosi significativamente dalla natura preventiva del parere». Come dire: avreste dovuto chiedere il nostro parere prima di aumentare l’importo del gettone di presenza ai consiglieri comunali. 
 
I giudici tuttavia hanno voluto chiarire come, anche in questo caso, l’amministrazione avrebbe dovuto tenere conto «dei tagli puntuali, adottando quei comportamenti ispirati a virtuosità e cautela estreme». Anche sul “compenso” ai consiglieri Fucci era stato molto critico, segnalando come gli esponenti di maggioranza e opposizione avrebbero dovuto percepire circa 36 euro a seduta, invece dei 63 versati dal Comune. «Sapevo che l’amministrazione aveva chiesto un parere alla Corte dei conti – dice Fucci – e avevo presentato istanza per conoscere il contenuto dei quesiti posti ai giudici, ma gli atti mi sono stati negati». 
Domenica 8 Dicembre 2019, 13:07
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