I trucchi per il Green Pass, fingersi guariti dal Covid: l'allarme dei medici

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di Lorenzo De Cicco

Guariti. Senza mai essere stati malati. Per dribblare il vaccino e strappare il Green pass. «C’è chi si presenta in studio con fogli scarabocchiati, senza carta intestata, senza un telefono. E ci dicono: sono vecchi referti del tampone in farmacia, ero positivo mesi fa ma non l’avevo detto. E naturalmente vogliono l’attestato di guarigione per il Green pass». Lo racconta Giampiero Pirro, medico di Portonaccio e responsabile comunicazione della Fimmg, la federazione dei medici di medicina generale. Solo i dottori di famiglia segnalano 300 episodi così, a Roma e nel Lazio. «Tutti negli ultimi 10 giorni, da quando il governo ha varato il decreto sul pass vaccinale». Qualcuno si è rivolto direttamente alle Asl.

Non sapendo forse che portare a casa il certificato senza uno straccio di prova chiamando in causa i funzionari del Sistema sanitario regionale, è un’impresa. Molto più ardua che col medico di fiducia: «Negli ultimi giorni, solo qui all’Asl Roma 3, abbiamo rifiutato 10 richieste di certificati di guarigione: erano persone non vaccinate e nessuna risultava essere mai stata malata», dice Stefania Iannazzo, la direttrice del Sisp, il Servizio di igiene e sanità pubblica.

Per le Asl, aggiunge, non ci vuole molto a capire chi è davvero guarito e chi è un bluff: «Basta incrociare il numero della tessera sanitaria con la nostra banca dati, dove sono caricati in automatico tutti i referti positivi e quelli negativi, per chi è guarito. Se una persona non compare nel server, non possiamo rilasciare l’attestato». Ma evidentemente qualcuno, contando sulla mole di pratiche che i distretti sanitari devono smaltire ogni giorno, ci prova lo stesso.

 

 

L’ORDINE

Con il medico di famiglia è diverso. Gli ambulatori non hanno accesso diretto al data-base della Pisana. Il meccanismo è più artigianale. E discrezionale. Sta al medico, insomma, firmare o no. Proprio per questo la Fimmg ha dato indicazioni piuttosto stringenti ai propri iscritti: «Siamo stati chiari: possiamo rilasciare l’attestato di avvenuta guarigione soltanto se abbiamo diagnosticato noi il contagio all’epoca dei fatti oppure se siamo davanti a documenti che provano effettivamente la malattia», spiega Pier Luigi Bartoletti, il segretario romano della federazione dei medici di base. Di che documenti si tratta? «L’esito di tamponi molecolari rilasciati dalle Asl, referti di un eventuale ricovero. Altrimenti, in assenza di diagnosi o di dati certi, firmando rischiamo d’incappare nel reato di falso».

 

VACCINATI ALL’ESTERO

Ha provato a farsi passare per guarito dal Covid, senza essersi infettato, anche qualche italiano vaccinato all’estero e rimasto nel limbo della burocrazia. Per esempio chi si è fatto inoculare lo Sputnik e oggi non riesce a ottenere il Green pass. Racconta Michele Lepore, medico di base con 1.600 mutuati a Vigne Nuove: «Un paziente che lavora in Russia si è vaccinato lì con tutta la famiglia in primavera. Ora non riesce ad avere il certificato in Italia. Al centralino, sia della Regione che del Ministero, non sapevano che rispondergli, qualcuno gli ha suggerito di farsi attestare una guarigione inesistente. Ho dovuto dire di no».

C’è un’altra fattispecie ancora: chi è guarito davvero ma da più di 6 mesi, cioè il limite massimo fissato dalla legge per ottenere il lasciapassare senza il vaccino. «Ci dicono: ma dottore, ho gli anticorpi ancora alti, mi dia il pass lo stesso - ammette Dante Coccia, medico di base a Tor Bella Monaca - Ma se una regola c’è, non possiamo aggirarla. Altrimenti, per noi, sono guai».
 

 

Ultimo aggiornamento: Martedì 3 Agosto 2021, 00:31
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