Desirée, cade l'accusa di omicidio. La madre in lacrime: «Com'è possibile?»
di Monica Forlivesi e Claudia Paoletti

Desirée, cade l'accusa di omicidio. La madre in lacrime: «Com'è possibile?»

«Sconvolti, frastornati, increduli». Solo parole, nessuna frase di senso compiuto, perché al dolore che non si placa ora si è unito lo sconcerto. La famiglia di Desirée Mariottini, la ragazzina di 16 anni morta nello stabile abbandonato nel quartiere San Lorenzo, è asserragliata nelle case del quartiere San Valentino a Cisterna ed è sconvolta. «Sanno già tutto» dicono pochi minuti dopo che le agenzie e i siti dei quotidiani e le televisioni raccontano che il tribunale del Riesame ha accolto le istanze presentate dalle difese di due degli indagati per la morte di Desirée. «Ma come è possibile?». E questo che pensano e non si danno pace.

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I giudici hanno annullato l'accusa di omicidio volontario per Chima Alinno e Brian Minteh. Per il Riesame non ci sono elementi sufficienti a dimostrare che hanno materialmente ucciso la ragazzina. E' stata inoltre derubricata l'accusa di violenza sessuale di gruppo in abuso sessuale aggravato dalla minore età della vittima.
«Possibile?». Le telefonate si susseguono. Un dolore chiuso in tre case diverse, quella della mamma, Barbara Mariottini, del papà, Gianluca Zuncheddu e dei nonni. Frastornati, increduli. Due le frasi che rimbombano nella testa di Barbara Mariottini, la giovane mamma di Desy: «Annullata l'accusa di omicidio volontario e derubricata l'accusa di violenza sessuale di gruppo. Come è possibile?», dicono i suoi occhi stanchi. «Come fanno a dire una cosa simile?» dice alle persone che ha intorno.

Pronuncia qualche frase in più suo padre, Ottavio Mariottini, il nonno di Desirée, la sua voce è strozzata, è un uomo che ha vissuto mille battaglie nel sindacato, è abituato ai giornalisti e ai microfoni, ma questa non è una vertenza, non riesce a trovare che poche parole: «Continuiamo a soffrire, ogni giorno, è come se il tempo fosse fermo a quella maledetta notte. Ma ogni giorno stiamo peggio, per tutto quello che viene detto su mia nipote, per le novità che emergono su questa terribile vicenda», scuote la testa come chi non ce la fa più, ma prosegue, dignitoso e composto: «Aspettiamo i risultati ufficiali, le comunicazioni ufficiali, noi non ne abbiamo, non sappiamo nulla, se non dai mezzi di comunicazione». Cosa vi aspettate delle indagini? «Siamo distrutti, continuiamo a soffrire per la morte di Desirée, il dolore non passa. Cosa ci aspettiamo? Ovviamente giustizia, speriamo che faccia il suo corso. Certo che confidiamo nella giustizia, è l'unica cosa che ci resta».

Non può parlare Gianluca Zuncheddu, è agli arresti domiciliari nella sua casa di Cisterna, si è sfogato nei giorni successivi alla morte di sua figlia, ha raccontato di aver tentato di allontanarla dalla droga, di aver affrontato i pusher, lui che con la droga e lo spaccio ci ha avuto a che fare, ma non è riuscito a proteggerla. Anche la famiglia Mariottini ha scelto la strada del silenzio, ma lì, al San Valentino si chiedono se non sia il caso di uscire allo scoperto, raccontare Desirée, tirare fuori particolari personali che le restituiscano l'immagine della ragazzina che era. «La memoria di Desirée - dicono - merita più verità».
 
Mercoledì 14 Novembre 2018, 07:25
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