Ostia resta senza vigilantes
la pineta a rischio incendi

Ostia resta senza vigilantes la pineta a rischio incendi

di Mirko Polisano

Chiedono una casa, loro che ora una sede non ce l’hanno più. Sono i 60 volontari della protezione civile a cavallo che presidiano e controllano la pineta di Ostia e che il Campidoglio ha mandato via dalla loro base di via del Martin Pescatore, nel cuore del polmone verde. Lì svolgevano un ruolo strategico e in prima linea a tutela dell’area naturalistica dal rischio incendi. Gli “angeli” di Castel Fusano furono ribattezzati all’indomani del maxi incendio dell’estate di quasi quattro anni fa quando iniziarono a pattugliare notte e giorno i 1.200 ettari del polmone verde della Capitale tutto l’anno e non soltanto nel periodo estivo. Ora che la vigilanza è sparita, quello che è il parco urbano più grande di Roma è esposto ancora di più alle incursioni di vandali e piromani.

 Dopo che il Campidoglio ha deciso di riprendersi la sede all’interno della pineta, gli attivisti del Cvsc (Corpo volontario soccorso a cavallo) una struttura alternativa dove le donne e gli uomini della onlus possano spostare i 9 cavalli e l’intera attrezzatura, indispensabile a “pattugliare” la pineta di Castel Fusano per allontanare - soprattutto in vista del periodo estivo - possibili malintenzionati. «In sella ai cavalli – spiega Giorgio Leone, presidente dell’associazione – riusciamo a raggiungere tutte le zone impervie che sono off limits per gli altri soccorritori». La “cacciata” dei volontari è stato l’ultimo “schiaffo” alla pineta di Castel Fusano. All’indomani dell’incendio del luglio 2017, non è mai decollata l’opera di bonifica che avrebbe dovuto ripiantumare nuovi pini al posto di quelli bruciati. A parte un leccio simbolico, voluto dall’allora assessora al verde Pinuccia Montanari, null’altro è stato messo a dimora. Le recinzioni, non ultima quella della Villa di Plinio appena risistemata, presentano buchi e fori che rendono i punti sensibili del sottobosco ancora più vulnerabili e penetrabili. Le zone bruciate sono le zone morte. Nel quadrante compreso tra la Cristoforo Colombo e viale del Lido di Castel Porziano, epicentro di alcuni roghi qualche estate fa, si registra la situazione più allarmante. I resti di uno dei tanti accampamenti abusivi campeggiano tra la vegetazione in cenere.

Ma di una completa bonifica nessuna traccia. Le sterpaglie hanno avvolto le macerie delle bidonville. Nel sottosuolo sono ora interrati ferri arrugginiti di biciclette, generatori di corrente e perfino batterie di automobili. Gli sversamenti nel terreno sono ad «alto rischio» per l’ambiente. L’ultimo ritrovamento è di due settimane fa: nella parte più interna i carabinieri forestali hanno trovato dei fusti interrati. Così come, in passato, sono state trovate sotto il terreno le bombolette spray e le taniche di plastica. Ci sono anche fornelli e reti da letto. Sono centinaia gli accampamenti degli “invisibili” che continuano a crescere esponenzialmente all’interno di Castel Fusano. «Alcuni insediamenti abusivi, alcune discariche illegali in pineta le abbiamo scoperte noi», dichiara oggi con un pizzico di amarezza in più il presidente Leone. E ora che questi 60 volontari sono stati “sfrattati”, la pineta appare ancora più fragile e indifesa. 


Ultimo aggiornamento: Sabato 27 Febbraio 2021, 11:07
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