Garbatella, Claudio Amendola: «Noi, il set dei Cesaroni e i tanti inviti a pranzo»
di Valeria Arnaldi

Garbatella, Claudio Amendola: «Noi, il set dei Cesaroni e i tanti inviti a pranzo»

È nei panni di Giulio Cesaroni nella fortunata serie tv che, circa quindici anni fa, Claudio Amendola è diventato una sorta di simbolo della Garbatella.

Ricordi della zona?
«Solo belli. Sono molto legato al quartiere e a quanti vi abitano. Ci hanno adottato e sopportato per molto tempo. Specialmente nei primi anni, davanti a quella che nella serie era la nostra bottiglieria e che oggi praticamente è diventato il bar dei Cesaroni, quando giravamo, c'erano quasi scene di massa, con tanti a guardare. E pure alcuni affacciati alle finestre. Ridevano e applaudivano. Erano tutti pazienti quando bloccavamo il traffico, ci invitavano a pranzo. Il ricordo più bello di quei giorni è davvero la partecipazione degli abitanti».

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E quando la serie ha avuto successo?
«Molti ci hanno ringraziato. Una certa rivalutazione del quartiere era già iniziata, la serie ha dato una bella mano. Certo, dopo un po'».

Cosa è successo?
«Be',a un certo punto abbiamo rotto le scatole. Non intendo noi in particolare, è che quando una troupe lavora, comunque, è abbastanza invadente. Girano spesso mezzi, si occupano spazi, si tolgono parcheggi. La gente è rimasta sempre gentile ma con molta carineria, ogni tanto, qualche Quando ve n'annate? si cominciava a sentire».

E intanto, lei è diventato un simbolo della zona.
«Mi fa molto piacere essere. È un quartiere simbolo, che racconta tanta storia della città, anche di quella che non c'è più. È uno dei baluardi di Roma, andrebbe protetto. Come pochi altri siti, ancora incarna una romanità che sta scomparendo».

Prima delle riprese non frequentava la zona?
«Molto poco, devo ammetterlo. Sono di Roma Nord, avevo amici a Roma Sud, ma la Garbatella mi è proprio mancata come zona. Andavo al Palladium a vedere i concerti ma di solito in condizioni in cui non mi ricordavo chi stava a sona'. (ride)».

Finita la serie, il legame è rimasto: dopo la rimozione delle altalene al parco Cavallo Pazzo, ha dato il suo contributo per rendere l'area praticabile e inclusiva.
«Ho realizzato un video per sensibilizzare la città. Sono stato veramente felice di farlo».
 

Ultimo aggiornamento: Martedì 18 Febbraio 2020, 17:11
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