Alla scoperta dei borghi di Carpineto Romano e Gorga, gioielli dei Monti Lepini
di Maria Serena Patriarca

Alla scoperta dei borghi di Carpineto Romano e Gorga, gioielli dei Monti Lepini

Borghi del Lazio superstar: la primavera è la stagione ideale per dedicare una gita fuori porta alla scoperta delle “perle” dei Monti Lepini. Il paesaggio verde, l’aria pura, i prati in fiore, i pascoli di ovini e bovini fanno da cornice all’itinerario che vede abbinati due borghi ancora tutti da scoprire, fuori dai circuiti turistici solitamente più “battuti” nel territorio dei Lepini. Stiamo parlando di Carpineto Romano e di Gorga. Iniziamo proprio da Carpineto, che è nota anche come “città del tartufo” per via della Sagra del Tartufo Nero Pregiato che caratterizza questo borgo di pietra. Le peculiarità geologiche della zona e la presenza di querceti e lecceti fanno di questo territorio montuoso la zona ideale per lo sviluppo dei tartufi, specialmente nella varietà nero pregiato e scorzone. Basti pensare che il Nero di Carpineto, secondo gli esperti, è considerato tra i tartufi più profumati e famosi d’Europa. Il nome Carpineto ha origini che si perdono nella notte dei tempi, e sembra derivare da Silvio Carpeto, discendente di Enea. Fra i momenti di massimo splendore del borgo? L’anno 1597, in cui il cardinale Pietro Aldobrandini comprò il feudo di Carpineto, e donna Olimpia Aldobrandini lo trasformò in ducato. Ancora oggi la saga nobiliare degli Aldobrandini rivive nella finzione storica del Pallio della Carriera dedicato, appunto, a Olimpia Aldobrandini. 

 

Durante il periodo dell’invasione napoleonica Carpineto fu il fulcro del brigantaggio che caratterizzava le aspre montagne dei Lepini, fenomeno che durò fino al 1825. Ma Carpineto Romano è anche il paese natale di Gioacchino Pecci, che venne alla luce proprio nel rinascimentale Palazzo Pecci, e che passò ufficialmente alla storia nel 1878 come papa Leone XIII. Oggi Palazzo Pecci è sede del Museo Leoniano.  Le uova al tegamino con il tartufo sono fra le prelibatezze da assaggiare nelle hostarie locali. Aggirandosi fra gli stretti tranquilli vicoli in pietra del borgo (dove non possono entrare le automobili) si è colpiti dall’atmosfera silenziosa e rilassante che circonda le botteghe d'arte, la Chiesa di Santa Maria del Popolo e Palazzo Aldobrandini, dove ha sede il Museo civico Reggia dei Volsci. Il silenzio e il relax regnano sovrani anche a Gorga, borgo dai minuscoli vicoli in pietra arroccato in posizione panoramica, a cui si arriva, con un breve tragitto in auto da Carpineto, risalendo su 12 tornanti di montagna. Ad accogliere i visitatori, sulla piazza principale, è la bellissima Fontana della Pastorella, realizzata nel 1889 da Ernesto Biondi, che ritrae una pastorella con i tipici abiti del tempo e due caprette. I primi insediamenti dell’abitato risalgono addirittura alla Preistoria, e naturalmente anche qui sono state rinvenute tracce del popolo dei Volsci, che ha segnato con la sua presenza questo territorio.

La leggenda narra che il nome Gorga derivi da un'antica famiglia aristocratica, ma alcuni studiosi ritengono più probabile che sia stato ricavato dal termine latino "gurges" (che significa gorgo o vortice). Il borgo nacque di fatto quando gruppi di contadini ed agricoltori, per trovare riparo dal contagio della malaria nelle zone più umide a valle, decisero di trasferirsi sulla sommità del monte, dando vita alla cittadina medievale (con struttura “a fuso”) di Gorga, nell' XI secolo. Quest’area dei Lepini, inoltre, era la preferita già dagli antichi Romani per le loro ville: Villamagna, nelle vicinanze di Gorga, fu la residenza di caccia di Pompeo Magno e dell'imperatore Marco Aurelio, e successivamente divenne abbazia benedettina dedicata a San Pietro. Andando avanti nei secoli, fu il pontefice Leone X, proprietario del feudo di Gorga, a donarlo nel XVII secolo alla famiglia dei Doria Pamphilj, nobile casata da cui prende il nome il Palazzo oggi sede del Municipio. Dimenticate i negozi di souvenir e le atmosfere “turistiche”: Gorga è una meta per autentici viaggiatori; non stupitevi dunque se l’unico suono che sentirete aggirandovi fra i vicoli del borgo antico, abbelliti da fiori e altarini votivi, sarà il canto del gallo.


Ultimo aggiornamento: Domenica 2 Maggio 2021, 13:32
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