Antibiotici, vaccini e cure omeopatiche: si trova qui il top dell'industria farmaceutica
di Francesco Malfetano

Roma ecco le eccellenze: antibiotici, vaccini e cure omeopatiche. Si trova qui il top dell'industria farmaceutica

Innovazione, ricerca e competenze: l'eccellenza italiana, in pillole, viene dal Lazio. Anche se non è cosa propriamente nota per i non addetti ai lavori, la provincia di Roma e più in generale l'intera Regione sono il pilastro su cui poggia il settore farmaceutico italiano. Non di un comparto qualsiasi quindi, ma il fiore all'occhiello dell'economia del Belpaese che pesa quasi il 2% del Pil. Tant'è che infatti dopo anni di investimenti ininterrotti, soprattutto da parte dei privati, ora l'Italia occupa il primo posto assoluto in Europa per quanto riguarda l'export con una produzione che sfiora un totale di 33 miliardi di euro.

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LE CIFRE
Una cifra monstre che addirittura per il 42% del totale viene direttamente dagli stabilimenti della provincia di Roma (per l'87,4%), da quella di Latina (8,4%) oppure dal frusinate e dal reatino. Un'area tutto sommato piccola che però sta fornendo un contributo enorme anche nella lotta al Covid. Non è un caso ad esempio se il governo del Regno Unito abbia deciso di affiancare ai ricercatori della università di Oxford quelli della Irbm, colosso biomedico fondato nel 2009 a Pomezia, in provincia di Roma, per mettere a punto le molecole del vaccino anti-Covid19. Così come non lo è il fatto che una procedura delicata come l'infialamento delle 400 milioni di dosi che verranno prodotte per il mercato Ue dalla svedese Astrazeneca sarà realizzato ad Anagni. A 50 chilometri a sud di Roma infatti, in due ettari di capannoni immersi nel verde tra platani e magnolie, la multinazionale americana Catalent vanta una capacità di produzione che pochi hanno al mondo: oltre 50 milioni di fiale al mese. Tutto in uno stabilimento asettico, ipertecnologico e con oltre 500 lavoratori altamente specializzati tra cui chimici, ingegneri e processisti farmaceutici.

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LE COMPETENZE
D'altronde sono proprio le competenze che hanno fatto non solo di Anagni ma di tutto il Lazio un esempio da seguire con 60 aziende radicate sul territorio, almeno 16mila addetti diretti e più di 7mila nell'indotto, 320 milioni investiti in ricerca e sviluppo e una crescita dell'export che tra gennaio e dicembre del 2019 ha toccato il +50%.
Il tutto rispondendo anche ad una varietà produttiva incredibile che comprende non solo medicinali e preparati farmaceutici (sieri immuni, vaccini, preparati omeopatici, anticoncezionali) ma anche altri prodotti di base come vitamine e antibiotici. In termini di nomi si va dalla Merck Serono con il suo centro di ricerca di Guidonia Montecelio da 11 milioni di euro fino alla Takeda di Rieti che si occupa di frazionare il plasma per gli emoderivati. Dalla divisione chimica della Angelini che ad Aprilia produce 140mila litri di principi attivi commerciali fino all'Alfasigma di Pomezia e Sermoneta in provincia di Latina da dove partono farmaci solidi e orali verso 90 paesi del mondo.

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GLI INVESTIMENTI
In pratica il terreno laziale sembra essere molto fertile per le aziende farmaceutiche di ogni parte del globo che, infatti, continuano ad investirci. La filiale italiana della belga Janssen ad esempio, dopo aver battuto lo scorso anno il suo record di produzione nello stabilimento di Latina arrivando a 4 miliardi di pillole, entro il 2021 investirà altri 58 milioni di euro per aumentare la capacità di un altro miliardo di unità. Lo stesso farà a una manciata di chilometri di distanza nel sito produttivo di Campoverde di Aprilia, in provincia di Latina, anche la multinazionale AbbVie. Il colosso, presente nel nostro paese dal 1949 come Abbott, ha messo sul piatto altri 130 milioni di euro in investimenti per potenziare ulteriormente lo stabilimento da 270mila mq che occupa già 900 persone che, al pari delle altre 15mila impiegate nella Regione, spingono sempre più in alto il settore con entusiasmo.
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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 30 Dicembre 2020, 16:16
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