Covid, chiude ostetricia nella clinica Città di Roma. Allarme delle mamme: «Ci mandano via»

Covid, chiude ostetricia nella clinica Città di Roma. Allarme delle mamme: «Ci mandano via»

di Alessandro Cristofori e Francesco Pacifico

Gli ultimi due parti sono avvenuti venerdì scorso. E quei due maschietti sani come pesci rischiano di essere gli ultimi venuti al mondo alla Città di Roma, eccellenza nel panorama capitolino dell’ostetricia, che - con la curva dei contagi in discesa troppo lentamente - diventerà a breve un Covid Hospital con i suoi 160 posti letto. Cioè una struttura dedicata interamente alla cura dei malati di coronavirus. Mentre in futuro dovrebbe riconvertirsi in una Rsa, chiudendo per sempre la trentina di posti per l’ostetricia e l’annesso pronto soccorso neonatale. Una decisione che sta mettendo in allarme sia il personale sia molte future mamme che avevano scelto proprio la clinica di Monteverde per partorire.

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L’accettazione ha staccato i telefoni da giovedì scorso, mentre una decisione ufficiale sarà comunicata dalla proprietà domani. Roberta che aveva scelto la Città di Roma, ha dato alla luce il suo bambino al Fatebenefratelli: «Il giorno dell’ultimo monitoraggio mi hanno detto che il servizio non c’era più e che la clinica sarebbe stata riconvertita in un centro Covid. Al Fatebenefratelli ho incontrato una ragazza che aveva l’induzione programmata per quel giorno alla Città di Roma. Nessuno l’ha avvisata e si è dovuta precipitare in un’altra struttura».

Anche Federica «ha saputo della chiusura solo per caso. Io e mio marito viviamo a Milano, per fortuna mia suocera ha visto casualmente un servizio in tv e ci ha avvisati. In questi giorni saremmo dovuti venire a Roma e fare diverse visite. Ho rischiato di farmi a vuoto 600 chilometri al nono mese di gravidanza». Per fortuna, Federica si era cautelata «con un piano B per il Covid e partorirò qui a Milano. Ma la clinica l’avevamo scelta con molta attenzione anche per permettere ai nonni di vedere il bambino». La trasformazione della Città di Roma, struttura privata, in Covid hospital rientra in una più ampia strategia della Regione per limitare una futura e sempre più probabile terza ondata di contagi, prevista per gennaio.

L’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, ieri ha annunciato che proprio dall’inizio del nuovo anno ci saranno 500 posti Covid in più nella rete ospedaliera tra lo Spallanzani, all’Umberto I, al San Giovanni, al Pertini e al San Camillo De Lellis di Rieti. Si salirà quindi a 5.800 letti, con un migliaio destinati alle terapie intensive. Il tutto mentre nelle ultime 24 ore nel Lazio, e a fronte di 16mila tamponi, si sono registrati 1.372 contagiati (-260 rispetto al giorno precedente), 46 i decessi (+32) e 2.023 i guariti. A Roma, invece, i nuovi casi di Covid sono stati meno di ottocento.

D’Amato ricorda che «non bisogna abbassare la guardia». Da qui la necessità di accelerare sulla creazione di un nuovo Covid hospital alla Città di Roma. Racconta uno dei medici: «Nella nostra struttura ci sono tra i 1.300 e i 1.400 parti all’anno, vengono coppie a partorire anche da città a 200 chilometri da Roma. Questo perché utilizziamo metodiche all’avanguardia come la tecnica skin to skin, con il bambino che appena nato viene visitato sulla pancia della mamma. Senza contare che non ci sono tante realtà simili in zona». Dalla Fp Cgil, Massimiliano Rizzuto, aggiunge che «nello stabile, per come è fatto, si fa fatica a dividere pazienti Covid da quelli non Covid. Soltanto per la ventina tra medici e infermieri di ostetricia assunti si parla, perché conferme non ce ne sono, di un trasferimento al San Camillo. Nulla per gli altri precari e a partita Iva».

Più rimpianti dalle tante donne che avevano scelto la Città di Roma. Come detto, nessuna di loro ha avuto comunicazioni ufficiali. «La notizia mi è arrivata con il passaparola - racconta Nadia - Dopo le prime due gravidanze, volevo far nascere qui anche il mio terzo figlio. La ginecologa che mi segue dal 2006, non potrà assistermi a meno che non opti per una struttura a pagamento». Alcune future mamme non hanno ancora ricevuto neppure la disdetta delle visite prenotate. Marina domani ha in agenda, «e in streaming, il corso preparto. Nessuno mi ha ancora avvertito della sospensione della lezione. Mi è persino arrivato tramite email il link su Zoom per il prossimo incontro. Eppoi a metà dicembre ho in programma la visita anestesiologica». Anche Jessica attende novità. E aggiunge che una sua amica, «dopo aver letto un post su Facebook, ha chiamato ma nessuno le ha risposto. Alla quarantunesima settimana le hanno indicato un altro ospedale, dove ha dovuto rifare l’anestesiologica». 


Ultimo aggiornamento: Martedì 8 Dicembre 2020, 18:29
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