Expo 2030, la corsa di Roma. «Cultura, scienza e tecnologia, l’innovazione per migliorare il mondo»

A Parigi la corsa a tre con Roma, la coreana Busan e la saudita Riad

Expo 2030, la corsa di Roma. «Cultura, scienza e tecnologia, l’innovazione per migliorare il mondo»

di Francesco Pacifico

PARIGI - «Roma porta del mondo». «Roma città dei desideri». E soprattutto Roma fucina di cultura, scienza e tecnologia, perché nella Città eterna «promuoviamo l’innovazione per migliorare il mondo».

IL VIA AL BIE È entrata nel vivo questa mattina a Parigi la corsa per assegnare l’organizzazione di Expo 2030, con le tre città in lizza (Roma, la coreana Busan, la saudita Riad, mentre Odessa è iexpon stand-by per la questione bellica) che hanno illustrato lo spirito della loro candidatura. E all’assemblea annuale del Bie (il Bureau international des Expositions che sovrintende alla manifestazione) la Capitale italiana, per una volta, ha preferito mettere in secondo piano il suo immenso patrimonio naturale di arte, cultura e bellezza e puntare - per ospitare l’evento tra 8 anni a Tor Vergata e convincere i 170 Stati membri del Bie - tutto sulla sua capacità di reinventarsi e di offrire al mondo modelli di sviluppo.

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LA STRATEGIA Non a caso l’ambasciatore Giampiero Massolo, presidente del Comitato organizzatore, ha spiegato: «Persone e territori: rigenerazione urbana, inclusione e innovazione», il tema da noi scelto si basa sulla necessità di rigenerare i territori in cui viviamo alla luce delle transizioni verde e digitale. Roma ha ripensato e reinventato sé stessa nel corso della sua storia: ha una traudizione di apertura, universalismo, inclusione e policentrismo. Ha una delle più grandi cinture verdi del mondo, un intreccio profondissimo tra campagna e "urbe", che oggi rappresenta un elemento importante di modernità». Senza dimenticare lo spirito internazionale della Caput Mundi: «Ho per mia patria Roma, ma come uomo ho il mondo»; così diceva Marco Aurelio sulla Città eterna. Una città che affonda le radici nel suo glorioso passato, ma che è aperta e rivolta al mondo. La capitale di un Paese da sempre impegnato a costruire, anche su base multilaterale, partnership per superare insieme le sfide cui siamo universalmente confrontati, guardando all’agenda Onu 2030 come faro per la nostra azione».

GLI AMBASSADOR Questa mattina al Bie ognuno dei tre Paesi candidati ha avuto venti minuti per convincere i membri permanenti della bontà del proprio progetto. L’Italia ha scelto di iniziare la sua presentazione con un video incentrato proprio sulle capacità di Roma di includere genti diverse e di essere il crocevia di scambi culturali con tutte le aree del mondo. «Qui promuoviamo l’innovazione per migliorare il mondo», non a caso lo slogan forse meglio riuscito. Poi è toccato alla ginnasta Elena Santoni, una delle “ambassador della candidatura”, raccontare attraverso la sua storia di riscatto lo spirito della corsa per Roma Expo 2020: cioè «la resilienza, la perseveranza, mai rinunciare, sapendo cogliere le occasioni». Altro testimonial, che però ha partecipato inviando un video, il banchiere degli ultimi e padre del microcredito, Muhammad Yunus. Il premio Nobel si è schierato con l’Italia in questa campagna. Di più la vede come l’unica «in grado di giocare una partita fondamentale» per creare il “Three zero club”: zero emissioni, zero povertà e zero disoccupazione con un modello economico e sociale alternativo e sostenibile. «Roma può ispirare il cambiamento per creare un nuovo mondo e coinvolgere i più giovani in questa missione».

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LE SCADENZE A settembre il comitato promotore romano presenterà al Bie il progetto definitivo sulla candidatura, con il Bureau che voterà nell’autunno del 2023. Qualcosa in più si capirà già il 20 luglio con gli Stati generali di Expo, aperti dal premier Mario Draghi e dal ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Per pubblicizzare l’evento, sono previsti uno spettacolo con Danilo Rea e Claudio Baglioni il 18 luglio al circolo del ministero degli Esteri e soprattutto un maxi concertone a settembre con i big della musica italiana alla Cavea dell’Auditorium. Ma in questo calendario il momento decisivo sarà a inizio gennaio, quando è attesa una delegazione del Bie per un’ispezione. E si spera per allora che la città sia stata liberata dai rifiuti e dagli autobus che bruciano. Conclude l’ambasciatore Massolo: «Abbiamo già cominciato a coinvolgere pienamente e direttamente i nostri partner su progetti e iniziative condivise. Roma Expo 2030 è un viaggio che vogliamo fare insieme a quanti si uniranno a noi». Ora tocca alla diplomazia.


Ultimo aggiornamento: Giovedì 23 Giugno 2022, 11:22
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