Marco Meneghello, pilota eroe dell'aereo precipitato a Guidonia: «Così ha salvato la città»

I racconti dei cittadini che hanno visto l’aereo schiantarsi: «Si è messo di taglio, poi l’improvvisa virata per non abbattersi sulle palazzine»

Meneghello, il pilota eroe dell'aereo precipitato: «Così ha salvato la città»

di Elena Ceravolo e Alessia Marani

L'ultima disperata manovra, quella di un vero eroe, non solo una traiettoria da seguire come scritto nei manuali di addestramento, ma il gesto estremo di un pilota e militare che ha messo al servizio degli altri la sua passione per il volo sfidando rischi e pericoli ogni istante della propria vita. Marco Meneghello, 46 anni, il maggiore originario di Legnago (Verona) è morto compiendo la sua ultima missione: salvare case e persone, tutti coloro che potevano finire nella traiettoria del suo Siai 208.

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"Vento 81" questo il suo nick in cuffia ce l'ha messa tutta per impedire al monomotore in picchiata di trasformarsi in una granata impazzita: si è infilato in via delle Margherite, una stradina stretta e costeggiata dalle palazzine di due e tre piani, e come in un videogioco si è messo di taglio cercando di atterrare al centro, senza colpire persone ed edifici.

 


LA CADUTA
L'ho visto cadere a taglio di coltello e poi ho notato una virata improvvisa come un'ultima disperata mossa per non cadere sulle case», Marco Felli, 36 anni, è uno dei testimoni degli ultimi istanti di vita dell'ufficiale, un pilota esperto con tantissime ore di volo alle spalle. Era in piedi davanti al bar "l'Incontro" per prendere un caffè, all'imbocco di via delle Margherite quando ha visto l'aereo abbattersi su una Opel Mokka parcheggiata lungo la strada, sfiorando le abitazioni vicine della via stretta e a senso unico. Mima il gesto, apre le braccia: «Ecco prima si è messo di taglio, poi la virata improvvisa per non andarsi a schiantare sulle palazzine. Mi viene da piangere a pensare, ora, che è morto avvolto dalle fiamme».

C'è chi si dispera, come l'uomo che ha tentato di strappare il pilota alla morte cercando di spegnere il rogo con un estintore. Chi, come il proprietario dell'auto andata distrutta, si sente «un sopravvissuto». Annamaria, docente in una scuola di Tivoli, ricorda che «la nostra città prende il nome da Guidoni, colui che voleva sperimentare il paracadute di tipo "salvator". Quando volle provarlo, si gettò lui nel vuoto per non fare rischiare la vita ad altri. Non li voleva sulla coscienza. E ora Guidonia ha anche un altro eroe.


Il sindaco Mauro Lombardo è subito corso sia sul campo che in via delle Margherite. Da subito in stretto contatto con le autorità dell'Aeronautica e i soccorritori, sa che i suoi concittadini devono molto ai due piloti istruttori che fino all'ultimo hanno mantenuto la lucidità per non mettere a repentaglio altre vite. «Meneghello è precipitato di punta, c'è il segno della buca conficcata sull'asfalto proprio sulla linea di mezzeria, come se avesse mirato al centro della carreggiata. Le ali erano parallele alle case. Come se si fosse incastrato perfettamente tra i palazzi di destra e di sinistra - spiega - perché se fosse caduto ad ali spiegate avrebbe sicuramente danneggiato le case con conseguenze inimmaginabili. O è un miracolo o bisogna leggere in questi dati il tentativo disperato di contenere l'impatto sull'abitato».


Una donna stringe in mano un mazzo di fiori. «Li ho raccolti in un giardino qui vicino - dice - non appena sarà possibile li porterò in quella strada, sul punto dove l'aereo è precipitato. Quel pilota poteva avere l'età di mio figlio. Non voglio pensare allo strazio della sua famiglia».
 


Ultimo aggiornamento: Mercoledì 8 Marzo 2023, 07:32
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